La vittoria di Pirro che Pedro Sanchez si è assicurato alle ultime elezioni spagnole rischia di paralizzare l’Unione europea. In Spagna il Psoe del primo ministro iberico uscente ha totalizzato il 28,3% dei voti, risultando il primo partito del Paese. I socialisti hanno perso tre seggi rispetto al voto di aprile, scendendo da 123 a 120, ma quel che è peggio è che non sono riusciti a ottenere una maggioranza tale da poter formare un nuovo governo. In altre parole, la Spagna è tornata al punto di partenza: non esiste una fazione in grado di governare in piena autonomia. Questo cosa significa? Che i socialisti, se vorranno restare in sella, dovranno per forza allearsi con qualcuno. Resta da capire con chi, ma soprattutto c’è da definire un serio piano d’azione. In ogni caso, Sanchez è stato premiato dagli spagnoli e deve adesso sciogliere diversi nodi. E qui entra in gioco l’Europa. Il motivo è semplice: il leader socialista avrebbe dovuto guidare un’immediato rilancio dei socialisti europei per dare nuova linfa alla Commissione Ue guidata dalla tedesca Ursula Von der Leyen. Che adesso rischia la paralisi, proprio come la Spagna.

La debolezza di Ursula

La nuova Commissione Ue è ancora nel limbo. Von der Leyen dovrebbe entrare in carica il prossimo dicembre, ma il condizionale è quanto mai d’obbligo, visto e considerando il possibile “golpe francese” di Macron per togliere di mezzo la tedesca e gli altri nervi scoperti che devono fronteggiare le istituzioni europee, tra cui la Brexit e tre Paesi senza un governo in carica (oltre alla Spagna, anche Belgio e Austria). In uno scenario del genere appare quanto mai complicato trovare la quadra giusta per mettere la prima e far partire la Commissione. Il rischio è quello di ingolfare il motore ancor prima di effettuare il primo giro di pista, e Von der Leyen non ha certo intenzione di essere ricordata per questo. Non resta che aspettare: ma chi o che cosa?

Fra attesa e paralisi

Il voto spagnolo era ad esempio un appuntamento segnato sul calendario con la matita rossa. La speranza della Von der Leyen era che Sanchez potesse riuscire a rafforzarsi in patria così da diventare protagonista in Europa, così da poter contare sul leader socialista. L’iberico avrebbe dovuto riallineare la Spagna all’interno dell’Ue e allinearla accanto a Germania e Francia, approfittando tra l’altro dell’immobilismo italiano. Niente di tutto questo si è verificato. Sanchez, adesso, medita per la Spagna una coalizione progressista che potrebbe includere anche Podemos, un movimento che a Bruxelles non gode di buona nomea. Anzi, da lì c’è chi preferirebbe un’alleanza tra socialisti e popolari pur di lasciare Podemos fuori dal governo iberico. Attenzione però, perché una situazione simile a quella spagnola è presente tanto in Belgio quanto in Austria: nel primo caso non sono ancora stati trovati gli estremi per un accordo di governo, nel secondo i popolari di Sebastian Kurz hanno deciso di avviare le trattative con i Verdi. In tutto questo Von der Leyen resta in attesa di capire quale sarà il suo futuro e quello della sua nuova Commissione Ue. A patto che a guidarla davvero, quando si insedierà, sia davvero la tedesca.

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