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Mohammed bin Salman – o meglio MbS, l’acronimo preferito dai diplomatici – è senza dubbio un uomo di ampi orizzonti e d’immense ambizioni. In poco più di due anni il trentaduenne principe ereditario dell’Arabia Saudita ha scosso in profondità equilibri di potere e tradizioni consolidate. Ridimensionati i poteri della famigerata polizia religiosa, Mbs ha assicurato che alle donne sarà permesso guidare, accedere ai concerti, alle partite di calcio e presto anche ai cinema, in riapertura dopo 35 anni si proibizionismo. Un duro schiaffo ai cupi seguaci del wahabismo, la corrente più ortodossa dell’islam sino a ieri forza egemone del regno.

Ma il suo colpo più clamoroso MbS lo ha sferrato lo scorso 4 novembre rinchiudendo in una gabbia dorata – il Ritz Carlton di Riad – oltre duecento tra principi, ministri, ex ministri, generali e miliardari vari. Per tutti l’accusa di corruzione. Uno choc per i «paperoni» sauditi che, nel solco della tradizione beduina, per riacquistare la loro libertà hanno dovuto patteggiare (a caro prezzo) la loro libertà. E così, facendo buon viso a cattivo gioco, Walid bin Talal bin Abdulaziz (patrimonio stimato in 16,9 miliardi dollari), Mohammed al Amoudi (dieci miliardi), Salek Kamel (3,3 miliardi) e altri magnati tra cui Bakr bin Laden, un fratello di Osama, sono dovuti passare alla cassa e pagare.

Al momento sembra che MbS abbia recuperato oltre cento miliardi di dollari ma la somma complessiva potrebbe arrivare a 300. Tanti soldi a cui si aggiungeranno quest’anno – grazie alla quotazione del 5% della Saudi Aramco, la compagnia petrolifera di Stato – altri cento miliardi. Un gruzzolo ragguardevole che servirà a finanziare la prima fase della Saudi Vision 2030, un piano da due triliardi di dollari che mira a diversificare l’economia, ancora incentrata sul petrolio, e trasformare l’Arabia Saudita in un Paese nuovo, dinamico e magari (almeno per gli schemi attuali) tollerante e liberale.

Simbolo di questa svolta epocale sarà Neom, la smart city del futuro, un progetto valutato attorno ai 500 miliardi. Come ogni «Città di fondazione» – le mussoliniane Littoria (oggi Latina), Pomezia e Sabaudia o la Brasilia di Niemayer e la Chandigarth di Le Corbusier – il progetto rappresenta una volontà di potenza intrecciata all’ambizione di creare un nuovo modello abitativo, in questo caso ipertecnologico e sostenibile. La «città ideale» di MbS, incastonata tra il golfo di Tiran e la Giordania ed estesa su più di 26.500 km (un’area 33 volte più grande di New York), verrà alimentata interamente da fonti rinnovabili con impianti eolici e solari, tutti i trasporti saranno dotati di guida automatica mentre tra i grattacieli voleranno droni carichi di passeggeri e una connessione internet wi-fi ad altissima velocità gratuita sarà estesa su tutto il territorio.

Sotto la teutonica direzione di Klaus Kleinfeld, ex amministratore delegato di Alcoa e Arcinic, verranno realizzati entro il 2030 (ma la prima tranche di lavori dovrebbe concludersi già nel 2025) un’area residenziale, un distretto finanziario, un settore destinato all’intrattenimento e al turismo – novità assoluta per i sauditi – e un reticolo di poli industriali dedicati: energie rinnovabili, settore idrico, biotecnologie, filiera alimentare, scienze tecnologiche e digitali. Secondo i piani «la popolazione crescerà organicamente in linea con gli sviluppi dell’automazione e della robotica, con l’obiettivo di ridurre le attività manuali ad alta intensità di manodopera. Ciò assicurerà la crescita di una forza lavoro altamente qualificata che riempirà le posizioni creative e strategiche». Per attrarre talenti e investimenti stranieri è prevista una zona franca con una propria dogana, una particolare tassazione, una legislazione speciale sul lavoro e un sistema giudiziario autonomo soggetto a regolamenti indipendenti che saranno redatti (altra novità) assieme agli imprenditori locali e no.

Le ambizioni sono enormi. Presentando il progetto a 3.500 uomini d’affari provenienti da 88 paesi convenuti a ottobre alla Future investiment initiative di Riad, Mohammed bin Salman ha assicurato che Neom «diverrà un hub globale che collegherà Asia, Europa e Africa e sarà il posto più sicuro, efficiente e più orientato al futuro del mondo, nonché il luogo migliore in assoluto per vivere e lavorare». Con qualche piccola eccezione. «Lo straniero che vorrà bere alcolici è libero di andare nei vicini Egitto o Giordania». A Neom vigerà il proibizionismo. Fortunatamente la città sarà collegata a Sharm da un lunghissimo ponte, poggiato sulle isole di Tiran e Sanafir «donate» lo scorso 4 marzo dal presidente egiziano Al Sisi a MbS in occasione della sua visita al Cairo.

Nel frattempo le nostre aziende si stanno attrezzando per partecipare da protagoniste al programma del principe. Ricordiamo che l’Italia è uno dei principali partner commerciali del regno saudita e vi sono oltre 70 società impegnate in grandi progetti infrastrutturali. Tra tutti Salini Impregilo; presente da oltre 50 anni ha appena completato la linea tre della metropolitana di Riad (un contratto di tre miliardi di dollari per 41 chilometri e 22 stazioni) e Italferr che ha in corso un contratto di 60 milioni per la realizzazione della linea ferroviaria tra Riad e Jubail. Poi Saipem, Tenaris, Nuovo Pignone, Ansaldo e, nel settore dell’energia solare, Epc e O&M. Non mancano, e come potrebbe, i grandi marchi della moda Made in Italy. Per tutti Neom è una finestra d’opportunità imperdibile.

Marco Valle

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