Un partito di destra liberale, l‘Fdp, uno centrista di matrice progressista-ecologista, i Verdi, e un rinato esponente dell’alta nobiltà della socialdemocrazia europea, la Spd. Gli accordi per la formazione del nuovo governo in Germania, che sarà guidato dall’attuale ministro delle Finanze di Angela Merkel e leader socialdemocratico Olaf Scholz, hanno prodotto l’inedita coalizione “semaforo” che ha approvato il contratto di 178 pagine che espone i programmi del futuro esecutivo.

Non si tratta di una grande rivoluzione rispetto all’era Merkel dato che, su diverse questioni, la rotta della Germania è segnata dall’egemonia centrista e dalla sostanziale convergenza tra i partiti, ma piuttosto della volontà di evolvere in direzione delle urgenze del Paese nell’era pandemica e della sfida per il rilancio dell’Europa le politiche di Berlino.

I tre partiti hanno dovuto superare divergenze e criticità nel giudizio reciproco per formare l’esecutivo, arrivando a promuovere l’accordo partendo da presupposti ritenuti imprescindibili: i Liberali hanno conquistato l’impegno di Scholz a non introdurre un aumento del carico fiscale; i Verdi hanno strappato dalla stessa Fdp l’impegno a mediare tra la sua tradizionale vocazione filo-industriale e un rilancio delle politiche per la transizione ecologica per anticipare al 2030 il phase-out dal carbone; i socialdemocratici hanno rilanciato la partita dell’innalzamento del salario minimo.

Quello uscito dalle negoziazioni non intende dunque essere un governo intento a promuovere un compromesso al ribasso: forte di un pragmatismo “merkeliano” Scholz è convinto di poter gestire la transizione del Paese oltre i sedici anni di leadership incontrastata della Cancelliera e della Cdu, di cui è ritenuto il vero erede, e ha parlato di volere inaugurare “un decennio di investimenti” e di promuovere “la più ampia modernizzazione industriale del Paese negli ultimi cento anni”. Olaf Scholz dovrà però nel breve periodo affrontare la dura recrudescenza del virus in Germania: immediatamente dopo l’annuncio del nuovo governo, Angela Merkel ha battezzato il ciclo di opposizione della Cdu criticando la scelta del suo successore designato, che giurerà a inizio dicembre, di non approvare il lockdown nazionale sul modello austriaco la cui formalizzazione attendeva solo la sua firma. “Il tutto”, nota Il Sussidiario, “alla luce di oltre 60.000 nuovi contagi in un giorno e del superamento di quota 100.000 vittime da inizio pandemia”. Perché in questa fase, nonostante gli sforzi fatti, “l’economia tedesca rallenta troppo e una chiusura adesso è un lusso che nessuna terapia intensiva affollata può far permettere all’esecutivo socialdemocratico di correre”.

La sfida in questione segnala come il nuovo esecutivo dovrà districarsi tra emergenza e proiezione futura, tra contingente e strategico, tra presente e futuro. Ma già a partire dalle prime settimane del 2022 si apriranno diverse partite di ordine strategico che andranno valutate con attenzione e segneranno il futuro della Germania in Europa. E dunque quello dell’intero Vecchio Continente.

Parola d’ordine: transizione

“Transizione” è la parola che più ricorre negli accordi di governo. Che si tratti della transizione dalla produzione di auto ordinarie a quella di auto elettriche, del futuro della generazione energetica o del digitale, il governo Scholz si sta impegnando a promuovere a livello nazionale ed europeo. Il potenziamento della produzione di auto elettriche per toccare quota 15 milioni di unità nel Paese entro il 2030, la decarbonizzazione dell’economia, l’uscita dal nucleare sono misure proposte con grande attenzione dai Verdi che però, come partito di governo dovranno cedere ad alcuni compromessi e ammainare qualche vessillo del loro programma.

L’analista geopolitico Gianni Bessi ha scritto su StartMag che per la Germania ” l’uscita dal nucleare e dal carbone richiede diversi passaggi, alcuni dei quali come la costruzione del gasdotto Nord Stream 2, sono già stati portati (quasi) a termine mentre altri, come gli 8 miliardi di euro per finanziare 62 nuovi progetti sull’idrogeno, sono in via di attuazione”.

Dunque, nonostante la mancata conclusione della certificazione da parte dei regolatori tedeschi, appare assai remota l’ipotesi che la Germania fermi a lavori ultimati il gasdotto concluso con la Russia di Vladimir Putin. Ma nel rapporto tra Berlino e Mosca e, a livello complessivo, tra l’Europa stessa e Mosca, almeno nei primi tempi, la mancanza della Cancelliera si farà senz’altro sentire. E in quest’ottica, il dibattito su Nord Stream 2 non può essere letto separatamente dalle prospettive che la politica tedesca riserva per il posizionamento del Paese in campo internazionale.

Usa, Russia, Cina: cosa cambia?

