Non sono soltanto gli Stati Uniti e l’Unione Europea ad aver mostrato interesse in un cambiamento politico in Bielorussia. C’è un’altra grande potenza che sta seguendo da vicino i disordini che stanno attraversando il Paese dalla sera del 9 agosto: il Vaticano.

Le accuse e l’aumento delle ostilità

Tadeusz Kondrusiewicz è la massima autorità ecclesiastica della Chiesa cattolica in Bielorussia. Di nazionalità polacca, ma con cittadinanza bielorussa, Kondrusiewicz è l’arcivescovo metropolita della diocesi di Minsk-Mogilev ed è a capo della Conferenza Episcopale della Bielorussia. Classe 1946, è stato consacrato vescovo da Giovanni Paolo II, dal quale gli fu affidato l’incarico di evangelizzare la Bielorussia e la Russia europea all’indomani della caduta dell’Unione Sovietica.

È soltanto a partire da queste premesse che è possibile capire quale sia la reale caratura di Kondrusiewicz, quanto sia stato e sia ancora influente nell’intero spazio postcomunista, e quanto sia grave, quindi, quanto accaduto il 31 agosto. L’arcivescovo si era recato in Polonia alcuni giorni prima, ufficialmente per partecipare ad alcune celebrazioni dedicate alla Madonna di Czestochowa, l’icona del cattolicesimo polacco, e sulla strada del ritorno, giunto al posto di frontiera di Kuznitsa Belostokskaja, gli è stato impedito l’ingresso per ragioni non chiarite.

Dopo diversi tentativi negoziali, giustificati sia dal fatto di essere cittadino bielorusso che di essere la massima autorità della chiesa cattolica in Bielorussia, l’arcivescovo ha infine desistito ed è tornato in Polonia, dove sta attendendo il permesso di rientrare a Minsk e dalla quale ha affidato alla sua diocesi l’incarico di trattare con la presidenza.

Esiste un motivo per cui Kondrusiewicz è diventato uno degli acerrimi rivali di Aleksandr Lukashenko: sta cavalcando le proteste di piazza sin dalla sera del 9 agosto e ha spinto alla mobilitazione attiva la comunità cattolica, che è piuttosto vasta (seguita da circa il 20% della popolazione) in crescita positiva da anni ed è scarsamente secolarizzata; tre elementi che la rendono un fattore-chiave nelle dinamiche nazionali bielorusse.

Nel commentare la notizia del divieto di ingresso, Lukashenko ha palesato le reali ragioni della decisione, confermandone la natura politica: “Non è l’unico [a cui è stata vietata l’entrata], è soltanto una persona più conosciuta. […] Non è importante che tu sia il principale [esponente] cattolico, ortodosso o musulmano. Devi attenerti alla legge. Se tu [Kondrusiewicz] mescoli chiesa e politica e ti porti dietro i credenti, cattolici, che sono persone meravigliose, hai una doppia responsabilità per questo”.

Chiesa cattolica in prima linea

Kondrusiewicz potrebbe non essersi recato in Polonia per assistere semplicemente a delle celebrazioni religiose, questo è il timore primario di Lukashenko: potrebbe aver ricevuto delle “indicazioni concrete” ed essersi “consultato con le autorità locali”, venendo istruito su come procedere e su come organizzare la mobilitazione dell’influente chiesa cattolica all’interno delle proteste.

Impedendo l’ingresso nel Paese all’arcivescovo ed aumentando la stretta sulle chiese, che hanno iniziato a denunciare l’esistenza di un presunto clima di intolleranza religiosa, Lukashenko sta tentando di estromettere dalla partita un attore pericoloso quale il cattolicesimo nazionale, la cui vicinanza simultanea al Vaticano e alla Polonia lo renderebbe a suo avviso altamente destabilizzante. Non è un caso che, a partire dalla metà di agosto, le attenzioni di Lukashenko abbiano iniziato a concentrarsi sulle regioni bielorusse a maggioranza polacca, nelle quali è stata anche aumentata la presenza militare; è da lì, e non da Minsk, che potrebbe partire il vero colpo di mano, con l’aiuto del papato e di Varsavia.

