Per decenni, forse secoli, la politica estera tedesca di vicinato ha riguardato i suoi rapporti con l’Europa Orientale. Da Bismarck ad Adenauer e Brandt, la Ostpolitik ha rappresentato il cardine dell’azione politica e diplomatica tedesca attraverso tutta la storia contemporanea, e ad oggi le cose non sembrerebbero essere cambiate granché. 

Oggi come settant’anni fa, il nemico sembra essere sempre quella Russia che, secondo molti dei piccoli Stati dell’Europa slava, pare di nuovo la maggiore minaccia per la pace europea. Dunque dal 2004 ad oggi, il grande carrozzone Nato costituisce il deterrente numero uno per una potenziale aggressione russa verso quei Paesi ex sovietici, o ex stati satellite del comunismo. Sebbene la reale minaccia di una aggressione militare da parte di Mosca sia pressoché nulla, la retorica anti Cremlino di buona parte dell’Oriente europeo costituisce una valida motivazione per accrescere la spesa militare in tutti i paesi di confine con lo spauracchio Putin. 

E così, anche la Germania alla fine si è fatta contagiare dal fenomeno della difesa dei confini. In un articolo dell’edizione tedesca di Focus si parla della possibilità da parte del Ministero della Difesa di Berlino di triplicare il numero di soldati che parteciperanno alle esercitazioni congiunte della Nato nel 2018, rispetto al numero delle unità schierate nelle operazioni dell’anno precedente. Tale quantitativo, secondo quanto riportato, ammonterebbe a 12mila uomini, oltre a mezzi ed equipaggiamenti, per una spesa totale di circa 90 milioni di Euro per prendere parte a tre esercitazioni, denominate “Saber Slash“, “Flaming Thunder” e “Iron Wolf“, che si terranno nei prossimi mesi di quest’anno, presumibilmente intorno alle medesime date del 2017. 

Il quotidiano tedesco Die Welt, a proposito di questo esborso pubblico, ha citato delle fonti segrete del ministero della Difesa tedesco, che riguarderebbero un incremento di spesa dovuto al fatto che nelle passate edizioni di tali esercitazioni, i soldati tedeschi fossero male equipaggiati, addirittura mancanti di strumenti essenziali. La spesa militare tedesca, infatti, era rimasta molto contratta negli ultimi anni, con grosse falle riguardanti soprattutto la capacità dei mezzi d’artiglieria pesanti di terra, parcheggiati nelle caserme privi di pezzi di ricambio. 

Inoltre, pochi giorni fa l’agenzia russa Sputnik richiamava l’articolo di un magazine tedesco specializzato che parlava degli scarsi risultati del Bundeswehr, con un riferimento preciso alla mancanza di elementi essenziali quali uniformi invernali e vestizioni anti-proiettili, quasi fondamentali specialmente se si vive col timore di combattere una guerra contro la Russia. 

Le previsioni del ministero della Difesa tedesco sono dunque quelle di quadruplicare le unità abitative, portandole nel triennio 2018-2020 da poco più di 2.500 a oltre 10.800. Inoltre, in base anche alle continue richieste da parte delle strutture integrate della NATO di portare la spesa militare dei paesi membri dell’alleanza ad un livello minimo richiesto del 2% del Pil, verrà creata per il 2019 una Joint Task Force di intervento rapido che conterà circa 5mila unità, così come per il momento, al fine di non fallire gli obiettivi essenziali previsti dalle esercitazioni annuali, il Bundeswehr cercherà di mettere delle toppe dislocando alcuni materiali e velivoli da altre unità militari da dirottare sui progetti a breve scadenza come quelli previsti nella prossima primavera. 

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