Che ci fanno alcuni poliziotti cinesi in servizio lungo la ulica Knez Mihajlova, ossia la strada principale di Belgrado, in Serbia? No, la Cina non ha sottomesso alcun paese balcanico. Ha semplicemente stretto un accordo con il governo serbo nell’ambito della Nuova Via della Seta. Dal momento che la Serbia ha aderito all’enorme progetto infrastrutturale di Pechino, da qui ai prossimi anni il flusso di turisti cinesi nel paese aumenterà a vista d’occhio. Ecco dunque che la Cina ha offerto il proprio contributo agli agenti locali per aiutarli a gestire la marea di viaggiatori proveniente da oltre la Muraglia, ed evitare che qualcuno possa trasgredire le normative vigenti. Ma oltre a chi sbarca in Serbia per turismo c’è anche chi si stabilisce qui per lavoro, e necessita quindi protezione immediata da eventuali criminali. Da quest’anno, per la priva volta, gruppi di due agenti di polizia serbi e due cinesi pattuglieranno i punti di riferimento turistici di Belgrado: la citata Knez Mihajlova ma anche la fortezza di Kalemegdan, l’aeroporto Nikola Tesla e un centro commerciale cinese situato nella periferia della capitale.

Poliziotti cinesi a Belgrado

Il legame che lega la Cina alla Serbia si è fatto molto intenso, soprattutto negli ultimi anni. Il Dragone, una volta appurato di poter contare sul governo guidato da Aleksandar Vucic, ha rianimato la morta economia locale con fior di quattrini. Poche settimane fa i cinesi hanno pure inaugurato in Serbia la prima autostrada cinese in Europa, giusto per sottolineare l’ottimo feeling tra Belgrado e Pechino. Tornando ai poliziotti, come sottolinea Reuters, gli agenti cinesi non hanno il potere di effettuare arresti ma potranno dare tutto il loro contributo alla causa della legalità, lavorando di sponda con i colleghi serbi. Il compito dei rinforzi cinesi è in un certo senso fare da ponte tra le forze dell’ordine locali e la comunità cinese presente a Belgrado. L’iniziativa è frutto di un protocollo d’intesa tra i rispettivi ministri degli Interni di Cina e Serbia, firmato lo scorso maggio. Oltre al pattugliamento, l’accordo prevede anche esercitazioni congiunte di unità speciali di polizia e cooperazione per combattere la criminalità informatica.

Lo scopo di questi accordi

Come se non bastasse ecco spuntare anche Huawei, il colosso di telecomunicazioni cinese finito nel mirino degli Stati Uniti che lo considera un rischio per la sicurezza nazionale. Infischiandosene degli avvertimenti di Washington, Belgrado ha concordato con Huawei un progetto denominato Safe City. Questo consiste nell’installazione di centinaia di telecamere di sorveglianza a Belgrado, oltre che lo sviluppo di software di riconoscimento facciale. Con accordi del genere la Cina non intende sostituirsi ai paesi ospitanti, almeno non nel senso che potremmo intendere noi. Pechino vuole estendere all’ennesima potenza il proprio soft power, e per farlo non esiste modo migliore di mostrare la propria faccia pulita, quella desiderosa di aiutare il prossimo a stabilire l’ordine e combattere i crimini. Cosa ci guadagna la Cina? In aggiunta all’endorsement economico e commerciale dei partner, Pechino acquista un’aura salvifica che, nel corso degli anni, potrebbe aiutarlo nella minuziosa opera di sostituire quell’etichetta che da sempre lo attanaglia: dittatura rossa. Certo, dall’altra parte del sipario ci sono poi tutti i rischi di ingerenza del caso.

Dalle telecamere di Francoforte agli agenti di Milano

La Serbia è un caso sui generis, ma se allarghiamo lo sguardo al resto d’Europa notiamo come la Cina, tramite l’azienda Hikvision, stia conquistando passo dopo passo il mercato della videosorveglianza in Germania. Emblematica la situazione di Francoforte, che ospita un ufficio di Hikvision e dove la polizia locale si è rivolta proprio alla Cina per installare occhi elettronici in grado di prevenire il crimine. In Italia, invece, è attivo un rapporto di cooperazione sul modello serbo, anche qui sulla scia della Nuova Via della Seta. Come riportato da China Daily, tre gruppi di ufficiali cinesi sono stati inviati nel nostro paese per pattugliare le principali città italiane (Roma e Milano) insieme alla polizia locale, e un quarto è in arrivo. In cambio, otto poliziotti italiani sono finiti in Cina tra Pechino, Shanghai, Guangzhou e Chongqing. Leggermente diverso è quanto accaduto nel 2017 in Africa, nello Zambia, dove il governo, al fine di tutelare una comunità, quella dagli occhi a mandorla, sempre più numerosa, aveva pensato di assumere otto cittadini cinesi tra le fila delle forze dell’ordine locali. L’esperimento, travolto da polemiche di vario tipo, è durato giusto il tempo dell’annuncio.

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