Ormai è chiaro a tutti: le maggiori conseguenze e implicazioni della guerra fra Russia e Ucraina ricadranno sull’Europa e sulla Russia stessa, a causa della forte interdipendenza economica ed energetica tra la Federazione russa e gli stati europei, Italia in testa. È un fatto inedito, perché durante la Guerra Fredda, nella quale il mondo era diviso in due blocchi, Mosca ha sempre mantenuto gli impegni pattuiti con gli stati occidentali e con il nostro Paese, in particolare, sul fronte dell’energia. Era il 1958 quando Enrico Mattei 1958 firmò il primo pionieristico accordo per l’acquisto di petrolio dall’Unione sovietica attraverso il quale il gruppo Eni importava greggio in cambio di gomma sintetica prodotta dallo stabilimento Anic di Ravenna. Il 1969 fu invece del primo contratto di fornitura di gas sovietico al nostro Paese: da allora la partnership energetica con la Russia ha resistito a numerose crisi, oltre alle dispute sul gas russo-ucraine del 2006 e del 2009.

Dopo l’occupazione della Crimea (2014), questa solida partnership si è sgretolata con l’invasione russa dell’Ucraina dello scorso febbraio. All’embargo sul petrolio deciso dall’Unione europea – e soprattutto al sostegno occidentale nei confronti di Kiev – Mosca reagirà, come ha spiegato Andrea Muratore su InsideOver, con le sue controsanzioni più attese, ovvero manovre manipolatorie sui mercati dell’energia, gas in primis, volte a far sentire con forza gli effetti della crisi in atto sul Vecchio Continente. Lo stop del gasdotto Nord Stream 1, imposto da Mosca nei primi giorni di settembre, quasi certamente diventerà una misura permanente nei prossimi mesi, salvo inattese e improbabili svolte diplomatiche nel conflitto.

Unione europea e Russia verso la recessione

La chiusura dei rubinetti del gas da parte di Mosca avrà gravi conseguenze per gli stati europei e per l’Italia, in particolare (basti pensare che nel 2021 l’Italia ha importato dalla Russia il 38,2% del gas che consuma). Come ha spiegato Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, “se la Russia chiudesse oggi il rubinetto del gas, con le scorte all’83%, all’inizio di gennaio saremmo costretti a razionare i consumi. Ma sarebbe meglio cominciare anche prima, per non dover tagliare pesantemente nei mesi più freddi. Quest’inverno non avremo ancora i due nuovi rigassificatori di Piombino e Ravenna, se va bene arriveranno a maggio”. Nonostante le trasferte del governo Draghi in Algeria e in Mozambico, non è possibile per l’Italia sostituire la Russia come principale fornitore di gas in pochi mesi. “Abbiamo aumentato le importazioni extra-Russia, circa 17 miliardi di metri cubi in più, ma non bastano a sostituire quei 29 miliardi che compravamo da Mosca”, spiega infatti Tabarelli.

In audizione al Parlamento europeo, la presidente della Bce, Christine Lagarde, è stata piuttosto chiara su ciò che ci aspetta nei prossimi mesi. “Allo stato attuale, prevediamo di aumentare ulteriormente i tassi di interesse nei prossimi incontri per smorzare la domanda e prevenire il rischio di un persistente spostamento al rialzo delle aspettative di inflazione” ha dichiarato, osservando come l’inflazione sia il “combinato di due shock senza precedenti”, “la pandemia e lo shock energetico”. “La guerra ingiustificata di aggressione sull’Ucraina – ha aggiunto, nelle dichiarazioni riportate dall’Ansa – continua a gettare un’ombra sull’Europa. Le conseguenze economiche hanno continuato a dispiegarsi”. Le prospettive si stanno facendo più fosche. L’inflazione rimane troppo alta ed è probabile resterà sopra i nostro target per un periodo esteso di tempo” ha detto la presidente della Bce.

