Ha scelto il momento sbagliato per parlare di un tema finito nell’occhio del ciclone dell’opinione pubblica degli Stati Uniti, ma soprattutto lo ha trattato nel modo meno adatto possibile per raccogliere consensi tra gli elettori. Durante un’intervista, il senatore democratico Bernie Sanders ha elogiato la Cina con parole al miele per le politiche adottate da Pechino per far uscire i cinesi meno abbienti dalla povertà. Il problema è che la Cina, in questo periodo storico, è il nemico numero uno degli Stati Uniti ma soprattutto è il rivale contro il quale Washington sta portando avanti un estenuante braccio di ferro, tra la guerra dei dazi e le altre guerre parallele. Il presidente Donald Trump ha descritto la Cina come il male assoluto, come la causa principale del declino economico del paese, e molti americani hanno preso alla lettera la versione del tycoon.

La Cina e la povertà

Se c’era un argomento da affrontare in modo diverso, quello era proprio la Cina. Sanders deve ancora staccare il pass per le elezioni primarie in seno al Partito Democratico e, dal momento che i suoi avversari interni evitano come la peste di parlare di politica estera, lui è stato uno dei pochi a dare una sua versione sulla Cina: ammirevole per il coraggio. Il problema è che lo ha fatto dando l’impressione di elogiare Pechino e, al tempo stesso, di accusare Trump. Un clamoroso autogol, quello di Sanders, che rischia di macinare diversi consensi soprattutto tra chi ha accusato il colpo della concorrenza sleale cinese. Quali sono le frasi incriminate? Come racconta The Hill, Sanders ha sì espresso preoccupazione per il regime autoritario del Dragone, ma lo ha poi subito celebrato per la politica destinata a debellare la povertà. “La Cina – ha detto Sanders – è un paese che purtroppo si sta muovendo in modo autoritario in diverse direzioni. Ma quello che dobbiamo dire di questo paese è che la sua leadership ha fatto più progressi nell’affrontare la povertà estrema rispetto a qualsiasi altro Stato nella storia della civiltà. In poche parole ha fatto molte cose per la sua gente”.

Sanders critica il metodo Trump

Gli Stati Uniti, secondo Sanders, dovrebbero avere un rapporto diverso con la Cina, decisamente più positivo e orientato al dialogo. Insomma, niente a che vedere con il pugno duro e le sanzioni varate dall’amministrazione Trump, che hanno creato un’escalation pericolosa della quale si fatica a vedere la fine. Sanders, a detta dei suoi critici, ha dato una visione sfumata di Pechino, troppo ottimista e poco ancorata alla realtà dei fatti. Il governo cinese, nelle parole del senatore, si sarebbe mossa cercando i suoi interessi ma, dall’altra parte ha avuto anche il tempo di aiutare la popolazione. Sanders ha terminato il suo intervento dichiarando che la Cina non rappresenta una minaccia esistenziale per gli Stati Uniti: “La loro economia adesso è in difficoltà. Penso che possiamo avere un rapporto di lavoro positivo con la Cina”. Bocciate le tariffe trumpiane: “Sono a favore del libero commercio senza restrizioni. Servono accordi commerciali ma niente dazi”. Una buona parte del popolo americano, che ha sentito gli effetti di un libero commercio con la Cina, la pensa diversamente.

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