Quando un politico straniero ha l’onore di essere accolto a Pechino dalle più alte cariche del Partito Comunista Cinese, vuol dire che la Cina crede molto nel Paese che quella persona rappresenta. Il ministro degli Affari esteri cinese, Wang Yi, ha incontrato l’omologo siriano, Walid Muallem, in un importante bilaterale mirato a rafforzare ulteriormente il legame tra Repubblica Popolare Cinese e Siria. Non è la prima volta che i due governi uniscono le forze, perché già nel bel mezzo del conflitto siriano il Dragone ha dato prova di sostenere Assad, sia per una questione geopolitica che per motivi economici. Il gigante asiatico puntava al mantenimento dello status quo per evitare di lasciare carta bianca agli avversari di Xi Jinping, per inciso gli stessi del Presidente siriano; ma c’entrano anche gli affari, dal momento che Pechino non solo è il quinto esportatore di armi della Siria, ma si è anche aggiudicata miliardi e miliardi di dollari di appalti per la ricostruzione delle infrastrutture siriane.

Salvaguardare gli interessi comuni

Dopo mesi di silenziosi contatti sottotraccia, costanti ma nell’ombra per non rompere il fragile equilibrio che sta tornando nella regione siriana, la Cina è uscita allo scoperto facendo capire che la Siria è una sua stretta alleata. Wang Yi ha assicurato a Muallem il sostegno alla causa per la sovranità siriana e alla lotta al terrorismo, oltre che un aiuto nel ristabilire la sicurezza e stabilità nazionale e nella ricostruzione economica. Il ministro cinese ha poi dichiarato che Cina e Siria dovrebbero coordinarsi maggiormente su questioni internazionali regionali per salvaguardare interessi comuni: che questa affermazione sia un implicito riferimento al caso Iran? Gli Stati Uniti con Teheran stanno giocando con il fuoco e, minaccia dietro minaccia, l’escalation ha ormai toccato vette insostenibili. Pechino intende mettere al sicuro i suoi alleati e, per meglio monitorare la situazione iraniana, ha scelto di puntare su Damasco.

I benefici reciproci di Pechino e Damasco

La Siria è uno dei membri coinvolti nella realizzazione della Nuova Via della Seta ed è un baluardo mediorientale strategico per gli interessi cinesi. Ma, come detto, anche la Cina ha i suoi vantaggi economici nel sostenere Assad, e per questo Pechino ha sottolineato la necessità di trovare al più presto una soluzione politica per chiudere una volta per tutte la questione siriana e garantire una pace duratura al suo popolo. “La Cina – ha concluso Wang Yi – è sempre stata dalla parte del popolo siriano e continuerà a esserlo, svolgendo un ruolo costruttivo per la pace in Siria”. Damasco è anche l’anello che congiunge ulteriormente Pechino e Mosca in un’alleanza ancora più forte in un’area cruciale per gli sviluppi futuri. Il Dragone non è mai stato presente militarmente in Siria ma i suoi artigli sono da sempre ben piantati da quelle parti. D’altronde il governo cinese è il più grande importatore di petrolio al mondo e la maggior parte dell’oro nero accessibile alla Cina è proprio in Medio Oriente, dove Xi Jinping ha dirottato investimenti infrastrutturali massicci.

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