Investimenti, tecnologia, commercio, cooperazione. La Cina è tornata in pista, ha messo l’Europa nel mirino e proverà per la seconda volta ad allacciare solidi rapporti con il Vecchio Continente. Lo farà partendo dall’Italia. Ovvero il miglior alleato di Pechino lungo la Nuova Via della Seta inaugurata da Xi Jinping, nonché l’unica potenza del G7 ad aver siglato con il gigante asiatico un Memorandum d’intesa per la Belt and Road Iniative (BRI).

Sembrava che in seguito alla pandemia di Covid l’idillo tra il governo cinese e molti Paesi occidentali fosse destinato a interrompersi, complice anche l’incessante pressione degli Stati Uniti. Washington, fin da subito, ha accusato il Partito comunista cinese di aver commesso errori tali da aver agevolato la diffusione del Sars-CoV-2 nel mondo intero. La narrazione imperante aveva in effetti schiacciato all’angolo il Dragone, che tuttavia ha saputo rialzarsi, rispedire al mittente le critiche e organizzare la propria controffensiva.

La risposta della Cina si è basata sul fornire supporto ai governi in difficoltà, a corto di mascherine, respiratori e dispositivi di protezione individuale da impiegare nella lotta contro il Covid. L’Italia è stato il primo Stato occidentale ad aver ottenuto il supporto di Pechino. Un’operazione politica oltre che mediatica, che ha consentito ai cinesi di scrollarsi di dosso l’etichetta di untori. È dunque nel periodo più nero della pandemia che la Cina si è rimessa in carreggiata riprendendosi lo spazio vitale che aveva conquistato a son di accordi e promesse commerciali.

Una nuova stagione?

Nella fase pre Covid la Cina aveva lavorato sui fianchi dell’Europa, penetrando nei Balcani, stringendo patti con i Paesi mediterranei e dimostrandosi un interlocutore imprescindibile. Dalla Francia alla Germania passando per l’Italia, il messaggio proveniente dall’Oriente era chiarissimo: nessuno può ignorare Pechino. Il motivo di una simile affermazione era (ed è tutt’ora) semplice. In ballo ci sono questioni troppo rilevanti. Da una parte ci sono gli Stati Uniti ma dall’altra, assieme alla Cina, troviamo affari, relazioni commerciali, soldi.

Impossibile, oggi, girarsi dall’altra parte soltanto perché Washington ruggisce di fronte all’avanzata della Repubblica popolare. Sono pochissimi i Paesi che hanno scelto l’America a priori. Tanto per fare un esempio, perfino il Regno Unito di Boris Johnson continua a tentennare, per paura di veder evaporare vantaggi allettanti.

Con l’avvento della pandemia i tentacoli cinesi si sono ritirati perché Pechino doveva tenere a bada il demone. È qui che gli Stati Uniti hanno tentato un colpo di coda per riportare sulla “retta via” coloro che erano rimasti ammaliati dal Dragone, Italia compresa. La sensazione era che Donald Trump fosse riuscito a convincere gli storici alleati europei a voltare le spalle all’ex Impero di Mezzo, troppo diverso per andar d’amore e d’accordo con gli standard occidentali. Invece, come abbiamo visto, così non è stato. Nel periodo post Covid Pechino è tornato alla ribalta e questa volta non ha tempo da perdere.

Ripartire dall’Italia

Il tentativo di “riconquista” dell’Italia, se così possiamo definire l’ultima missione del governo cinese, andrà in scena martedì, quando il ministro degli Esteri di Pechino, Wang Yi, arriverà nel Belpaese. Il signor Wang incontrerà l’omologo italiano, Luigi Di Maio e, forse, anche il premier Giuseppe Conte. Non sappiamo quali saranno i temi sul tavolo, anche se, molto probabilmente, si parlerà di 5G (con diatriba politica annessa) e investimenti (in particolare quelli della China communications construction company nel porto di Taranto e Trieste).

In realtà l’obiettivo di Pechino è molto più ambizioso che non riscaldare le relazioni con Roma. Il fine ultimo coincide con il rianimare la Nuova Via della Seta. A metà settembre, infatti, Xi Jinping in persona incontrerà in videoconferenza i colleghi dei più importanti Paesi dell’Ue. E in quell’occasione la Cina farà di tutto per indossare i panni della potenza buona in grado di aiutare il pianeta a uscire dalla crisi post Covid. Per quanto riguarda l’Italia, Wang Yi avrà modo di sondare il terreno e capire quale sarà il futuro di Huawei nel Belpaese. Gli Stati Uniti hanno convinto diversi governi europei a boicottare il colosso di Shenzen ma l’Italia, almeno fin’ora, non è tra questi. Battere il ferro finché è caldo: è anche da qui parte la controffensiva del Dragone.

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