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A Dandong, nella provincia di Liaoning, la temperatura scende vertiginosamente verso i 10 gradi sotto lo zero. Un gelo che è tipico della regione al confine tra Cina e Corea del Nord, e che sembra doversi spostare dal piano meteorologico al piano politico. Con il freddo del nord è arrivato infatti un certo raffreddamento anche nelle relazioni fra Pechino e Pyongyang, che nella città di Dandong hanno un simbolo di fondamentale importanza, quel ponte dell’Amicizia che collega la città cinese con la dirimpettaia nordcoreana, Sinuiju. Da qualche giorno, il governo centrale cinese ha infatti deciso di sospendere, a tempo indeterminato, la circolazione dei mezzi sul ponte, principale via di collegamento fra la Cina e il vicino della Corea del Nord. Il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang, ha detto che il ponte dell’amicizia sino-coreana che unisce le due sponde del fiume Yalu sarà chiuso finché la Corea del Nord non riparerà la strada che lo unisce al territorio di Sinuiju. Geng ha detto che dopo la manutenzione, il ponte riaprirà per il passaggio, ma non ha fornito alcun dettaglio circa la futura riapertura del ponte, che è una delle principali arterie di collegamento fra la Corea del Nord e la Cina. Per comprendere l’importanza della chiusura del ponte di cui sopra, basti pensare che circa il 70 per cento del traffico di merci fra i due Paesi passa attraverso questo ponte tra Dandong e Sinuiju.

La chiusura del ponte arriva pochi giorni dopo che la compagnia aerea statale Air China ha deciso di sospendere i voli tra Pechino e la Corea del Nord, formalmente a causa del crollo di domande per viaggiare verso Pyongyang. Ma sono in molti a credere che dietro questa scelta della compagnia aerea cinese non ci sa un reale abbassamento della domanda di biglietti per la Corea del Nord – che probabilmente è anche vero – quanto la scelta precisa di Xi Jinping di dare seguito a quanto promesso a Donald Trump riguardo la capacità di piegare la volontà di Kim Jong-un attraverso il proprio peso economico e commerciale. Il fatto che in una settimana Pechino decida unilateralmente di interromper ei voli per la Corea del Nord e il traffico di merci sul ponte più importante per il commercio fra i due Stati non può definirsi una semplice e pura coincidenza.

Pechino è tecnicamente l’unico “alleato” rilevante della Corea del Nord nel mondo. Un’alleanza che più che altro si declina nello strapotere cinese su Pyongyang, la cui sopravvivenza dipende esclusivamente dalla stanza dei bottoni di Pechino. E se Pechino decide di interrompere il commercio con il regime di Pyongyang, quest’ultimo è destinato a collassare. La Cina detiene il monopolio su ogni attività di import-export della Corea del Nord, e quindi sulla possibilità di soddisfare il suo fabbisogno alimentare, energetico e di beni di sussistenza, ma è diventata sempre più intransigente nei confronti di un vicino tollerato, utile, ma anche decisamente scomodo, che con i suoi test nucleari e missilistici ha portato la regione sull’orlo della guerra e, in definitiva, a un latente stato di tensione che sta minando la sfera d’influenza cinese. Proprio per questo motivo, se Pechino, da un lato, è particolarmente interessata a evitare una guerra e si è detta contraria all’inasprimento delle sanzioni contro la Corea del Nord, dall’altro lato ha applicato le sanzioni del Consiglio di Sicurezza ed ha tagliato drasticamente il commercio con il regime di Kim. Nelle ultime settimane, l’arrivo del delegato cinese a Pyongyang e le parole di Xi Jinping a Kim Jong-un in risposta alle congratulazioni del leader nordcoreano per l’elezione di Xi al Congresso, avevano dato un segnale di distensione, quasi a voler confermare l’esito positivo della via cinese per riportare Kim a più miti consigli. Ma l’arrivo dell’inviato cinese ha anche mostrato l’altra faccia dei rapporti sino-coreani. Sembra, infatti, confermato da più fonti che Kim non abbia voluto incontrare Song Tao, il diplomatico cinese mandato da Xi in Corea. E in effetti non è stato fatto alcun annuncio ufficiale né ne ha parlato l’agenzia di stampa ufficiale del governo nordcoreano. Song Tao ha avuto colloqui con Choe Ryong-hae, vicepresidente del Partito dei lavoratori della Corea e braccio destro di Kim, e ha incontrato Ri Su-yong, il principale diplomatico di Pyongyang, ma sembra che il dittatore non abbia voluto avere un faccia a faccia. Un gesto che pare che Pechino non abbia apprezzato. E questa scelta di serrare alcune tra le più importanti vie di comunicazioni tra Cina e Corea del Nord, aerea e terrestre, potrebbe essere un segnale di raffreddamento diplomatico, quasi un monito di Xi a Kim Jong-un di cambiare rotta se non vuole subire le pesanti ripercussioni di un embargo totale da parte della Cina.

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