Dodici mesi fa aveva tenuto il suo discorso di fine anno in uno dei suoi uffici, seduto su una poltrona di pelle e con addosso un abito in stile occidentale. Quest’anno Kim Jong Un ha rilasciato il tradizionale discorso di Capodanno al termine di una riunione plenaria del Partito dei Lavoratori di Corea durata quattro giorni. Il differente contesto offre subito un chiaro segnale di come potrebbero evolversi i rapporti tra Pyongyang e Washington. Il governo nordcoreano aveva accettato di sedersi a un tavolo per firmare un trattato di denuclearizzazione ma, dopo mesi di innumerevoli tira e molla, Kim ha deciso di concedere agli americani un ultimatum: o raggiungiamo un accordo entro il 31 dicembre 2019 o salta tutto. Tra le parti non c’è stata alcuna fumata bianca. Dunque, fine dei buoni propositi. “Non abbiamo motivo di continuare in modo unilaterale questo impegno”, ha spiegato ieri un deciso Kim.

La bilancia pende in favore di Washington

Nel suo discorso, secondo quanto reso noto dall’agenzia statale nordcoreana Kcna, Kim Jong Un ha spiegato ai dignitari del partito che “il mondo vedrà nel prossimo futuro” la “nuova arma strategica che la Corea del Nord possiede”. Il leader ha inoltre promesso un’azione “scioccante contro gli Stati Uniti”. Si tratta di un piano ben preciso o di un possibile bluff? La realtà potrebbe stare nel mezzo, dato che nel corso del 2019 Pyongyang ha davvero fatto passi in avanti nell’ottica di stabilire rapporti pacifici con la Casa Bianca e Seul. Il governo nordcoreano per un po’ ha rispettato quanto chiesto dalla controparte americana: sospendere i test missilistici. Tuttavia, dopo incontri ufficiali sostanzialmente inutili se non per fini mediatici e dichiarazioni perse nel vuoto, Kim ha deciso di scuotere il tavolo da gioco. Il motivo è semplice: l’attesa giovava soltanto a Donald Trump. Assicurandosi infatti l'”amicizia” del leader nordcoreano, il tycoon sperava di mettere un freno ai lanci missilistici di Pyongyang per sventolare questo successo internazionale in vista delle elezioni presidenziali del 2020. La strategia ha funzionato fino a quando i nordcoreani – che da questa tregua non hanno ricevuto alcun vantaggio – si sono legittimamente spazientiti.

Come evitare il peggio

Dalla sua residenza di vacanza in Florida, Trump continua a ripetere di esser certo che Kim denuclearizzerà la Corea del Nord. “Abbiamo firmato un contratto che parla di denuclearizzazione. Era la frase numero uno, è stata scritta a Singapore. Penso che sia un uomo di parola”, ha detto il presidente americano riferendosi al suo omologo nordcoreano. Il segretario Usa Mike Pompeo, personaggio più volte bersagliato dagli organi di stampa di Pyongyang, ha inoltre ribadito che gli Stati Uniti “vogliono la pace e non lo scontro”. Sarà anche vero, ma in Corea del Nord nessuno dà l’impressione di voler più credere alla parola degli “Yankee”.

L’errore principale di Trump è stato quello di non concedere niente ai nordcoreani: né una riduzione delle sanzioni economiche né aperture di alcun tipo. Quasi sicuramente Kim si è sentito tradito, ed è per questo che ha fatto capire al mondo di essere disposto a continuare a vivere sotto sanzioni internazionali a costo di preservare la capacità nucleare del Paese. “Gli Stati Uniti stanno sollevando richieste contrarie agli interessi fondamentali del nostro Stato e adottano un comportamento da bandito”, ha affermato Kim. Il presidente nordcoreano ha poi ricordato come Washington abbia “condotto decine di esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud” – le stesse che “il presidente Trump aveva promesso personalmente di fermare” – inviato altre squadre militari nel Sud e “intensificato le sanzioni contro Pyongyang”. Forse uscire dall’impasse è ancora possibile. Ma questa volta dovranno essere gli americani a fare un deciso passo in avanti.

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