L’affondamento dell’incrociatore russo Moskva non è solo un simbolo, ma anche un colpo molto importante alla Flotta del Mar Nero, che in questa guerra in Ucraina ha perso, dopo altre navi, anche la sua ammiraglia, nonché nave più potente e per la difesa missilistica.

Ma se questa perdita è grave per la Marina russa, è al contempo un segnale da non sottovalutare nemmeno per lo scacchiere più ampio del Mar Nero. Questo specchio d’acqua, finora un “lago” russo-turco in cui la Nato era sostanzialmente rappresentata dalla flotta di Ankara e in cui gli equilibri apparivano invariati, rischia infatti di subire un cambiamento molto rilevante nei rapporti di forza. La Russia, impegnata in una logorante guerra contro l’Ucraina (e che coinvolge inevitabilmente la Nato), si trova a dover gestire infatti non solo un conflitto, ma anche gli equilibri futuri. Un bilanciamento che adesso rischia di saltare per due ragioni. In primis perché la Flotta del Mar Nero  è stata arricchita di navi provenienti da altri comandi proprio per far fronte alla guerra contro Kiev. Il secondo motivo è che proprio per l’indebolimento di altre flotte allo scopo di concentrare le forze sul Mar Nero, è possibile che a fine conflitto Mosca sarà costretta a rivedere i piani di distribuzione delle risorse perché quel mare, ben lungi dall’essere uno specchio d’acqua “pacifico” si ritrova al centro di una sfida mondiale di cui è difficile vedere i limiti temporali.

Ecco allora che in tutto questo la Turchia, unica vera potenza Nato della regione, può usufruire di una finestre di opportunità importante. Perché se da un lato l’impero russo ha subito delle perdite importanti e si troverà a gestire una lunga stagione di conflittualità con l’Occidente, dall’altro lato Ankara può gestire tutta l’area marittima facendo leva sia sull’appartenenza all’Alleanza Atlantica sia sulla sua netta posizione di vantaggio militare rispetto ai partner Nato sul Mar Nero. Una situazione su cui vale la pena riflettere perché può significare per Recep Tayyip Erdogan ed eventuali successori un periodo più o meno lungo di protagonismo in una fase in cui pareva che gli Stati Uniti avessero rivolto le loro attenzioni quasi completamente sulla Grecia e su altri rivali turchi nella regione balcanica e levantina.

La Turchia, forte della sua propulsione marittima dimostrata in questi ultimi anni e inquadrato all’interno della dottrina “Mavi Vatan”, la Patria Blu ideata da Cem Gurdeniz, si è mossa da tempo per rinforzare tutto l’apparato navale. Non solo, il rafforzamento dal punto di vista militare ha anche corso parallelamente a un forte interesse verso il mare inteso come bacino di risorse strategiche e di influenza geopolitica. Si era fatta spazio in Ucraina con la tecnologia bellica e facendo leva con i suoi legami storici. Ha intrapreso una serie di iniziative per rafforzare i contatti con i Paesi dei Balcani orientali. Ha avviato un piano di ricerca di idrocarburi proprio nel Mar Nero, provando così da subito a diventare non solo hub del gas altrui verso l’Europa ma per provare a diventare esportatrice. E ha dato il via a importanti accordi e progetti per il trasporto di energia russo verso i Balcani in modo da essere riconosciuta come potenza necessaria per gli equilibri energetici regionali.

A questo, si aggiungono le recenti mosse politiche (tattiche ma non solo) che hanno permesso a Erdogan di anestetizzare le tensioni con la Nato ristabilendo la sua posizione all’interno del blocco occidentale. Quello che prima appariva come il leader più discusso del blocco facente capo a Washington, ora è tornato a essere un attore fondamentale e non più estraneo alle logiche diplomatiche. E allo stesso tempo, il fatto di avere lasciato aperto il suo spazio aereo ai russi evitando le sanzioni contro Mosca, gli ha permesso di non perdere il suo canale privilegiato con il Cremlino, pur raffreddato dall’inizio della guerra. Il blocco del Bosforo, pur nel pieno rispetto della Convenzione di Montreux e senza uno stop totale alle navi russe, ha sicuramente mostrato a livello pubblico l’importanza di avere la Turchia nel quadro dell’Alleanza Atlantica. Il fatto di dimostrare di essere ponto a far parte una missione di evacuazione di Mariupol insieme a Francia e Grecia, finora rivali sull’Egeo e nel Mediterraneo orientale, ha fatto capire che Ankara ha chiuso, per il momento, le tensioni con Atene e Parigi. Mentre sempre sul fronte bellico del Mar Nero, la Difesa turca ha già detto di avere tutte le capacità per gestire il pericolo delle mine subacquee, avanzando quindi la possibilità che sia proprio la Mezzaluna ad avere le chiavi per diventare una potenza “benefica” in quel dominio. Con la benedizione dell’amministrazione americana e con il placet del Regno Unito, la Turchia può tornare a essere parte integrante del sistema atlantico in quel ruolo che le era stato già assegnato ai tempi della Guerra Fredda: il guardiano sud-orientale dell’Alleanza. Questo almeno finché verrà accettato il suo equilibrismo con Mosca.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.