La Nuova Via della Seta della Cina non è solo un tentativo per armonizzare i mercati e fluidificare l’economia di Pechino offrendole nuovi sbocchi in Eurasia e Africa. La Belt and Road Initiative (Bri) è anche un mezzo attraverso il quale Pechino offre al mondo intero un’altra immagine di sé, mettendo in mostra una cultura interessata a cooperare in rapporti paritari win-win al fine di creare un ordine globale multipolare. Nell’ottica cinese i paesi coinvolti nel progetto voluto da Xi Jinping saranno sì disposti tutti sullo stesso piano ma, soprattutto nel caso degli Stati occidentali, l’intenzione del Dragone è diffondere in loro il way of life della Cina. Siamo alle basi del soft power, termine coniato dal politologo statunitense Joseph Nye per indicare l’abilità di un soggetto politico, nel nostro caso la Cina, di creare un forte consenso mediante la persuasione e non la coercizione. Questa abilità si alimenta attraverso la diffusione della propria cultura mediante le più svariate forme. E la Nuova Via della Seta è una di queste.

L’utilizzo culturale della Bri

La Cina sta utilizzando la Bri per veicolare la propria cultura all’interno dei paesi partner. Il motivo è presto detto: la cultura ha un ruolo importante nella creazione di solidi processi economici, e Pechino si affida proprio a questi per estendere la propria influenza a livello globale. Tutto legittimo, sia chiaro, solo che le istanze cinesi si scontrano a distanza con quelle degli Stati Uniti, che nel corso del ‘900 avevano adottato un sistema simile per accreditarsi un vantaggio geopolitico e strategico nei confronti della concorrenza. Tornando alla Bri, studi accademici dimostrano una evidente relazione tra questa piattaforma e l’espansione della cultura cinese tra i partecipanti all’iniziativa economica. In particolare i due aspetti sono tra loro collegati, perché se attraverso la diffusione del way of life cinese i paesi terzi imparano a conoscere la Cina e sono maggiormente disposti ad accordarsi con Pechino, è pur vero che è attraverso la stessa Nuova Via della Seta che il soft power cinese può essere veicolato un po’ ovunque.

Soft power americano sotto attacco

Tutto questo per sottolineare come la Bri svolga un ruolo culturale enorme, ossia quello di creare una nuova immagine della Cina. La stessa Cina, nelle intenzioni di Xi, da ora in poi non deve più essere concepita come una minaccia ma come una superpotenza desiderosa di rimediare ai torti provocati dagli Stati Uniti. In realtà l’obiettivo neanche troppo velato del governo cinese è prendere il posto degli americani nella produzione del soft power. Cerchiamo di fare qualche esempio concreto. Così come la mitografia collegata a Hollywood ha fatto la fortuna di Washington, la Cina schiera le sue armi culturali per ottenere il medesimo risultato. Certo, al momento Pechino non può ancora contare sulla potenza mediatica di un corrispettivo Hollywood cinese, quindi si affida alla diffusione della sua cultura base. Gli istituti Confucio, il cibo cinese, l’arte del tè, le varie pratiche artistiche come l’opera, le mostre sulla Cina, siano esse riferite alla storia o all’aspetto naturalistico, i forum e le expo a livello internazionale: questi sono i semi che la Cina ha piantato e sta continuando a piantare oltre la Muraglia per cercare di sostituire il soft power americano con il proprio. E la Bri è il cavallo di Troia perfetto per riuscire nell’impresa.

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