La Cina torna a riveder le stelle? Le nuove politiche adottate dal governo fin qui hanno avuto gli effetti desiderati e l’inquinamento si è notevolmente ridotto. Il Dragone Rosso deve fare ancora tanta strada prima di vincere completamente la battaglia allo smog, ma intanto ci sono da registrare notevoli passi avanti. Quello appena trascorso è stato l’inverno migliore degli ultimi cinque anni in termini del PM 2,5. La concentrazione nell’atmosfera di polveri ultrasottili è diminuita del 33,1% nell’ultimo trimestre del 2017 in 26 città, e addirittura del 54% a Pechino .

Le misure di Pechino

La pianificazione cinese si vede nel lungo periodo. Date le dimensioni della Cina è impossibile constatare un’immediata uniformità degli effetti. Secondo uno studio di Science Advances, entro il 2030 l’intero paese respirerà la stessa aria degli anni ’80, cioè prima del vertiginoso sviluppo economico. Il prezzo da pagare non è stato basso, anzi i sistemi utilizzati dal governo sono stati piuttosto drastici. Oltre alla chiusura di tutte le fabbriche obsolete a carbone, è stato vietato l’uso di carbonella per il riscaldamento nelle periferie e c’è stata una stretta sull’uso di stufe a legno e carbone nei sobborghi, con il conseguente allontanamento degli abitanti.

Energie rinnovabili, veicoli elettrici e alberi

Di pari passo la Cina ha puntato su energie rinnovabili e “pulite”, tanto che Pechino è oggi il primo produttore al mondo di energia solare e si è inserito di prepotenza nell’eloica. Questo permette di collegarci anche al tema del mercato dei veicoli elettrici. Entro il 2020 le autorità prevedono la presenza di 200 mila mezzi green nelle strade. Al bando le auto inquinanti, con la sospensione della produzione di oltre 500 modelli considerarti inadeguati. Nelle zone a rischio desertificazione, poi, la Cina ha deciso di puntare sulle piante. Il piano è ambizioso e prevede di piantare 26 miliardi di alberi nei prossimi dieci anni. Più o meno, come se ogni cinese, ogni anno, piantasse due alberi. Entro la fine del 2018, inoltre, c’è l’intenzione di riforestare 6,7 milioni di ettari di terreno. Costo totale: 100 miliardi di dollari.

Ombre sulla Cina

Ma, come detto, in Cina permangono gravi criticità. Nel Nord e nel Nord-Est del paese si registrano livelli di Pm 2,5 di ben 50 volte superiori al limite stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Sempre secondo la Oms in Cina morirebbero ogni anno 1,1 milioni di persone a causa dell’inquinamento dell’aria. Data la situazione, Pechino potrebbe consentire alle sue province settentrionali di decidere autonomamente tagli alla produzione dell’industria pesante. La coperta rischia però di essere corta, perché per combattere l’inquinamento danneggerebbe l’economia. C’è chi parla di una riduzione del 50% della produzione di acciaio e del 30% di alluminio.

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