Una rete di supporto per eludere le sanzioni economiche degli Stati Uniti. D’altronde, i paesi inseriti sulla lista nera di Washington hanno poche opzioni per salvare i loro sistemi economici dalla scure affilata messa in campo da Washington al fine decapitarne i rispettivi governi. L’unica strada percorribile è darsi una mano a vicenda. E così Russia, Cina, Iran e Cuba sono solo alcuni degli Stati che hanno più volte puntato il dito contro le sanzioni americane (o dazi, nel caso cinese) usate, secondo l’accusa, per danneggiare quelle nazioni non compiacenti alla Casa Bianca. Questo gruppo di soggetti, racconta Newsweek, si sostiene a vicenda sia nel criticare a parole l’atteggiamento statunitense, sia, soprattutto, nel colmare con azioni concrete gli enormi buchi creati dalle sanzioni all’interno delle rispettive economie.

Spalleggiarsi a vicenda

Prendiamo Cuba. Il ministro degli Esteri dell’isola caraibica, Bruno Rodriguez, ha protestato su Twitter contro le ultime sanzioni approvate dall’amministrazione Trump ai danni dell’Iran. L’accusa è sempre la stessa: le sanzioni violano il diritto internazionale. Il giorno seguente l’omologo iraniano di Rodriguez, Javad Zarif, attivissimo sui social network, ha parlato apertamente di “terrorismo economico contro Cuba”, spalleggiando l’alleato a distanza. Citando le parole di Zarif, gli Stati Uniti “prendono di mira i civili, cercando di raggiungere obiettivi politici illegittimi attraverso l’intimidazione”. Nei loro discorsi, i due ministri hanno tirato in ballo altri “paesi fratelli”, come Siria e Russia. A discolpa di Trump dobbiamo riconoscere come quella delle sanzioni a scopi politici sia un’arma vecchia che precede l’arrivo del tycoon alla Casa Bianca. The Donald ha semplicemente ampliato la pratica portandola allo stremo: sanzioni sempre più pressanti accompagnate dall’inserimento dei dazi (lontani cugini delle sanzioni) all’interno delle punizioni economiche da adottare contro paesi rivali.

Annullare l’effetto delle sanzioni americane

La risposta dei nemici di Washington è un’azione coordinata a parole e nei fatti. Il giorno prima che il rappresentante speciale americano in Iran, Brian Hook, annunciasse nuove sanzioni su Teheran, la Cina ha lanciato un salvagente ai pasdaran decidendo di investire 280 miliardi di dollari nella loro industria di gas e petrolio. In questo modo l’effetto delle sanzioni americane è ammortizzato dal materasso Pechino. Sempre la Cina, ha riesumato l’antica amicizia con la Russia per intensificare la collaborazione economica tra le parti. Gas, risorse energetiche, idrocarburi, petrolio: Il Dragone e l’Orso parlano la comune lingua degli affari per bypassare i dazi (Xi Jinping) e silenziare le sanzioni (Vladimir Putin).

Due esempi: Venezuela e Corea del Nord

Sul Venezuela la situazione non è molto diversa dagli altri scenari descritti: mentre gli Stati Uniti appoggiano il leader dell’opposizione Juan Guaidó, il blocco dei nemici americani è compatto nel fornire tutto il sostegno del caso a Nicolás Maduro. E se il paese guidato da quest’ultimo non è ancora imploso, gran parte del merito va a Russia e Cina, oltre agli altri alleati secondari. Un altro esempio che fa capire come si muove l’alleanza anti Usa è la crisi coreana. La Corea del Nord, stra sanzionata dagli americani, ha deciso di perseguire la pace con l’amministrazione Trump ma dietro alle mosse di Pyongyang c’è un amico molto potente: la Cina. Ecco perché Washington non è ancora riuscita a fare lo scacco matto che cercava.

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