Un incontro, quello tra Haftar ed il nostro ambasciatore Buccino, non privo di clamore mediatico soprattutto in Libia. Se in realtà Roma da mesi persegue una strategia volta all’avvicinamento del generale uomo forte della Cirenaica (e adesso anche del Fezzan), è pur vero che l’incontro tra l’ambasciatore italiano e l’aspirante leader militare libico avviene in un momento in cui la situazione nel sud della Libia è caratterizzata dalle avanzate proprio di Khalifa Haftar

La politica dell’inclusione

Per meglio chiarire il contesto in cui matura la visita di Buccino al quartier generale delle forze fedeli ad Haftar, si registra un intervento del ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi. A margine della presentazione alla Luiss del nuovo master in “Fashion Law”, come riportato da una nota dell’agenzia Agi, il titolare della Farnesina dichiara che la stretta di mano tra Buccino ed Haftar rientra nella strategia italiana volta ad includere tutte le principali parti in causa nel dialogo per la pacificazione della Libia. Dunque, dopo le credenziali ricevute a Tripoli e gli incontri con i vertici del governo stanziato nella capitale libica, viene quasi consequenziale (seguendo il filo logico della politica italiana sul paese nordafricano) che pochi giorni dopo Buccino voli a Bengasi per incontrare Haftar. 

Il vertice tra i due sancisce anche la fine definitiva della diatriba tra l’ambasciata italiana a Tripoli e la autorità stanziate in Cirenaica. Tutto infatti inizia con le parole di Haftar nello scorso mese di agosto, in cui definisce l’allora capo missione italiano Giuseppe Perrone come “persona non gradita”. Il rappresentante di Roma a Tripoli rilascia infatti un’intervista ad un’emittente locale le cui parole vengono giudicate come un’ingerenza negli affari interni libici. Da Bengasi Haftar alza la voce, ma anche a Tripoli non mancano manifestazioni di dissenso contro Perrone. Quest’ultimo viene richiamato a Roma, ma nello scorso mese di dicembre sembra tutto pronto per il suo rientro: stavolta è proprio Haftar ad auspicare un ritorno a Tripoli di Perrone. Ma alla fine si opta per la nomina di Buccino, dalla Cirenaica si giudica questa scelta negativamente in quanto l’esperienza già maturata dal nostro ambasciatore a Tripoli tra il 2011 ed il 2015, lo fa ritenere troppo vicino al governo di Al Sarraj. 

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La stretta di mano dei giorni scorsi tra Buccino ed Haftar, fa per l’appunto rientrare tutto. Tra la nostra ambasciata di Tripoli e l’est della Libia tornano ufficialmente relazioni più serene. Del resto, nei prossimi giorni è prevista la riapertura del nostro consolato a Bengasi, sarebbe il primo di un paese occidentale dopo la cacciata degli islamisti. 

L’importanza dei contatti con Haftar

Il generale, come detto, avanza nel Fezzan. E non senza aiuto francese: la sua aviazione e quella transalpina ad inizio febbraio bombardano obiettivi comuni tra sud della Libia e Ciad. Forze francesi sarebbero anche presenti, come dichiara ad AgenziaNova  il capo delle guardie petrolifere di El Feel Abu Bakr Sugai, in alcune basi nel Fezzan. Dunque, le recenti avanzate di Haftar nel sud della Libia rischiano di far vacillare i già fragili equilibri intessuti in questi mesi anche dall’Italia. E, soprattutto per quel che riguarda il nostro paese, il pericolo più forte è rappresentato da un possibile sbilanciamento dell’intero quadro libico verso forze sostenute dalla Francia. 

Ecco quindi l’importanza di continuare nella politica dell’inclusione portata avanti in questi mesi. Una politica perpetuata dall’Italia, ma anche dalla stessa Francia: se infatti Roma manda il suo ambasciatore da Haftar, Parigi dal canto suo fa promettere dal suo ministro della difesa nuovi mezzi francesi per la Guardia Costiera fedele ad Al Sarraj. Nel frattempo incombono le scadenze: la conferenza nazionale ancora non è stata fissata (e doveva essere entro gennaio) e le elezioni secondo il piano Onu dovrebbero essere organizzate entro la primavera. 

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