In Cina l’esercito cambia pelle. La trasformazione, o per meglio dire il mutamento graduale, dell’Esercito Popolare di Liberazione va avanti da diversi anni. Con gli ultimi provvedimenti il governo ha adattato le proprie truppe alle nuove esigenze a cui deve far fronte Pechino. La rivalità con gli Stati Uniti, certo, ma anche le crescenti tensioni in Medio Oriente e lungo la Belt and Road Initiative.

La specializzazione dell’esercito

La prima tappa fondamentale è la riforma annunciata nel 2015. Le Forze di terra, che per decenni dominavano incontrastate sull’intera organizzazione militare, sarebbero state ridimensionate da lì al 2020. Non solo nel numero, ma anche e soprattutto nella struttura di comando, che inizialmente coincideva con quella dell’intero Epl. Già negli anni ’80 e ’90 la Marina e l’Aeronautica sono state coinvolte al fianco delle Forze terrestri, prima con le operazioni coordinate, poi con le operazioni congiunte integrate. Mancava la revisione della struttura di comando, arrivata tre anni fa per affrontare al meglio le nuove sfide regionali e non. Prima è cambiata la dottrina militare, poi la struttura di comando. Per quale motivo? Serviva una leadership forte e accentrata come quella di Xi Jinping.

L’evoluzione della Power Projection cinese

Una volta riorganizzato l’assetto dell’esercito, sia dal punto di vista del comando che nella specializzazione interna, la Cina ha scoperto nuove esigenze. Fino a pochi anni fa l’esercito cinese si occupava per lo più di presidiare il territorio nazionale, le istituzioni e l’area coincidente con il Mar della Cina. Adesso la Power Projection del Dragone è entrata nella fase due e guarda oltre i confini nazionali. Il crescente ruolo geopolitico del paese deve essere accompagnato da un’altrettanta valida potenza militare internazionale utilizzabile in aree di crisi. Il principio di non interferenza negli affari interni di altri Stati resta al suo posto. Eppure l’impegno militare della Cina si è espanso seguendo le rotte della Belt and Road Initiative per difendere i propri interessi economici. Senza poi dimenticare la sfida a distanza con gli Stati Uniti, non più potenza irraggiungibile.

Difendere gli affari internazionali

L’esercito cinese deve dimostrare a tutto il mondo di avere un’organizzazione e una strategia tali da poter competere con le truppe americane. Pechino sta lavorando con una logica ben precisa. Intanto ha rafforzato la Marina e l’apparato tecnologico. Inoltre l’apertura della base navale cinese a Gibuti è un chiaro esempio di come la Cina intende farsi trovare pronta nelle eventualità future. Qualora dovessero scoppiare crisi che, come avvenuto in Libia, mettano in pericolo interessi cinesi, l’intervento di Pechino sarebbe immediato e le perdite minime o quantomeno ridotte.

La globalizzazione dell’esercito

Con la riforma del 2015 Xi Jinping annunciò, tra le altre cose, la creazione dell’Ufficio per le operazioni all’estero. Questo si occupa di organizzare operazioni di evacuazioni di civili in aree di crisi, offrire scorte antipirateria, garantire soccorso internazionale e preparare esercitazioni militari oltre confine. Il segnale è evidente. Gli interessi della Cina sono ormai internazionali ed è necessario che l’esercito sia in grado di difenderli. Anche se si trovano a migliaia di chilometri da Pechino, come nel caso del Medio Oriente e dell’Africa. In queste regioni le Forze armate cinesi agiscono all’interno delle Nazioni Unite. Ma la loro presenza è un chiaro segnale a tutto il resto del mondo.

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