E anche secondo gli economisti intervistati da Bloomberg, il rischio di una recessione dell’area euro ha raggiunto il livello più alto da novembre 2020 poiché la carenza di energia minaccia di far salire ancora l’inflazione (già) record. La probabilità di una contrazione della produzione per due trimestri consecutivi è salita al 60% dal 45% in un sondaggio precedente e dal 20% prima che la Russia invadesse l’Ucraina. La Germania, la più grande economia del blocco e una delle più esposte ai tagli alle forniture russe di gas naturale, probabilmente andrà incontro a una stagnazione già a partire da questo trimestre. Sul fronte opposto, in Russia, le sanzioni occidentali stanno colpendo duro, seppur in un periodo più ampio di quello che molti si attendevano. L’economista russo Vladislav Inozemtsev, direttore del think tank con sede a Mosca Center for Research on Post-Industrial Studies, avverte che la mobilitazione di Putin avrà “conseguenze davvero catastrofiche”, tra cui la “morte dell’economia russa”. Holger Schmieding, capo economista di Berenberg, ha sottolineato che, ancor più di prima, “l’economia russa sembra destinata a precipitare in una recessione che si sta gradualmente aggravando”. Per Agathe Demarais, direttrice delle previsioni globali dell’EIU, è prevista una contrazione del PIL russo del 6,2% quest’anno e del 4,1% l’anno prossimo, che secondo Demarais è “enorme, sia per gli standard storici che internazionali”.

La crisi favorirà le due grandi potenze rivali

Per tutti questi motivi, la guerra in Ucraina rischia di cambiare l’assetto dell’ordine mondiale. Con la grave crisi di Russia e dell’Europa, il disordinato multipolarismo odierno rischia di essere sostituito da un nuovo bipolarismo Usa-Cina. Come scrive Foreign Policy, la crisi energetica provocata dalla guerra in Ucraina potrebbe rivelarsi così economicamente devastante sia per la Russia che per l’Unione Europea, indebolendo entrambe le realtà geopolitiche sulla scena mondiale. L’implicazione di questo cambiamento, ancora poco compreso, afferma Jeff D. Colgan , professore associato di scienze politiche alla Brown University, è che questo ci porta rapidamente verso un mondo bipolare dominato da due superpotenze: la Cina e gli Stati Uniti.

Secondo l’analisi di Colgan la guerra in Ucraina rappresenta la fine del periodo multipolare. “Se consideriamo il momento del dominio unipolare degli Stati Uniti post-Guerra Fredda durato dal 1991 alla crisi finanziaria del 2008, allora possiamo definire il periodo che va dal 2008 al febbraio di quest’anno, quando la Russia ha invaso l’Ucraina, come un periodo di quasi multipolarità. La Cina stava crescendo rapidamente, ma le dimensioni economiche dell’Ue e la crescita prima del 2008 le davano una legittima pretesa di essere una delle grandi potenze mondiali. Anche la ripresa economica della Russia dal 2003 circa e la forza militare l’hanno messa sulla mappa. I leader da Nuova Delhi a Berlino a Mosca hanno salutato il multipolarismo come la nuova struttura degli affari globali” sottolinea.

Ora la guerra cambia ancora una volta le carte in tavola. E a risentirne sarà l’ordine mondiale. “Il conflitto energetico in corso tra Russia e Occidente – spiega – significa che il periodo multipolare è terminato. Anche se l’arsenale di armi nucleari della Russia rimarrà, il Paese sarà un partner minore di una sfera di influenza guidata dalla Cina. L’impatto relativamente piccolo della crisi energetica sull’economia statunitense, nel frattempo, sarà un freddo conforto per Washington dal punto di vista geopolitico: l’appassimento dell’Europa alla fine degraderà il potere degli Stati Uniti”. Sia chiaro, avverte Colgan, l’Europa non rimarrà al freddo, anche se sono previsti dei razionamenti: il punto principale è che perderà competitività. E questo, come sopra evidenziato, favorirà Cina e Usa, protagoniste del nuovo ordine mondiale e della sfida globale futura.

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