La botta c’è e si fa sentire per i sauditi: l’uscita del Qatar dall’Opec sotto il profilo politico è uno smacco soprattutto per il rampollo di casa Saud, ossia Mohammad Bin Salman. È lui l’artefice della politica di rottura totale con Doha, iniziata con l’embargo imposto da Riad come ritorsione ad una politica estera del piccolo emirato considerata non in linea con gli interessi regionali sauditi. Riad perde la partita politica, è l’ennesimo fallimento del principe ereditario. Il Qatar non solo non è rimasto mai isolato, ma oggi riesce anche ad attuare cruciali controrepliche in grado di mettere quasi alla berlina i sauditi nel campo a loro più congeniale: il petrolio. Ma se sotto il profilo politico Riad ed il suo giovane principe risultano sconfitti, da un punto di vista meramente economico la situazione è diversa. 

Cos’è l’Opec

Opec sta per Organization of the Petroleum Exporting Countries, di fatto come si può evincere dal nome è una sorta di “Onu” dei paesi produttori di petrolio. Un vero e proprio cartello, volto a regolamentare la produzione e dunque anche il prezzo del greggio. L’Opec esiste dal 1960, quindi nasce nel pieno degli anni più duri della guerra fredda. Originariamente sono soltanto cinque i paesi ad aderirvi: l’Iraq, “padrone di casa” visto che l’Opec nasce proprio con una conferenza tenuta a Baghdad, l’Arabia Saudita, il Kuwait, l’Iran ed il Venezuela. L’organizzazione appare inizialmente un cartello di paesi mediorientali, più il Venezuela, insofferenti per le ingerenze delle compagnie straniere nella gestione del mercato dell’oro nero. Da subito è ben evidente come l’Arabia Saudita sia il paese in grado di influenzare maggiormente il cartello dell’Opec. La sua produzione e la quantità delle sue riserve, fanno sì che essa può alzare o diminuire la produzione in base alle sue esigenze o contingenze anche di natura politica. 

Per questo Riad recita subito la parte del leone all’interno dell’Opec, la cui influenza diventa con il tempo determinante per i prezzi ed il mercato dell’oro nero. Ad un anno dalla sua fondazione, nell’organizzazione entra anche il Qatar. Sarà poi la volta di Libia, Algeria ed Emirati Arabi Uniti. A fare parte del cartello sono oggi 15 paesi, assieme le nazioni aderenti gestiscono il 40% della produzione ed il 50% dell’esportazione di petrolio. Ma nonostante questi numeri, l’Opec sembra entrata già da anni in una fase calante. Diatribe interne per via della presenza di alcuni paesi in lotta tra loro, tra tutti Arabia Saudita ed Iran, e circostanze anche esterne all’organizzazione stanno mettendo in discussione il ruolo del cartello. 

L’Arabia Saudita si prepara ad una possibile fine dell’Opec

Come si legge su La Stampa, da Riad già da anni chiedono al proprio think tank “Kapsarc” di simulare un mondo senza più il cartello dell’Opec. Questo non certo per mero scrupolo, elemento non proprio caratteristico del carattere della famiglia Saud, ma per alcune situazioni che impongono al più importante produttore del cartello di valutare scenari alternativi a quelli attuali. In primo luogo, l’Opec non riesce più come prima ad incidere sul prezzo del greggio. Le oscillazioni nel mercato a volte non hanno risentito, se non in minima parte, delle decisioni prese in sede di riunione dell’Opec. Questo perchè molti altri paesi non aderenti intensificano produzione ed esportazione, ma anche per via di nuove tecnologie come ad esempio quelle inerenti la tecnica del fracking negli Usa. Da non sottovalutare anche la riduzione della domanda a causa del rallentamento dell’economia globale previsto nel 2019. Chiaro dunque che, dinnanzi a questo scenario, i sauditi inizino ad immaginare come potrebbe essere la situazione in un possibile futuro senza Opec. 

Un futuro dove certamente i sauditi non vogliono perdere la propria influenza. Ed allora, anche alla luce dell’uscita del Qatar dall’Opec, ci si chiede a Riad se si può fare a meno del cartello fondato nel 1960. In poche parole, si potrebbe immaginare uno scenario in cui, grazie alla quantità di barili estratti ed alla quantità di riserve, l’Arabia Saudita da sola possa in ogni caso conservare la propria influenza nella determinazione dei prezzi. Da sola oppure in un duopolio che, nei fatti, esiste già: quello con la Russia. Assieme i due paesi estraggono il 26% del greggio totale a livello globale. Dalla Russia escono 9.6 milioni di barili di greggio al giorno, dall’Arabia Saudita 8.1: è possibile dunque pensare già da oggi ad un “dopo Opec” composto dall’asse Mosca – Riad? A giudicare dalla calorosa stretta di mano tra Putin e Mohamed Bin Salman durante il G20 di Buenos Aires, questo scenario è già in parte attuale.  

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