Uomini ben addestrati, riuniti in cellule dormienti, pronti a morire nel nome di Allah: sono loro l’ultima minaccia dello Stato islamico in Europa.

Isis 2.0

Con la sconfitta definitiva del califfato islamico in Siria e in Iraq, l’Europa teme una nuova ondata di terrorismo. L’Isis 2.0, come è stato definito da Jürgen Stock, segretario generale dell’Interpol, riferendosi all’ultima e più aggiornata versione dell’organizzazione, includerebbe sia i foreign fighter, di ritorno nei loro Paesi di origine, sia i detenuti radicalizzati, che stanno terminando di scontare la pena per reati connessi al terrorismo.

A questi, si aggiungono le cellule dormienti: individui ideologizzati, sparsi in tutta Europa, che attendono pazienti ordini dall’Isis o il momento più appropriato per colpire. Secondo i dati dell’Interpol, aggiornati al dicembre 2018, coloro che sono stati registrati nel database dell’organizzazione internazionale col sospetto di essere terroristi di ritorno sarebbero ben 45mila, provenienti da un centinaio di Paesi.

L’ex agente segreto dell’Isis

Tra i foreign fighter provenienti dall’Europa, vi è anche Abdel Kadr, ex membro dell’Intelligence dello Stato islamico – conosciuta con il nome di “emni” -, ora recluso con circa altri 3.500 terroristi stranieri, anche europei, in un centro di detenzione delle People’s Protection Units (Ypg) curde.

Di origini tunisine, entrato illegalmente in Europa nel 2008, Kadr riesce a regolarizzare la sua posizione in Germania sposando una cittadina tedesca. Dopo aver “trovato la religione” – così si esprime Kadr – nel 2014, parte alla volta della Siria, guidando un’ambulanza carica di aiuti umanitari.

Poco tempo dopo aderisce all’ideologia dello Stato islamico, all’interno del quale diviene un membro dei servizi di intelligence. Rimane un soldato dell’Isis fino alla cattura, avvenuta nel 2018 da parte delle People’s Protection Units (Ypg).

Ormai prigioniero nei campi di detenzione curdi, l’uomo ha rivelato ai ricercatori Anne Speckhard e Ardian Shaikovci numerosi dettagli riguardo ai progetti dei servizi segreti dell’Isis per infiltrarsi in Europa.

Le cellule dormienti

Come qualsiasi altra entità statuale, anche lo Stato islamico possiede una rete di intelligence. I servizi segreti dell’organizzazione terroristica si dividono in due rami: uno interno, con il compito di garantire la sicurezza nei territori del califfato, e uno esterno, che si occupa dell’invio di agenti operativi all’estero, dopo averli formati per diventare cellule dormienti in grado di organizzare attacchi in Europa e nel mondo.

“Sono persone che vivono 24 ore su 24 indossando una maschera. Questo è il motivo principale per il quale vengono scelti. Hanno abitazioni e famiglie speciali. Sono stati scelti appositamente e molti sono in Europa”, così Kadr descrive i membri dell’Isis che agiscono sotto copertura. La strategia dell’Isis sarebbe quella di mandare in Europa “ragazzi prestanti che abbiano un aspetto europeo”.

“Sono moltissime le persone addestrate dall’Isis per entrare in Europa”, continua il tunisino. Ad addestrarli sarebbe stato anche un europeo, un austriaco conosciuto con lo pseudonimo di Abu Musa Al-Almani. “Era lui l’incaricato per la Germania. Parlava circa sette lingue, tra le quali tedesco, olandese, francese, arabo e tedesco austriaco. Veniva da una famiglia benestante e si era convertito all’islam dal cristianesimo. L’ho conosciuto in Siria, ma viaggiava dappertutto”.

I morti viventi dell’Isis

Kadr rivela anche la tattica adottata dallo Stato islamico per disseminare i suoi agenti in Europa. Qualche mese prima di avviare le procedure di rimpatrio, l’Isis annuncerebbe la morte della persona selezionata, che diviene un martire caduto durante i combattimenti contro i nemici o nell’esplosione di una bomba all’interno dei territori del califfato. La notizia, solitamente comunicata anche alla famiglia del jihadista, verrebbe trasmessa a livello internazionale, tramite i media dell’organizzazione.  

