La morte del sergente David Johnson, ucciso dagli islamisti il 4 ottobre nel Niger assieme ad altri tre soldati, ne è la tragica prova: gli Stati Uniti sono sempre più interessati all’Africa. Ne sono affascinati (per le grandi ricchezze) e, allo stesso tempo, la temono, soprattutto dopo la caduta di Raqqa, l’ultima capitale dello Stato islamico. I jihadisti, infatti, potrebbero raggiungere il Continente nero per riorganizzarsi e colpire l’Occidente.

Secondo quanto ha fatto sapere Joseph Dunford, capo dello Stato maggiore congiunto, “l’Africa è uno dei luoghi dove sappiamo che l’Isis punta a rafforzare la sua presenza”.

Dalla Libia al Sinai, dall’Africa orientale a quella occidentale, i jihadisti sono già una minaccia, ha ricordato Dunford davanti ai giornalisti riuniti per una conferenza organizzata per fare il punto sull’indagine relativa all’agguato che ha ucciso i quattro soldati americani nel Niger.

“Faremo raccomandazioni al ministro della Difesa e al presidente Donald Trump”, ha aggiunto Dunford, “sulla ripartizione di unità necessarie per rispondere al livello di minaccia che noi vediamo”.

Oggi, inoltre, Dunford presiederà a Washington una riunione con i rappresentanti militari di 75 Paesi per “discutere della prossima fase della campagna militare” contro l’Isis. Anche questa strategia di allargare la campagna contro le bandiere nere nel Continente africano, rientra nel piano del presidente americano Donald Trump eliminare la presenza dei jihadisti nel mondo.

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Venerdì scorso, il senatore repubblicano Lindasy Graham era stato ancora più chiaro: “La guerra si sta trasformando. Vedremo più azioni in  Africa, non meno. Vogliamo avere un vantaggio di azione”.

I soldati americani schierati in Africa sono circa 1300 e il continente africano rappresenta la seconda zona di intervento delle Forze Speciali Usa, dopo il Medio Oriente. Alle unità di élite è anche affidato il compito di formare i militari locali nella lotta al terrorismo.

I militari americani, tuttavia, non dovrebbero andare in missione quando si ravvisa il rischio di combattimenti. Questa regola di ingaggio, però, ha aggiunto Graham, “cambierà in caso di operazioni anti terrorismo”. In questo modo il senatore ha lasciato intendere che alle truppe americane sul terreno sarà consentito sparare a “obiettivi terroristici”.

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