Con le dimissioni di Jean-Paul Delevoye il numero dei ministri che hanno rassegnato le dimissioni dalla corte di Emmanuel Macron sale a 12 in soli due anni e mezzo di durata dell’esecutivo: sette di queste dimissioni sono state causate da problemi legali.

Le dimissioni di Delevoye arrivano in seguito alla protesta per la riforma delle pensioni fortemente voluta dal ministro per dare respiro alle casse previdenziali statali). Tuttavia non sarebbero probabilmente giunte se non fosse stata riportata all’attenzione della stampa la questione legata ai compensi privati che il ministro aveva “omesso” di dichiarare. Il fatto che ciò fosse a conoscenza dell’alta segreteria francese, come riportato da Le Monde, mette in dubbio la buonafede del ministro alla riforma delle pensioni di Macron, costretto a rimettere il suo mandato nella giornata di ieri.

Rimpasti e dimissioni: i numeri si fanno pesanti

Data la differente conformazione dell’apparato politico francese rispetto a quello degli altri Paesi europei, En Marche gode di un ampia possibilità di manovra che le ha permesso in questi anni di portare a compimento buona parte del suo programma elettorale. Sebbene le promesse di miglioramento delle condizioni sociali siano state contraddette, ciò è stato semplicemente dovuto all’interpretazione in chiave meno enfatica dei pochi e sintetici punti del loro programma elettorale, che nel complesso è stato portato avanti.

La diversa realizzazione rispetto ai presupposti portati avanti in campagna elettorale hanno portato a scontri nella maggioranza di governo, che hanno contribuito alla dimissione di Nicolas Hulot, ex ministro per l’ambiente. Sempre secondo quanto riportato da Libero Quotidiano, le dimissioni di Gérard Collomb, Nathalie Loiseau, Benjamin Griveaux e Mounir Mahjoubi sarebbero dovute invece a differenti ambizioni personali, tra impegni europei e candidature alla guida delle città di Lione e di Parigi.

Il saldo delle partenze è comunque disastroso, segnando un vero e proprio record negativo per la compagine guidata da Macron, alla base delle proteste di questi giorni.

Le omissioni di Delevoye

Le omissioni che hanno portato alle dimissioni dell’ormai ex-ministro alla riforma delle pensioni contano ben 13 incarichi che Delevoye si sarebbe “dimenticato” di inserire. Tra questi, figura il suo ruolo di amministratore all’interno dell’Ifpass. Quest’ultimo, incaricato di gestire la formazione del personale che opera all’interno degli ambienti assicurativi, sarebbe casualmente stato interessato proprio in prima battuta dalla riforma in questione, ponendo il ministro in una difficile posizione. Se non fosse stato conflitto di interesse, sarebbe stato comunque qualcosa che molto ci sarebbe rassomigliato.

Macron ha comunque accettato le dimissioni, sottolineando come tali omissioni fossero state fatte “in buona fede”, senza conflitti di interesse. In ogni caso, Delevoye è la settima testa che cade sotto i colpi della giustizia e questa volta con l’esultanza del popolo francese, che in lui ha intravisto un nemico da affrontare: e lo ha battuto. Nonostante Macron abbia intenzione di portare avanti le riforme, crescono le paure riguardanti il proprio futuro. La nomina di un sostituto che continui da dove è stato lasciato il lavoro del Delevoye rischia di essere una dichiarazione di guerra più che una proposta di tregua: con il rischio che la prossima testa ambita dal popolo della Francia sia proprio la sua.

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