Scintille in vista nelle relazioni tra Giappone e Cina. Il nuovo punto di attrito, che sta preoccupando Tokyo per le possibili conseguenze nella regione, riguarda l’ultimo disegno di legge approvato dal comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo, il massimo organo legislativo cinese. Pechino ha infatti varato un provvedimento che consente alla sua Guardia costiera di utilizzare armi nel caso in cui navi straniere coinvolte in attività illegali in acque contese dovessero disobbedire agli ordini.

Il problema è che i due Paesi si contendono, ormai da decenni, un arcipelago situato nel Mar Cinese Orientale, formato da 5 isolette disabitate e 3 scogli. Stiamo parlando di quelle che i giapponesi chiamano Isole Senkaku, conosciute in Cina come Isole Diaoyu e a Taiwan come Isole Diaoyutai. Attualmente, e fin dal 1972, fanno parte della prefettura nipponica di Okinawa, e il loro territorio risponde all’amministrazione della municipalità di Ishigaki.

Alla luce di quanto raccontato, i media giapponesi sono in allarme. Con la legge appena sfornata da Pechino – e considerando che il governo cinese ritiene che le Senkaku facciano parte del proprio territorio –, c’è infatti il rischio che la Cina possa prendere di mira le imbarcazioni giapponesi che navigano intorno alle isole contese. Va da sé, con conseguenti incidenti diplomatici dagli esiti imprevedibili. “Le navi cinesi – ha scritto l’agenzia Kyodo News – sono state spesso avvistate nella cosiddetta zona contigua al di fuori delle acque giapponesi, con la leadership del presidente Xi Jinping che ha adottato una posizione durissima sulle isole con l’obiettivo di rendere la nazione una potenza marittima”.

Un rebus complesso

Il disegno di legge cinese, insomma, rappresenterà un bel grattacapo per il primo ministro giapponese Yoshihide Suga. Secondo quanto riferito dal quotidiano The Japan Times, all’inizio della scorsa settimana i diplomatici giapponesi hanno contattato le controparti cinesi, esprimendo in teleconferenza una forte opposizione alle ripetute incursioni delle navi battenti bandiera di Pechino nei pressi delle contestate Senkaku. I delegati cinesi – ha spiegato il Ministero degli Affari Esteri cinese – hanno esortato le due parti a lavorare per rendere l’area contesa un “mare di pace, cooperazione e amicizia”.

Il nodo da sciogliere riguarda tuttavia la concezione dell’accordo stesso. A causa di diverse vedute sulle Senkaku (e su altri temi), Cina e Giappone devono infatti fare i conti con visioni completamente opposte. Anche perché Suga sa bene che sul tavolo ci sono varie fratture da considerare, in primis l’alleanza strategica di Tokyo con gli Stati Uniti, ma anche il commercio, Hong Kong, Taiwan e, più in generale, il Mar Cinese Meridionale. Detto altrimenti, le Senkaku/Diaoyu sono semplicemente la punta di un iceberg molto voluminoso.

La sponda di Washington

C’è poi da prendere in seria considerazione la variabile Stati Uniti. Joe Biden, riportano i media nipponici, avrebbe rassicurato Suga sul fatto che l’articolo 5 del trattato di sicurezza Giappone-Usa sarebbe valido anche per le Isole Senkaku. Dunque, Washington difenderà Tokyo in caso di un ipotetico conflitto militare con Pechino. Dal canto suo, il ministro degli Esteri giapponese, Toshimitsu Motegi, ha dichiarato che il Giappone “osserverà da vicino” e “con un alto livello di interesse” i movimenti cinesi nelle acque contese. Ricordiamo inoltre che l’ultima legislazione giapponese – che dovrebbe essere emanata il prossimo primo febbraio – consente alla guardia costiera nipponica di demolire edifici costruiti da organizzazioni o individui stranieri nelle acque giurisdizionali rivendicate dalla Cina.

A proposito della Cina, la portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, ha chiarito in una conferenza stampa che il contenuto del disegno di legge citato “è conforme alle convenzioni e alle pratiche internazionali di varie nazioni”. E, dunque, il Dragone continuerà a “lavorare con i Paesi interessati per risolvere adeguatamente le contraddizioni e le divergenze attraverso il dialogo e la consultazione per garantire la pace e la stabilità regionali”.

“Lo scopo della legislazione sulla Guardia costiera è di chiarire le funzioni e il posizionamento della stessa per garantire che abbia una base giuridica per la cooperazione estera e aiutarla ad adempiere meglio ai doveri previsti dai trattati internazionali”, ha invece evidenziato Li Fei, presidente del Comitato per la costituzione e la legge dell’Assemblea nazionale del popolo cinese. Stando a quanto riferito al Global Times da alcuni esperti cinesi, infine, il Giappone potrebbe aver riacceso i riflettori sulla controversia territoriale per ottenere rassicurazioni sull’amministrazione del presidente Biden. Quale che sia la reale versione dei fatti, tra Cina e Giappone la temperatura potrebbe salire pericolosamente.

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