L’Albania sembra aver fatto “scuola”: anche il governo di Tripoli infatti, dopo quello per l’appunto di Tirana, ha inviato in Italia 30 medici da dislocare in alcuni dei nostri ospedali al fine di aiutare le strutture sanitarie ad affrontare l’emergenza coronavirus. Ad annunciarlo nei giorni scorsi è stato lo stesso governo guidato da Fayez Al Sarraj, il quale in una nota ha auspicato il superamento della crisi da parte italiana ed ha espresso la volontà di collaborare con Roma. Una vera e propria “diplomazia dell’aiuto“, che al momento vede l’Italia al centro di una “corsa” all’invio di personale e mezzi sanitari che riguarda l’intero medio oriente.

Gli aiuti libici

Dall’aeroporto di Tripoli, tra lunedì e martedì sono partiti un totale di 30 medici destinati agli ospedali italiani. La collaborazione libica all’emergenza coronavirus nel nostro Paese, è stata concordata in una conversazione telefonica tra il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ed il suo omologo libico, Mohammed Siyala. Quest’ultimo, in particolare, ha parlato con il rappresentante della Farnesina della volontà di Tripoli di dare il proprio contributo contro l’emergenza scatenatasi in Italia ed ha mostrato, tra le altre cose, anche la convinzione che alla fine il nostro Paese saprà liberarsi dalla ingombrante e funesta presenza del morbo.

La mossa della Libia è stata vista di buon occhio dallo stesso Di Maio, così come dall’intero governo italiano. L’aiuto fornito da Tripoli, è arrivato in un momento in cui lo stesso Paese nordafricano ha iniziato a dover affrontare al suo interno i primi campanelli d’allarme relativi all’emergenza. Il primo caso di Covid-19 è stato riscontrato il 26 marzo scorso, si trattava di un uomo di più di 70 anni rientrato da pochi giorni dall’Arabia Saudita e che oggi risulta anche il primo ufficialmente guarito in Libia. Al momento, il governo di Tripoli ha annunciato in totale 21 casi di contagio ed una vittima. L’esecutivo vicino al generale Haftar invece, per il momento non ha reso noto alcun caso.

La diplomazia degli aiuti

La Libia si è quindi messa in scia a molti altri Paesi della regione, i quali nelle ultime settimane hanno inviato aiuti all’Italia. L’ultimo, in ordine di tempo, è stato il Qatar: mercoledì un aereo dell’aviazione di Doha ha trasportato tonnellate di materiale sanitario nel nostro Paese. Una corsa agli aiuti, che sta rispecchiando per il momento gli schemi in qualche modo “collaudati” della diplomazia mediorientale. Il Qatar ad esempio, è tra i principali alleati di Al Sarraj ed il blocco comprendente anche la Turchia, che assieme a Doha è principale sponsor dei Fratelli Musulmani e dello stesso governo libico, ha voluto mostrare compattezza nell’invio di mezzi verso l’Italia. E lo stesso discorso è possibile farlo anche sull’altro versante: l’Egitto, principale alleato di Haftar, ha inviato nei giorni scorsi altre tonnellate di materiale, tra cui milioni di mascherine destinate ai nostri ospedali ed alle nostre farmacie. Anche gli Emirati Arabi Uniti, alleati anch’essi del generale, non sono stati da meno inviando altri aiuti verso l’Italia.

Ad onore della cronaca comunque, è bene anche riconoscere che tra questi Paesi soltanto la Libia ha messo a disposizione i medici. E la mossa, come detto ad inizio articolo, è sembrata molto vicina a quella del governo albanese: rappresentanti di ex colonie e di Paesi storicamente vicini all’Italia, che hanno deciso di fornire anche medici ed operatori al servizio degli ospedali più in difficoltà.

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