Benjamin Netanyahu, per adesso, getta la spugna. Niente governo da lui guidato, niente più incarico e con due giorni di anticipo rispetto ai 28 complessivi previsti per sciogliere la riserva, ha deciso di affidare nuovamente il mandato al presidente Rivlin. Quest’ultimo, quasi sicuramente, virerà verso l’ex capo di stato maggiore Benny Gantz, leader del partito di maggioranza relativa “Blu&Bianco“.

La rinuncia di “Bibi”

A luglio il premier uscente ha raggiunto un obiettivo storico, di certo non di secondaria importanza: è diventato infatti il premier più longevo dello Stato ebraico, grazie ai suoi oltre dieci anni consecutivi maturati da guida del governo. Era infatti il giugno del 2009 quando il leader del Likud otteneva il suo secondo incarico, considerando che il primo lo ha avuto nel 1996. Da allora, a guidare Israele è sempre stato soltanto lui. Qualcosa ha iniziato a vacillare nel gennaio scorso: Avigdor Lieberman, capo di Yisrael Beiteinu e ministro della Difesa, si è scontrato con il premier per il discorso relativo alla leva obbligatoria anche per gli ebrei ortodossi, esentati per legge per motivi religiosi. Lieberaman voleva togliere l’esenzione, Netanyahu invece no anche perché all’interno di quella maggioranza c’erano due partiti della destra religiosa. Dimessosi Lieberman, si è scelta la via delle elezioni anticipate.

Da allora Israele non ha più avuto un governo. Ad aprile Netanyahu ha ottenuto la maggioranza relativa per pochi voti, con il suo partito in testa rispetto alla lista Blu&Bianco guidata dai rivali Gantz e Lapid. Tuttavia il premier uscente non è riuscito nell’intento di formare una maggioranza di centrodestra. Per la prima volta nella storia israeliana, si è deciso quindi di abortire la legislatura e convocare nuove elezioni per settembre. Per via del risultato di queste ultime consultazioni, si è subito notato che l’era Netanyahu volgeva al termine. Il suo Likud ha ottenuto 31 seggi, Blu&Bianco invece 33. Tuttavia, il presidente della Repubblica ha ridato a Netanyahu l’incarico: questo in virtù del fatto che, in fase di consultazione, il premier uscente ha ricevuto il via libera da 57 deputati su 120, a fronte dei 54 favorevoli a Gantz.

Ma per avere la maggioranza assoluta, occorre arrivare a 61. Netanayhu, in queste quattro settimane, non è riuscito a racimolare gli ultimi voti necessari per presentarsi da Rivlin con una lista di ministri. Decisivo, ancora una volta, è stato Avigdor Lieberman: quest’ultimo, già a poche ore dal voto, si era detto disponibile solo per una coalizione di unità che comprendesse Likud e Blu&Bianco. Niente governo di centrodestra con dentro i partiti religiosi dunque. Blu&Bianco, dal canto suo, si era detto disponibile ad un esecutivo di unità ma senza Netanyahu alla guida. Alla fine dunque, il premier uscente si è dovuto arrendere difronte all’evidenza di non poter mettere in piedi un nuovo esecutivo.

Possibile incarico a Gantz

Gli indizi, per adesso, conducono all’affidamento dell’incarico a Gantz. Il generale è alla guida del partito di maggioranza relativa in parlamento. Difficile però che si vada verso un governo di centrosinistra: comprendendo anche l’intera lista unita araba, non si arriverebbe a quota 61. Gantz verosimilmente cercherà di formare un governo di unità con il Likud e con Lieberman. Quest’ultimo si è detto pronto ad essere all’interno di un esecutivo con i due principali partiti, escludendo invece la sua presenza in un governo con laburisti ed arabi.

Ago della bilancia sarà il Likud: Gantz vorrebbe fare presa sull’ala centrista, che da mesi sta manifestando primi malumori contro Netanyahu. Nel momento in cui la linea moderata del partito del premier uscente dovesse prevalere, allora si potrebbe assistere al via libera del Likud ad un governo guidato da Gantz.

Diversamente, lo spettro di nuove elezioni sarebbe ancora più vicino. E visto che buona parte dei politici, lo stesso presidente della Repubblica e la maggioranza dell’opinione pubblica hanno giudicato il ricorso a nuove consultazioni come deleterio, Gantz proverà ad evocare questo spettro per premere sulla necessità di dare, dopo quasi un anno, un nuovo governo ad Israele.

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