C’è una nuova area del mondo in cui potrebbero, presto, confrontarsi le potenze del mondo: l’Artico. Il Polo Nord è infatti entrato da tempo nel mirino di molte potenze dell’emisfero boreale, e il Consiglio dell’Artico, da semplice organizzazione internazionale di poco conto, si sta trasformando, sempre di più, in una chiave di lettura del futuro del pianeta. Non a caso, appena due giorni fa, le brigate dell’Artico sfilavano per le strade di Mosca, durante la parata del 9 maggio per la vittoria nella Grande Guerra Patriottica, come monito per tutto il mondo, specialmente per gli Stati Uniti d’America.La corsa all’Artico è ormai interesse comune delle agende dei grandi paesi internazionali. E i motivi sono vari, economici ma anche strategici. Sotto quella calotta di ghiaccio, che si sta lentamente sciogliendo, c’è un oceano di risorse minerali, ittiche ed energetiche che ogni nazione vuole accaparrarsi. Nel Mar Glaciale Artico si nasconde, a detta di molti analisti, un quarto della riserva mondiale di petrolio ancora da scoprire. In pratica, vi sarebbero giacimenti che renderebbero la regione la seconda area estrattiva dopo tutti i Paesi dell’Opec messi insieme. Donald Trump ha affermato recentemente ci voler intraprendere di nuovo le ricerche petrolifere nell’Artico, bloccate, non interrotte del tutto, ai tempi della presidenza Obama. La Norvegia ha dato il via libera alla perforazione da parte di circa tredici compagnie petrolifere internazionali per lo sfruttamento degli idrocarburi presenti nel suo mare e la Russia, dal canto suo, confina proprio con le aree scelte per questo sfruttamento di Oslo.La riunione, in Alaska, per decidere le prospettive sul futuro e la presidenza del Consiglio artico, diventerà quindi di fondamentale importanza per comprendere come si evolverà la politica internazionale sul punto. L’amministrazione Trump non ha mai nascosto di ritenere gli Accordi di Parigi sul clima un vero e proprio ostacolo allo sviluppo degli Stati Uniti. La Finlandia, che assumerà fino al 2019 la guida del Consiglio, non ha mai nascosto le sue simpatie per gli Stati Uniti e la sua avversità nei confronti della Russia. Il fatto che sarà a capo di un delicato controllo geopolitico su un’area che potrebbe presto diventare molto più di un mare di ghiaccio, mostra come vi sia un interesse costante da parte delle superpotenze nel limitare il più possibile che una prenda il sopravvento sulla composizione del Consiglio.I Paesi che si affacciano sul Mare Artico sanno, e molto bene, che il prossimo futuro passerà per un mare che fino a qualche anno fa era considerato un problema, e non una risorsa, per il futuro. Ed in questo senso, lo scioglimento dei ghiacci, visto come un gravissimo tema di natura ecologica, si trasformerebbe in un volano economico per tutte le industrie commerciali dei Paesi costieri. Con il riscaldamento del mare e lo scioglimento della crosta glaciale, il Mare può essere, infatti, sempre più navigabile, aprendo rotte commerciali fino ad oggi inesplorate. Asia, Europa e America settentrionale sarebbero unite da rotte sicure, brevi e particolarmente redditizie. Le multinazionali del commercio sono interessate per il risparmio dei costi di trasporto e per la questione della sicurezza, potendo, di fatto, evitare l’attraversamento di mari pericolosi sotto il profilo del terrorismo o dei conflitti internazionali.Dal punto di vista strategico, l’Artico è poi un problema della difesa sia russa che americana. Il fatto che possa, in futuro, diventare un mare navigabile, sfruttabile e inabitato, depone a favore di politiche militari volte all’accrescimento della tutela delle coste. La Russia è certamente il Paese più esposto, dovendo tutelarsi per un numero immenso di chilometri. Gli Stati Uniti, sotto questo profilo, sono avvantaggiati avendo il Canada e la Nato a fare parte del lavoro di sicurezza. L’unica parte effettivamente statunitense a essere sotto la lente d’ingrandimento dei piani militari sarebbe l’Alaska, ma è un’area che, confinando con la Russia, è già da tempo ben difesa dal Pentagono.La presidenza finlandese dovrà gestire pertanto un cambiamento storico nella considerazione dell’Artico da parte delle potenze geopolitiche. Il governo finlandese si è sempre schierato contro le perforazioni nel Mare e soprattutto contro l’aumento esponenziale di navi rompighiaccio che ormai da anni solcano i ghiacci alla ricerca di nuove vie per il commercio e per gli idrocarburi. Ma è chiaro, dall’altro lato, che non può certo essere Helsinki a decidere le sorti del mondo quando di mezzo vi sono gli interessi di Mosca e di Washington. La storica inimicizia finlandese vero il vicino russo potrebbe far credere a un avvicinamento della presidenza artica alla politica di Tillerson, ma bisognerà capire come la Russia muoverà le sue pedine per gestire al meglio uno dei grandi temi del futuro della sua politica.

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