Quello portato avanti dalla Cina è un lavoro minuzioso ma estremamente efficace. Pechino procede a gonfie vele nella creazione di una zona cuscinetto attorno all’India. Xi Jinping sta tessendo una fitta rete di alleanze con vari Stati, con l’obiettivo di contenere l’eventuale e futura espansione di Nuova Delhi. Con accordi economici e tanto soft power.

Cina e India: una rivalità storica

Nei primi anni Duemila i più importanti analisti del mondo consideravano Cina e India le due superpotenze del futuro. Eppure il governo indiano è rimasto indietro, principalmente per via di situazione interna piuttosto movimentata. Le divisioni religiose e sociali hanno fatto perdere terreno alla “più grande democrazia del mondo” nella partita con la Cina. L’autoritarismo di Pechino, basato su libero mercato e ferreo controllo politico nelle mani del Partito Comunista Cinese, ha avuto la meglio. E così oggi gli Stati Uniti si ritrovano a intraprendere una guerra commerciale con il Dragone e non con l’Elefante.

La mossa di Xi Jinping

Con l’avvento di Narendra Modi nelle vesti di Primo Ministro dell’India, la proboscide dell’Elefante indiano è tornata a preoccupare la Cina. I rapporti tra i due Paesi in questione sono sempre stati di amore e odio, a causa di dispute storiche sui confini ancora contesi dai due governi. Il progetto della Nuova Via della Seta voluto da Xi Jinping ha poi strizzato l’occhio al Pakistan, irritando e non poco Nuova Delhi, acerrima rivale di Islamabad. Insomma, per evitare che l’India possa creare problemi alla Belt and Road Initiative, la Cina ha deciso di muoversi in anticipo.

Una collana di perle per contenere Nuova Delhi

La “collana di perle” altro non è che un reticolato di alleanze che taglia fuori l’India da ogni velleità di ascesa politica nella regione. Isolando Modi, Xi Jinping avrebbe un ostacolo in meno nel suo disegno geopolitico. Proprio come nel gioco da tavolo cinese go, la Cina piazza le pedine attorno all’avversario. Che una volta circondato non può far altro che arrendersi. Il Pakistan, ampie zone del Sudest asiatico, il Bangladesh. E poi le Maldive e lo Sri Lanka. Ma anche l’Africa, le Seychelles e le Mauritius. All’India resta invece un pugno di mosche.

Pechino stringe i muscoli

A inizio febbraio l’ambasciatore cinese in India ha visitato il Bhutan. Sul tavolo c’era una questione militare. In particolare, immagini satellitari mostrano come la Cina abbia incrementato il numero di caccia da guerra in due aeroporti situati nella parte settentrionale del Paese. Sfruttando poi la “minaccia” degli uiguri nello Xinjiang, Pechino ha fatto volare a ridosso del confine indiano il GJ-2, un drone armato da alta quota. Così Xi Jinping non solo ha lanciato un segnale militare a Modi, ma gli ha anche fatto capire che a pochi passi da Nuova Delhi c’è un mezzo militare più che pericoloso. In Tibet i cinesi hanno costruito alcune dighe che rallentano il percorso del fiume Brahmaputra verso l’Assam indiano. Ennesimo smacco all’ingombrante vicino.

Il Dragone isola l’Elefante indiano

La Cina ha poi firmato diversi accordi economici da monitorare. Prendiamo il caso del Nepal, in passato dipendente quasi esclusivamente dall’India. Il governo cinese ha promesso carburante e trasporti al Paese, in cambio dell’entrata sotto la propria di Katmandu. Anche Maldive e Sri Lanka sono finite in mezzo alla disputa tra Dragone ed Elefante, entrando nell’iniziativa della Nuova Via della Seta. L’Oceano Indiano resterà indiano solo di nome, perché il lavoro della Cina in mezzo al mare è altrettanto prorompente, tra sponde commerciali con la Birmania e una base militare a Djibouti. L’India si irrita ma al momento non ha mezzi militari per impensierire Pechino. A poco serve il nucleare, vista la caratura dell’avversario. Il problema, per Modi, è che Xi Jinping diventa ogni giorno più grande. E il Dragone sembra aver avuto nuovamente la meglio su un Elefante sempre più confuso.

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