Nell’ambito della strategia geopolitica della Cina l’Europa orientale gioca un ruolo importante. I Paesi facenti riferimento all’ex spazio d’influenza sovietico e all’area balcanica, infatti, saranno snodi fondamentali per lo sviluppo della “Nuova Via della Seta“. A questo proposito, Pechino ha sempre considerato l’espansione delle relazioni economiche eF commerciali con l’Europa orientale come un fattore rilevante nel suo approccio al Vecchio Continente.

Nella giornata di domenica 26 novembre, a Budapest avrà inizio il meeting multilaterale del “16+1” Cooperation Framework, un summit che riunisce annualmente i leader politici dei Paesi europei posizionati tra il Baltico e i Balcani con i rappresentanti della Repubblica Popolare Cinese, per concordare i punti principali della cooperazione economica. Per il governo di Pechino sarà presente il Primo Ministro Li Keqiang, che dopo la delicata trasferta nelle Filippine si prenderà dunque un nuovo, importante incarico per definire la postura strategica dell’arrembante Cina di Xi Jinping: Li vedrà il Primo Ministro ungherese Viktor Orban e il Presidente della Repubblica Janos Ader prima di impegnarsi nel dialogo multilaterale con gli altri leader convenuti al summit, che discuterà l’espansione di una relazione politica, economica e commerciale che nel 2016 ha portato a un interscambio del valore di circa 58 miliardi di dollari.

L’Europa orientale sulle rotte della “Nuova Via della Seta”

Come riportato da Valbona Zeneli su The Diplomat, l’incontro risulterà decisivo per definire il posizionamento di lungo termine dei Paesi dell’Europa orientale nell’ambito della “Nuova Via della Seta”. La strategia euroasiatica inaugurata da Xi Jinping nel 2013 e rilanciata nel corso del Belt and Road Forum tenutosi a maggio a Pechino individua nell’Europa orientale un cardine fondamentale per il conseguimento della connettività infrastrutturale e commerciale tra i due poli dell’Eurasia. L’Europa orientale, di fatto, per la sua natura di snodo obbligato risulta di importanza paragonabile a quella di Paesi come l’Iran o le repubbliche ex-sovietiche dell’Asia Centrale per la Belt and Road Initiative.

Nonostante l’espansione degli ultimi anni, l’Europa orientale e centrale risulta ancora un partner minoritario nel complesso delle relazioni commerciali tra la Cina e l’Unione Europea. I 58 miliardi di dollari interscambio, infatti, vanno ponderati sulla base di un totale di 514 miliardi complessivi che sono prodotti dalle relazioni sino-europee. Obiettivo primario del summit di Budapest sarà dunque la ricerca di una serie di partnership e accordi in grado di dilatare fino all’obiettivo prestabilito di 100 miliardi di dollari i traffici commerciali tra la Repubblica Popolare e i 16 Paesi europei.

Al tempo stesso, sarà fondamentale gestire un decisivo incremento degli investimenti infrastrutturali della Repubblica Popolare nella regione: la Cina ha infatti lanciato un fondo da 500 milioni di dollari per rafforzare la sua presenza in un’area che ha visto una sensibile crescita dei flussi di capitali dal 2015 al 2016, sino a una quota di 25 miliardi di dollari in larga parte coperta da Stati Uniti e Unione Europea.

Il modello serbo

Il Paese che allo stato attuale delle cose vede la più profonda e proficua cooperazione economica con la Cina è senza dubbio la Serbia. La Serbia è infatti posizionata in una posizione oltremodo strategica: nel cuore dei Balcani, essa rappresenta un ponte naturale in grado di garantire l’incrocio tra la rotta attraversante i Paesi della Comunità Economica Euroasiatica, i flussi commerciali provenienti dal Pireo, gestito direttamente dalle imprese dalla Repubblica Popolare, e lo sviluppo occidentale della “Nuova Via della Seta”, che potrebbe avere nell’Italia un Paese fortemente interessato.

Non è un caso che il Presidente Xi Jinping abbia scelto proprio la Serbia, nel settembre scorso, per celebrare il nuovo equilibrio politico-economico creato dall’intervento cinese nell’Europa orientale. Xi Jinping ha visitato la città industriale di Smederevo e promosso il crescente coordinamento degli investimenti cinesi diretti in Serbia, che permetteranno la creazione di ponti, autostrade e ferrovie, come la strategica linea tra Belgrado e Budapest che espanderà la connettività interna all’Europa orientale.

Il crescente coinvolgimento della Cina richiama le attenzioni sulle numerose mancanze di Bruxelles nei confronti dell’Europa orientale: in un contesto che vede i Paesi dell’Europa orientale ai ferri corti con l’Unione Europea, la cooperazione con la Cina nell’ambito del 16+1 potrebbe risultare un importante fattore per il rilancio delle loro prospettive economiche.

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