Ferite del passato che lentamente si rimarginano o che, quanto meno, iniziano a farsi da parte a favore di nuove relazioni tra due Paesi prima in guerra; il senso ed il significato del ritorno in patria delle spoglie di caduti in un conflitto lontano, sia a livello geografico che temporale, è proprio questo: ecco perché in Asia il ritorno dei resti di venti caduti cinesi sepolti in Corea del Sud, ha assunto un significato importante specie in un periodo come questo dove, in estremo oriente, ci si muove tra minacce di guerra e storici passi verso la pace.

Gli ultimi soldati cinesi della guerra di Corea rientrati in patria

È stata una delle prime gravi crisi internazionali successive alla seconda guerra mondiale, emblema e primo vero apice della guerra fredda che vedeva contrapposti i blocchi occidentali e comunisti; il conflitto nella penisola coreana è andato avanti per tre anni, dal 1950 al 1953 ed ha lasciato sul terreno migliaia di vittime tra tutte  le parti in causa oltre che, purtroppo, tra i civili. La Cina dal 1949 era diventata Repubblica Popolare, con Mao in grado di prendere il potere ed instaurare la sua rivoluzione comunista; Pechino dunque, ha da subito inviato truppe e volontari in Corea a sostegno di Kim Il Sung, il leader del locale partito comunista dei lavoratori: il tributo di sangue di soldati cinesi nella penisola coreana è stato importante ed imponente, ancora oggi Pechino non riesce a stilare una cifra esatta dei propri connazionali periti durante quei tre anni di guerra, ma il numero potrebbe aggirarsi intorno alle duecentomila unità.

Il conflitto formalmente non è mai cessato in realtà: sono nate due nazioni, la Corea del Nord filo comunista e la Corea del Sud filo occidentale, divise da un confine sorto lungo il trentottesimo parallelo la cui tregua è frutto non di un trattato di pace ma di un armistizio ancora oggi valido ma, spesso, vacillante dinnanzi le più importanti pressioni internazionali ed interne ai due paesi. Tra la Cina comunista e la Corea del Sud i rapporti, per ovvi motivi, non sono mai stati ottimi: Pechino è il principale sponsor della Corea del Nord, ha sostenuto durante le varie lotte il futuro governo di Pyongyang, con il quale ha legami sia commerciali che ideologici; eppure qualcosa, da qualche anno a questa parte, sembra davvero essere cambiata nel corso degli ultimi anni.

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Dal 2014 ad oggi, più di cinquecento soldati cinesi ritrovati sepolti in Corea del Sud sono tornati a casa, accolti con tutti gli onori militari dalla Cina; l’aereo che martedì scorso è partito da Incheon, città sudcoreana, con a bordo i resti di altri venti soldati cinesi è stato salutato anche dal ministro della difesa di Seul, Song Young-moo, il quale era presente assieme all’ambasciatore cinese ed alti importanti funzionari del governo di Pechino: è stato questo il segno di un ulteriore passo in avanti nelle relazioni tra i due paesi, con la guardia d’onore dell’esercito cinese presente nell’aeroporto di Incheon per prendere ufficialmente in consegna le venti bare avvolte dalla bandiera della Repubblica Popolare. Un messaggio di pace, ma anche di reciproco rispetto: la data scelta per il rimpatria delle venti vittime cinesi durante la guerra di Corea, non è casuale visto che a breve in Cina ci sarà la ricorrenza del giorno della “pulizia della tomba”, l’equivalente della nostra festa di commemorazione dei defunti.

I messaggi di pace lanciati in queste ultime settimane in estremo oriente

Prima la sfilata all’interno di un’unica delegazione durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pyeongchang 2018, poi la stretta di mano tra la sorella di Kim ed il presidente sudcoreano proprio durante i giochi invernali dello scorso febbraio, passando per il paventato incontro tra il leader nordcoreano ed il presidente Usa Trump, previsto a maggio, fino al viaggio a sorpresa dello stesso Kim a Pechino; la restituzione delle spoglie di soldati cinesi da parte della Corea del Sud, si inserisce all’interno di un quadro che ha visto, a partire dall’inizio di questo nuovo anno, l’avvicendarsi di numerose iniziative volte a riappacificare gli animi ed a riportare il dialogo su binari concreti per il ripristino di relazioni politiche meno tempestose.

Dopo i mesi contrassegnati da test missilistici e da allarmi nucleari, anche i segnali di riavvicinamento tra Pechino e Seul sembrano andare nella direzione sopra esposta; pur tuttavia, non mancano ancora le difficoltà sia nei rapporti tra Cina e Corea del Sud e sia, più in generale, nelle prospettive di pace dell’intera regione.

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