L’America Latina fra Stati Uniti e Cina. La presenza di Pechino nella regione è silenziosa ma sempre più ingombrante per le velleità geopolitiche di Washington, in un territorio da sempre considerato il “cortile di casa” dal governo americano. Il governo cinese sta riempiendo il vuoto lasciato dall’amministrazione Trump, con il presidente americano sempre meno disposto a coinvolgere gli Stati Uniti in contese internazionali. Ma al di là di Trump, la ritirata degli yankee dall’America Latina è ben più datata, e può essere collocata alla fine della Guerra Fredda. Con il crollo dell’Unione Sovietica, l’interesse della Casa Bianca si è spostato in Eurasia, lasciando l’America Latina nel limbo. Oggi, la Cina ha oggi tutte le carte in regola per sostituire Mosca nella narrazione statunitense e far scattare l’allarme, perché un nemico alle porte, per gli Usa, non è tollerabile. Il Dragone, infatti, ha approfittato dell’immobilismo americano per entrare nella regione, rafforzando i legami diplomatici ma anche allargando il ventaglio di relazioni commerciali, fra investimenti in infrastrutture e partnership mirate.

La Cina nel cortile di casa americano

Le intenzioni della Cina in America Latina si sono palesate nel 2008, quando il Dragone pubblicò un documento programmatico in cui sottolineava come le due parti fossero accomunate da una simile fase di sviluppo, da governi tendenzialmente di sinistra e astiosi nei confronti degli Stati Uniti. Creare un asse privilegiato da contrapporre alla prepotenza di Washington e, allo stesso tempo, trovare un modo per rimpinguare le economie stremate ha spinto i governi latinoamericani a stringere la mano cinese. L’America Latina è stata subito attratta dal modello economico di Pechino, che in circa quarant’anni ha tolto dalla povertà 800 milioni di persone e aumentato il tenore di vita degli altri cittadini. Puntando su questo, la Cina è stata ben accolta nella regione e ora può raccogliere i suoi frutti.

L’errore di Washington

Gli Stati Uniti si stanno accorgendo di perdere progressivamente peso in America Latina a discapito della Cina e ora ne sono preoccupati. Eppure Washington non sta facendo niente per invertire la tendenza, anzi continua a colpire quei paesi latinoamericani rei di non arginare l’immigrazione verso il territorio americano, fra tagli di aiuti, imposizione di dazi e costruzione di un muro. L’America Latina ha delle esigenze ben precise, visto che qui il 60% delle strade non è ancora asfaltato e le reti idriche ed elettriche sono mediocri. Gli Stati Uniti conoscono lo scenario e hanno fiutato le opportunità di investimento nella regione, ma Washington non può obbligare le compagnie private a investire nel sud, mentre la Cina non ha problemi ad attivare le proprie industrie statali per avviare lavori di investimento. È cosi che il governo americano ha lasciato campo libero al Dragone, che adesso, in America Latina, gode di una certa partigianeria.

Un fiume di denaro

Gli investimenti e i prestiti cinesi in America Latina hanno fatto registrare numeri importanti. Stando a quanto riportato da The National Interest, tra il 2000 e il 2017 le società cinesi hanno investito nella regione 109 miliardi di dollari, mentre la China Development Bank e la Export-Import Bank of China, a partire dal 2005, hanno erogato prestiti per oltre 141 miliardi di dollari, di cui l’87% dei fondi destinati a progetti infrastrutturali ed energetici. Un dato ancora più recente sottolinea come Pechino abbia prestato 150 miliardi di dollari, ovvero più dei prestiti combinati della Banca Mondiale, della Banca interamericana di sviluppo e della Banca latina di sviluppo messe insieme. I 141 miliardi di dollari di prestiti sono stati dirottati per lo più nella realizzazione di progetti energetici (quasi 97 miliardi). Per quale motivo?

La rete energetica Huv ad altissima tensione

Qui entra in scena il piano di Xi Jinping, che mira a costruire una rete elettrica globale a tensione ultra alta. Si tratta delle reti Uhv, basate sulla trasmissione di energia ad elevatissima tensione così da ottimizzare le risorse energetiche e al tempo stesso salvaguardare la sicurezza energetica nazionale. Nei piani cinesi, in futuro, la griglia elettrica sarà come Internet, cioè nessuno Stato la governerà. Tuttavia la Cina ha agito d’astuzia progettando – e quindi controllando – la costruzione di decine e decine di centrali elettriche nella regione, dalle centrali idroelettriche di San José in Bolivia alla centrale a gas naturale Martano a Panama. In America Latina, accanto alle infrastrutture energetiche, c’è però spazio anche per le classiche infrastrutture di trasporto da inserire nel progetto della Nuova Via della Seta; è così che molte aziende statali cinesi hanno già acquisito terminal portuali per l’approdo di navi porta container e costruito reti di telecomunicazioni. La Cina procede lungo due binari.

Prestiti e materie prime

I prestiti cinesi  si fanno preferire a quelli occidentali perché Pechino li concede senza particolari condizioni di governance o minuziosi studi ambientali. Ciò significa che la Cina presta a chiunque (democrazie, dittature) e per di più senza interessarsi a eventuali rischi dell’ambiente. Ma i paesi dell’America Latina, poi, come salderanno i debiti? Con le materie prime. L’Ecuador, ad esempio, concede alla Cina enormi sconti per l’acquisto di petrolio, che Pechino può rivendere ricavando ulteriori guadagni. Secondo alcuni calcoli, la Cina controlla l’80% del petrolio del paese, ovvero circa il 58% delle esportazioni complessive di Quito. Gli Stati Uniti adesso sono all’angolo e devono recuperare il tempo perduto. Ma adesso non sarà facile reinserirsi in America Latina, senza un piano economico e senza usare l’hard power.

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