Annalena Baerbockleader dei Verdi alle ultime elezioni, a lungo ritenuta una potenziale candidata per la Cancelleria, sarà il nuovo ministro degli Esteri. E anche se dovrà accettare il semaforo verde a Nord Stream 2, la leader ecologista potrà condizionare in altri modi la politica di Berlino.

Se i liberali Fdp sono organicamente atlantisti e occidentalisti, dunque anti-Russia e anti-Cina, i Verdi sono in questa fase più aperti al vento dell’amministrazione democratica americana. Sul versante della Cina, i Verdi vanno oltre la tradizionale linea merkeliana avente l’obiettivo di creare una commistione cooperazione e competizione e sposano a tutto campo la pista atlantica, mettendo in diretto collegamento commercio e diritti umani. Come riporta il Financial Timesil contratto di governo della coalizione “semaforo” parla della ricerca di un “terreno di competizione comune” in campo economico e di un’attenzione crescente ai diritti umani nei confronti di Pechino. Sulla Russia, invece, si demanda la soluzione delle diverse posizioni tra i partiti, che vedono la Spd più vicina alla linea merkeliana di distensione, alla ricerca di un “comune intendimento” in campo europeo.

La Germania si prepara ad essere più organicamente atlantista rispetto agli ultimi anni? Non è da escludere. E questo sarà intuibile capendo come Scholz si muoverà nei progetti per il futuro dell’Europa.

Falchi e colombe in Ue

Se le due partite più importanti per il futuro dell’Europa saranno la rinegoziazione delle regole per rafforzare la costruzione politica veterocontinentale da un lato e la corsa all’autonomia strategica in campo tecnologico-militare dall’altro, Scholz da convinto europeista desideroso di consolidare il framework creato col Recovery Fund dovrà usare tutta la sua abilità di pragmatico mediatore.

Da un lato, sul fronte finanziario il principale ostacolo è la volontà dei Liberali di chiudere nei prossimi anni la fase di aiuti sistemici ai Paesi del Sud Europa aperta con la pandemia. Christian Lindner, segretario dei Liberali, è in predicato per succedere a Scholz quale ministro delle Finanze, il ruolo più strategico dell’esecutivo, che comporta una visibilità a livello continentale e il controllo su un apparato di potere immenso. In un articolo pubblicato dallo Zeit a fine ottobre il Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz e lo storico Adam Tooze hanno ritenuto la scelta di Lindner come ministro delle Finanze “problematica” perché personalmente favorevole a una politica di bilancio conservatrice e restrittiva, diversa dalla linea pragmatica incarnata proprio da Olaf Scholz.

Sul secondo fronte, i Verdi hanno una posizione critica su diversi progetti di autonomia strategica europea in materia di Difesa, tanto che nella scorsa primavera Lydia Wachs e Paula Köhler del German institute for international and security affairs di Berlino in un’analisi pubblicata per il britannico Royal united services institute (Rusi) hanno sottolineato che da parte francese diverse personalità politiche hanno mostrato scetticismo e apprensione per un possibile arrivo dei Verdi al governo nell’ottica della realizzazione del progetto di caccia congiunto Fcas realizzato con la Francia.

Scholz medierà facendo valere la necessità di un compromesso e offrendo spazi di manovra a entrambi i partiti, tenendo però le redini del processo per conseguire i suoi obiettivi di fondo: spinta alla ripresa del Vecchio Continente, nessun eccessivo appiattimento sui falchi del Nord per evitare di disperdere la leadership tedesca in Europa, pragmatismo a tutto campo. Ai Liberali sarà offerta voce in capitolo nella nomina del governatore della Bundesbank che succederà a Jens Weidmann e sarà anche garantita la possibilità di promuovere un’idea di unione bancaria il più attenta possibile alla visione tedesca di evitare che i rischi in Europa gravino su Berlino. Ai Verdi invece sarà offerta la scelta del Commissario Europeo che la Germania invierà nel 2024: un messaggio velato Ursula von der Leyen e al fatto che difficilmente per lei si aprirà la strada a un secondo mandato alla guida della Commissione, in quanto esponente di una stagione politica precedente.

Scholz insomma vuole apparire come il leader che detterà i tempi sul processo di revisione dei trattati, sulla transizione, sulle politiche europee di lungo periodo alla guida di un governo coeso. I tempi sono maturi per una stagione di nuovo protagonismo tedesco in Europa e non solo? Staremo a vedere. In ogni caso, se la Merkel era esponente del sincretismo tra le varie anime culturali e storiche della Germania, il governo Scholz ha invece l’obiettivo di consolidare un consenso comune tra i partiti che ne fanno parte cercando di mettere l’enfasi su ciò che unisce a scapito di ciò che divide. E sulla consapevolezza del fatto che finché Berlino sarà il punto di riferimento del Vecchio Continente converrà, sempre e comunque, restare nella stanza dei bottoni.

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