È un triangolo che collega gli Stati Uniti, la Russia e Israele. Gli 007 del Cremlino avrebbero spiato i servizi segreti americani, ma l’intelligence israeliana se ne sarebbe accorta e avrebbe avvertito gli alleati d’oltreoceano. La vicenda è stata raccontata dal New York Times

Tutto comincia con una leggerezza di un impiegato della National Security Agenzie (Nsa) che salva sul suo pc di casa – protetto dall’antivirus sviluppato dall’azienda informatica russa Kaspersky – alcuni file riservati, permettendo così agli hacker di Mosca di bucare il sistema e di rubare alcune informazioni che sono state consegnate all’intelligence di Mosca. Il particolare dell’antivirus non è da sottovalutare, dato che gli hacker erano riusciti ad entrare nel software dell’antivirus che, per proteggere l’utente dai malware, deve aver accesso all’intera memoria di un computer. 

Ed è a questo punto che interviene l’intelligence di Tel Aviv, che si accorge dell’intrusione russa e avverte Washington: l’antivirus, infatti, era installato sui pc di oltre 20 agenzie governative statunitensi del Dipartimento di Stato, della Difesa, dell’Energia, della Giustizia, del Tesoro e di tre ministeri militari (Esercito, Marina e Aeronautica).

Dal 2014, gli 007 israeliani riescono a bucare Kaspersky, a monitorare le attività dei russi e ad avvisare gli Stati Uniti, che ordinano lo stop all’utilizzo dei software Kaspersky a tutte le agenzie che lo hanno installato.

Il decreto americano viene emanato un mese fa, il 13 settembre. Da quanto si legge dalla ricostruzione del New York Times, non è chiaro se Mosca sia riuscita a rubare informazioni riservate alle agenzie statunitensi coinvolte. E non ci sono nemmeno le prove che siano stati effettivamente gli 007 israeliani a bucare l’antivirus e ad avvisare Washington.

Quel che è certo è che un report del giugno 2015, pubblicato da Kaspersky, aveva svelato che l’attacco al suo sistema assomigliava a un episodio precedente, risalente al 2010, e chiamato Duqu. L’attacco, in quel caso, era stato organizzato dalla coalizione israelo-statunitense ed era servito a infiltrarsi nella struttura nucleare di Natanz, in Iran, e a distruggere un quinto delle testate lì ospitate grazie alle armi informatiche

Kaspersky ha negato di essere coinvolta nelle azioni degli  hacker russi: “Non abbiamo mai aiutato, né lo faremo mai, un governo nelle sue operazioni di cyberspionaggio”.

Alcuni esperti informatici, citati dal New York Times, sostengono che gli  hacker russi non avrebbero potuto bucare il software sviluppato da Evgenij Kaspersky senza un aiuto dell’azienda stessa. Ma, se così non fosse, la spiegazione, scrive il quotidiano americano, potrebbe essere che alcuni membri dell’intelligence di Mosca si siano infiltrati nell’azienda di nascosto. Un’ipotesi senza dubbio affascinante. Ma che, per ora, non è confermata da nessuna prova. 

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