In fuga da Chiang Kai-shek e dalle armate del Kuomitang, segretamente alcuni gruppi comunisti cinesi riusciti a nascondersi in alcune delle città più importanti sono riusciti a riorganizzarsi ed il primo agosto del 1927 hanno dato vita a quello che verrà chiamato poi ‘Esercito di Liberazione Nazionale’ il quale, dopo la vittoria di Mao nel 1949 e la proclamazione della Repubblica Popolare, diventerà l’esercito ufficiale di Pechino. Le forze armate della potenza in massima ascesa dunque, hanno compiuto 90 anni e la Cina ha voluto festeggiare e rendere omaggio al proprio corpo militare, più anziato anche della stessa Repubblica essendo sorto 22 anni prima dell’avvento del comunismo. Ma quest’anno la festa delle forze armate cinesi non è passata inosservata soltanto per il prestigioso anniversario, bensì anche per la connotazione politica che è riuscito ad imprimere a questa ricorrenza il presidente cinese Xi Jinping: fautore dello sviluppo militare cinese, il numero uno di Pechino ha scelto questa giornata per ribadire quali devono essere, in tal senso, le priorità dei prossimi anni.

La grande parata militare alla presenza del presidente

La Cina ha voluto mostrare i muscoli: se le celebrazioni politiche dell’anniversario sono state effettuate a Pechino alla presenza dei massimi vertici dello Stato nella giornata di martedì, quelle invece militari sono state svolte presso il campo di addestramento di Zhuriye, tra i più grandi ed importanti del paese posto a 400 km dalla capitale. E’ qui che Xi Jinping ha voluto passare in rassegna l’esercito, per la prima volta nella veste di comandante in capo delle forze armate: a bordo di una jeep militare e con l’uniforme mimetica, Xi ha inaugurato la parata percorrendo i lunghi viali della base dove le truppe e le varie squadre dell’esercito hanno reso i saluti militari al presidente. Tecnicamente nella tradizione delle forze armate cinesi, si è trattata di un’ispezione con il comandante in capo e presidente della Repubblica Popolare a bordo della jeep ad esclamare ‘Tóngzhìmen Nǐ hǎo’ (Salve compagni) e  ‘Tóngzhìmen nǐmen dōu zài nǔlì’ (Compagni state facendo un ottimo lavoro) e con i soldati pronti a rispondere ai saluti d’onore.

L’ispezione è da anni uno dei momenti di massimo contatto tra il vertice dello Stato e l’esercito e quella compiuta lo scorso sabato ha assunto un significato che è andato oltre la semplice cerimonia militare; Xi Jinping ha voluto infatti omaggiare le truppe, con l’obiettivo di tenere alta la concentrazione ed assegnare a loro un ruolo molto importante per il futuro del paese. Non a caso, subito dopo l’ispezione ha avuto luogo la parata vera e propria, con la forza militare in dotazione a Pechino ben in mostra lungo i viali della base di Zhuriye; dai carri armati ai missili, dalla marcia a cadenza ben scandita dei soldati fino alle sfilate dei reparti femminili, non è mancato nulla sotto l’occhio vigile dell’intera leadership della Zhōngguó, il nome con cui i cinesi identificano il proprio paese.

L’obiettivo di Xi Jinping: “Il nostro esercito a livello delle altre potenze mondiali”

Non solo parate ed ispezioni militari, ma anche momenti in cui poter tracciare un bilancio sia dei 90 anni di storia dell’esercito cinese che delle prossime sfide a cui le forze armate di Pechino dovranno essere chiamate, la festa delle forze armate ha oscillato tra memoria e futuro; la ‘dottrina’ inaugurata nel 2012 da Xi, passa proprio dai tanti investimenti da fare nel campo della difesa e della sicurezza ed il presidente non ha mancato di far richiamo proprio alle future prospettive nel suo discorso di Zhuriye: “La Cina deve costruire la forza militare più grande che si sia mai vista nella storia – ha affermato Xi Jinping subito dopo la parata – L’esercito serve la patria, serve il partito e marcia per difendere il paese: con un forte esercito, non dobbiamo più temere le invasioni del nostro territorio, come accaduto in passato”. Frasi che evocano nella mente lo shock, sempre vivo, delle conquiste territoriali ai danni di Pechino del secolo scorso ma che indicano anche le aspettative future tracciate dall’esecutivo cinese.

La Cina ha senza dubbio, ad oggi, l’opportunità storica di poter potenziare e modernizzare i propri arsenali ed il proprio esercito e questo, da quando nel 2012 è salito al potere Xi, è diventato uno dei punti più importanti dell’azione di governo della leadership cinese: non sono soltanto aumentati gli investimenti e le somme destinate al settore della difesa, sono bensì state attuate importanti riforme strutturali con l’obiettivo di ridisegnare l’esercito e renderlo sempre più competitivo. Nel piano quinquennale di spesa della Repubblica Popolare infatti, il quale riguarda il periodo 2016 – 2020, sono stati programmati interventi tanto finanziari quanto normativi miranti a due precisi obiettivi: da un lato, il riequilibrio in seno alle forze armate visto che attualmente gran parte degli uomini e dei mezzi sono di fatto assorbiti dall’esercito a discapito soprattutto di marina ed aviazione, dall’altro il progetto che prevede l’intensificazione dei rapporti tra industria bellica ed industria civile. Tutte le componenti del sistema cinese in poche parole, devono contribuire allo sviluppo ed al miglioramento delle forze militari di Pechino e questo sia per potenziare la difesa che per far accrescere l’influenza politica ed economica del paese in ambito internazionale.

La Cina si prepara al congresso del Partito Comunista di settembre

I ‘muscoli’ mostrati dall’esercito hanno anche una valenza importante per lo stesso presidente Xi Jinping; nel paese non ci sono elezioni, non ci sono quindi scadenze relative alla chiamata alle urne e non esistono vere e proprie campagne elettorali, pur tuttavia alcune date risultano decisive per la composizione sia del partito guida dello Stato che delle istituzioni. In particolare, il prossimo settembre si terrà il congresso del Partito Comunista il quale è chiamato a scegliere il segretario che diventerà poi Capo di Stato con un mandato quinquennale; la riconferma di Xi, nominato nel 2012 e succeduto a Hu Jintao, appare scontata e non dovrebbero esserci sorprese in tal senso ma, in quella che si prevede essere una delle più importanti sessioni plenarie del partito, vi sono in ballo altre delicate questioni per l’attuale leader.

Xi Jinping punta infatti non solo alla rielezione ma anche all’ottenimento di un consenso molto ampio, in grado di conferirgli un mandato politico chiaro e netto vitale per poter far navigare le riforme a cui mira sin dal suo insediamento e che riguardano, nello specifico, non solo il potenziamento dell’esercito ma anche la rimodulazione delle aziende di Stato. Lo scorso anno, Xi è stato insignito del titolo di ‘nucleo’ del Partito, nomina che in passato è toccata soltanto a Mao e Deng Xiaoping e quindi ai padri della patria; questo permetterà all’attuale presidente già da adesso di avere maggiore autorevolezza politica ma, per chiudere il cerchio, serve un importante mandato politico ed in vista di settembre mostrare parate militari e rivendicare per la Cina un grande esercito appare una mossa volta per l’appunto a ricercare, tra i delegati del congresso di settembre, il più ampio consenso possibile.

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