In realtà, la persona scelta sarebbe trasferita in un campo di addestramento per essere adeguatamente formata. Soltanto dopo aver portato a termine la sua missione suicida, l’organizzazione svelerebbe la vera storia del “martire”.

Uno di questi potenziali attentatori sarebbe proprio un amico di Kadr, Dominic, con cui il tunisino ha deciso di arruolarsi nello Stato islamico. Dominic, secondo la testimonianza del compagno, è un tedesco convertito all’islam che ora lavorerebbe come agente sotto copertura in Europa per l’organizzazione terroristica.

“L’Isis ha annunciato il suo decesso, ma non è vero” – racconta Kadr – “viveva accanto a me e, quando sono andato a far visita alla moglie e ai figli a Tabqa, vicino a Raqqa, mi hanno detto che non era morto, ma che non sapevano dove si trovasse”.

“Penso che adesso viva in Europa”, confessa l’uomo, secondo il quale l’amico starebbe forse aspettando di compiere la sua missione, dal momento che “finora, non è stato emanato alcun comunicato dall’Isis su eventuali sue azioni”.

La vacanza in Turchia

A partire dal 2014, lo Stato islamico ha sviluppato un nuovo piano per consentire agli stranieri di unirsi all’organizzazione. Il loro viaggio verso la Siria non deve essere registrato. Gli aspiranti terroristi, dunque, prenoterebbero una vacanza all-inclusive nei resort nel sud della Turchia, documentato con molte foto. Non si tratta però di un viaggio di piacere, ma di un ottimo alibi per superare i controlli all’aeroporto, prima del volo di rientro.

Dalla Turchia, i jihadisti verrebbero portati in Siria e addestrati per un breve lasso di tempo – a volte solo un paio di giorni -, per poi essere rimandati in Europa come nuovi membri di cellule dormienti.

Le tratte dei migranti

Secondo Kadr, al momento, “in Europa, ci sono mille militanti dell’Isis”. I jihadisti sarebbero riusciti a raggiungere il vecchio continente sfruttando le tratte dei migranti. “Hanno un grande progetto” – spiega l’uomo – “ovvero introdurre centinaia di rifugiati, di tutte le nazionalità”, attraverso il flusso di migranti che si dirige verso Europa.

Molti di loro avrebbero documenti falsi e “attraverso la chirurgia, l’addestramento e la lingua” apparirebbero diversi. In Turchia, sarebbero sottoposti al trapianto di capelli, i connotati degli occhi verrebbero cambiati chirurgicamente e cambierebbe anche il colore dei loro occhi”, probabilmente attraverso l’uso di lenti colorate.

Anche a Kadr sarebbe stato proposto di diventare un trafficante di essere umani. Prima di unirsi alle file dell’Isis, infatti, il tunisino svolgeva questo “lavoro” e trafficava beni e persone tra la Turchia e l’Europa, pur facendo base in Germania.  

L’uomo racconta che, mentre si trovava a Raqqa, “Abu Musa Al-Almani, l’incaricato per la Germania, mi ha avvicinato e mi ha chiesto della mia attività di trafficante. Mi ha detto: ‘lo Stato islamico ha bisogno di te. Tutto l’islam ha bisogno di te”.

L’intelligence dell’Isis “sapeva che ero un trafficante di esseri umani. Tutti lo sapevano” – continua Kadr – “Volevano che tornassi ad occuparmi della logistica e del coordinamento, perché, prima di unirmi all’Isis, trafficavo esseri umani tra la Turchia e la Grecia”. 

Una volta unitosi allo Stato islamico, il compito di Kadr sarebbe stato quello di aiutare gli operativi, addestrati dall’organizzazione, a tornare in Europa, attraverso la Turchia e la Grecia, rotte di cui l’uomo era particolarmente esperto.

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