Lo stesso pontefice, in occasione dell’Angelus del 16 agosto, ha dedicato un passaggio fondamentale ai fatti che stanno scuotendo il Paese: “I miei pensieri vanno alla cara Bielorussia. Sto seguendo con attenzione la situazione post-elettorale in quel Paese”. Nello stesso intervento Papa Francesco ha anche invitato le parti “a dialogare, rispettare la giustizia e i diritti” e a rifiutare “la violenza”.

L’impegno di Kondrusiewicz

Sin dai primordi l’arcivescovo di Minsk ha invitato la comunità cattolica alla mobilitazione attiva, ossia alla partecipazione nelle manifestazioni, ed è la mente dietro l’organizzazione di alcune iniziative che hanno arrecato dei gravi danni di immagine alla presidenza, migliorando al tempo stesso la popolarità della Chiesa cattolica ed associandola alla causa dell’opposizione: la transizione di potere verso un sistema democratico.

Dopo aver invitato i fedeli a prendere parte alle proteste e aver invitato il clero ad aprire le porte delle chiese per proteggere i manifestanti in fuga dalle forze dell’ordine, Kondrusiewicz ha iniziato a dirigere personalmente i cortei, mostrando la volontà di essere in prima linea, e ponendosi alla guida delle veglie allestite davanti le prigioni della capitale per chiedere il rilascio degli arrestati. Tali veglie sono aumentate di frequenza e intensità proprio per via dell’arcivescovo, che è riuscito nell’obiettivo di trasformarle da eventi spontanei ad eventi organizzati, attraendo anche laici ed ortodossi, e di convincere il governo a liberare gran parte dei detenuti.

Il 18 ha lanciato un appello al ministro dell’Interno, Yuri Karaev, affinché venissero liberati tutti coloro che sono stati incarcerati a partire dalla sera del 9, chiedendo al tempo stesso che al clero cattolico venisse consentito di visitare i detenuti per fornire loro “aiuto umanitario e sanitario, ma anche spirituale”.

Alle tre di pomeriggio del 21 ha organizzato una preghiera pubblica, molto partecipata, davanti la prigione speciale di Minsk, per chiedere la liberazione immediata di tutti coloro che fossero stati arrestati perché coinvolti nelle proteste. All’evento hanno preso parte sia cattolici che laici, sia individui che membri di organizzazioni civili. L’orario è stato scelto con cura, caricando la veglia di significato metafisico: le tre di pomeriggio sono l’ora nona, in cui sarebbe morto Gesù, e rappresentano l’emblema del bene in tutta la cristianità, ponendosi in antitesi alle tre di notte, l’ora del maligno.

Ogni mossa dell’arcivescovo è stata quindi studiata minuziosamente con l’obiettivo di provocare il massimo impatto emozionale possibile e l’agenda, fino alla sera del 31 agosto, ha anche riscosso successo. La sera del 21, infatti, Kondrusiewicz è stato ricevuto a colloquio da Karaev, ottenendo la formazione di una commissione mista intitolata al monitoraggio delle condizioni di salute dei restanti prigionieri, l’inizio di una discussione sull’introduzione del clero cattolico nelle carceri e garanzie su future liberazioni.

In breve, mentre Svetlana Tikhanovskaya sta fungendo da leader morale delle proteste, continuando a inviare videomessaggi di incitamento ai suoi seguaci da Vilnius, l’arcivescovo Kondrusiewicz ha guidato e organizzato personalmente una parte significativa della manifestazioni, assumendo un’importanza tale da aver costretto Lukashenko ad impedirgli il ritorno di patria alla prima occasione.

La realtà che sta prendendo il controllo delle piazze di Minsk è quindi molto più complessa, variegata ed eterogenea di quanto venga presentata, e gli stessi interessi in gioco sono più sfaccettati, perché non è una semplice sfida tra Occidente e Russia.

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