Dopo settimane di stallo, l’impasse politica israeliana sembra sia giunta al termine. I leader di Blu&Bianco e del Likud si sono infatti accordati per dar vita a un Governo di coalizione: Netanyahu – attualmente accusato di corruzione e frode – ricoprirà la carica di primo ministro fino al settembre del 2021, per poi cedere la premiership a Benny Gantz. Fino a quel momento, all’ex generale spetterà il Ministero degli Esteri, mentre gli altri Dicasteri saranno divisi tra i due partiti maggioritari. Nel giustificare la sua decisione, Gantz ha affermato di aver acconsentito alla formazione di un Governo con il suo rivale per il bene del Paese. Anche Israele infatti è alle prese con l’emergenza coronavirus e più volte Netanyahu aveva avanzato la proposta di creare in tempi brevi un esecutivo, fosse anche provvisorio, per far fronte alla diffusione del virus. La mossa di Gantz però ha portato alla morte di Blu&Bianco e salvato Netanyahu dalla sua fine politica.

Lo scioglimento di Blu&Bianco

La coalizione che aveva preso il nome di Blu&Bianco raccoglieva al suo interno tre diversi partiti guidati rispettivamente da Benny Gantz, Yair Lapid e Moshe Yaalon e il suo principale obiettivo era mettere fine alla premiership di Netanyahu – in carica per 11 anni – e offrire quindi un’alternativa politica al Paese. Nel corso delle ultime tre elezioni la coalizione aveva raggiunto risultati molto positivi: pur non essendo riuscita ad aver la maggioranza necessaria per creare un Governo, aveva messo in crisi l’egemonia del Likud e sottratto a Netanyahu una parte del suo elettorato, facendo così sperare nella reale possibilità di un cambiamento a livello politico. E in effetti lo spettro dei partiti che Gantz era riuscito a raccogliere intorno a sé per dar vita al prossimo Governo lasciava presagire importanti riforme – e altrettanti scontri interni. Da una parte, il leader di Blu&Bianco aveva dalla sua l’ex ministro della Difesa Avigdor Lieberman, che da anni spinge per l’estensione della leva militare anche agli ultra-ortodossi; dall’altra l’ex generale aveva aperto alla Lista araba unita, che ad oggi è sempre stata seduta unicamente tra i banchi dell’opposizione. È vero che in molti non si aspettavano un significativo cambio di passo della politica israeliana nei confronti degli cittadini arabi o dei palestinesi – lo stesso Gantz in campagna elettorale si era più volte vantato delle operazioni da lui condotte contro la Striscia di Gaza e promesso di riportarla “all’età della pietra” – ma finalmente anche quella parte di popolazione avrebbe avuto voce in capitolo. Le aspettative degli elettori di Blu&Bianco però sono state presto disattese e la stessa coalizione ad oggi ha smesso di esistere. Gantz è tornato a guidare l’Israel Resilience Party, forte di 17 seggi, e ha detto addio ai suoi due alleati, profondamente delusi dalla sua decisione. Critiche sono giunte attraverso i social anche da buona parte dei cittadini che avevano dato il proprio voto a Gantz proprio per mettere fine al potere di Netanyahu.

Perché allearsi con Netanyahu?

In molti nelle ultime ore si sono interrogati sul perché di una simile mossa. Gantz avrebbe potuto allearsi con Netanyahu fin dalle prime elezioni, risparmiano al Paese altre due tornate elettorali in meno di un anno. Secondo alcuni analisti, l’ex generale – non essendo riuscito a garantirsi una solida maggioranza – non aveva alcuna intenzione di tornare al voto. Rispetto alle precedenti elezioni, questa volta i sondaggi davano la sua coalizione come perdente, con i cittadini stanchi di questa impasse e ormai disposti a riaffidarsi a Netanyahu piuttosto che sperare in un complicato processo di cambiamento. Il gradimento nei confronti del leader del Likud, sempre secondo i sondaggi, aveva ripreso a salire e in molti considerano Bibi come il politico più adatto a guidare il Paese in un periodo di difficoltà come quello attuale. Da qui la decisione di Gantz di creare un Governo con il leader del Likud e di lasciare proprio a Netanyahu il ruolo di primo ministro fino al 2021. Alcuni analisti ritengono infatti che l’ex generale non voglia governare Israele in piena emergenza coronavirus, preferendo assumere la premiership in un momento politicamente più semplice. Anche se Israele nelle prossime ore dovrebbe avere finalmente un Governo, le incognite sono tante: Netanyahu sarà incriminato? Lascerà il ruolo di primo ministro a settembre del 2021? E ancora: Gantz sopravviverà politicamente o l’alleanza con Bibi segnerà la fine della sua carriera? Di certo, ad oggi, non esiste più alcuna alternativa al potere del leader del Likud, destinato a diventare il premier in carica da più tempo. Superando anche il padre della patria, Ben Gurion.

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