Il percorso di riavvicinamento tra Filippine e Cina, promosso in prima istanza dal presidente Rodrigo Duterte, trova sulla propria strada un ostacolo non di poco conto in materia di sicurezza: la disputa sul Mar Cinese Meridionale. Come riporta Asia Times, la stampa filippina ha divulgato nei giorni scorsi alcune immagini satellitari che mostrano la completa militarizzazione delle isole create artificialmente da Pechino nell’area marittima contestata.

Le foto ad alta risoluzione sono state pubbliche sul sito web del Philippine Daily Inquirer e mostrano le infrastrutture militari volute da Pechino e collocate nell’arcipelago delle Isole Spratly, in particolare tra le barriere coralline di Fiery Cross, Cuerteron, Gaven, Johnson South, Mischief, Subi e McKennan. Ricco di giacimenti petroliferi nei suoi fondali, l’arcipelago è composto da una trentina di piccoli isolotti e da una quarantina di atolli semideserti, parzialmente rivendicati da Vietnam, Cina, Malesia, Filippine, Taiwan, e Brunei. La stessa Cina ha recentemente ammesso di aver dispiegato sistemi radar avanzati nell’area.

La reazione nelle Filippine. Le opposizioni contro Duterte

Gli scatti divulgati dal giornale filippino hanno innescato un feroce dibattito nel Paese sui rapporti con la Cina e nei confronti della linea “morbida” del presidente Rodrigo Duterte. Antonio Carpio, una delle principali voci nazionali del South China Sea Justice, ha criticato la “politica di appeasement” dell’amministrazione Duterte, che avrebbe ulteriormente “incoraggiato [la Cina] a militarizzare ulteriormente le sue isole artificiali nelle Spratly”. “Le Filippine sono state vendute? È preoccupante vedere che le basi militari della Cina sono quasi complete”, ha lamentato il senatore Benigno Aquino IV, parente dell’ex presidente Aquino nonché una delle principali voci dell’opposizione.

“Mentre le loro navi da guerra sono nei nostri mari, continuiamo a cedere ai loro capricci e, per tutto il tempo, siamo tenuti all’oscuro dei rapporti del nostro governo con la Cina”, ha affermato il senatore. Il precedente presidente filo-americano Benigno Aquino III inasprì le relazioni bilaterali con la Cina e si avvicinò agli Stati Uniti per ottenere maggiori assicurazioni strategiche.

Della stessa posizione anche Isagani Zarate, esponente di sinistra nella camera bassa del Congresso, il quale ha definito le ultime mosse della Cina “una palese violazione della nostra sovranità”. Reazioni simili anche da parte dei sostenitori di Duterte, che su questa disputa si gioca una partita fondamentale.

Manila respinge le accuse 

In tutta risposta, il segretario alla Difesa filippino Delfin Lorenzana ha dichiarato che Manila procederà nelle prossime settimane a ripristinare le proprie strutture, in particolare una pista d’atterraggio, sull’isola di Thitu, nel Mar Cinese Meridionale. È molto probabile che questa strategia, nota Richard Java Heydarian su Asia Times, possa suscitare profonda irritazione da parte di Pechino.

Nel frattempo, il portavoce del presidente Duterte, Harry Roque, ha affermato che, contrariamente alle critiche dell’opposizione, il governo “si è opposto a Pechino non solo rispetto alla costruzione delle isole artificiali ma anche nei confronti della militarizzazione di quest’ultime”. “Il governo filippino – ha sottolineato Roque – ha costantemente presentato delle istanze contro Pechino. Il governo sta facendo tutto il possibile e ha sempre messo gli interessi nazionali sopra ogni cosa”.

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