A Tripoli leggono i giornali italiani e riescono a seguire molto bene le vicende politiche nostrane. E da qualche settimana hanno notato il dibattito sul rinnovo della collaborazione con la Guardia costiera libica in seno alla maggioranza, con pezzi dell’attuale coalizione a sostegno dell’esecutivo che vorrebbero metterla in discussione. Il 2 novembre prossimo scadrà l’accordo di collaborazione in questione, siglato a suo tempo da Marco Minniti con Al Sarraj. Il governo Conte II ha due strade: rinnovarla automaticamente oppure stracciarla. La seconda opzione a Tripoli l’hanno presa sul serio considerando le ultime mosse dell’esecutivo di Al Sarraj, il quale ha inviato il ministro dell’interno Fathi Pashaga a Roma nella giornata di mercoledì.

L’incontro al Viminale tra Lamorgese e Pashaga

Anche se emerge non poca confusione sulla posizione italiana in Libia, al momento i rapporti con il governo di Al Sarraj appaiono buoni. Anzi, il premier libico è stato il primo capo di governo ricevuto da Giuseppe Conte dopo il suo nuovo insediamento, anticipando di poche ore Emmanuel Macron. In altri tempi, non sorprenderebbe dunque che il ministro dell’interno libico, Fathi Pashaga, venisse ricevuto al Viminale. Del resto, lo stesso Pashaga durante il governo gialloverde è risultato molto vicino al suo ex collega Matteo Salvini ed in più occasione si sono svolti vertici bilaterali tra i due rispettivi staff, a Roma come a Tripoli.

Ma a pochi giorni dalla scadenza dell’accordo con l’Italia, la visita di Pashaga a Roma è possibile leggerla come un’occasione per capire le reali intenzioni italiane. Anche perché già da giorni dalla Libia stanno arrivando messaggi, tra tutti quello del capo della locale Guardia costiera, in cui sono evidenziati i vantaggi reciproci dell’accordo siglato nel 2017. I libici hanno paura di perdere il sostegno politico da parte dell’Italia, ma soprattutto di non vedere più i soldi ed i mezzi promessi da Roma. E Pashaga al Viminale ha voluto ricordare proprio come, senza la Guardia costiera libica, il numero dei migranti diretti verso il nostro paese sia destinato a salire.

Del resto questa è l’unica arma in mano a Tripoli, la quale non può certo esibire il buon funzionamento della propria Guardia Costiera, al cui interno hanno figurato personaggi a dir poco discutibili. Il caso Bija, il pericoloso e potente trafficante ricevuto in Italia nel maggio 2017, altro non è che l’ultimo esempio di soggetti accusati di organizzare la tratta di esseri umani “riciclati” all’interno delle forze di Al Sarraj. A dare notizia dell’incontro di mercoledì tra Lamorgese e Pashaga, è SpecialeLibia.it. Secondo una nota del minserto dell’Interno libico, la Lamorgese avrebbe elogiato gli sforzi di Pashaga nella lotta all’immigrazione clandestina. Nessun cenno invece sarebbe stato fatto proprio sul caso Bija, con quest’ultimo protagonista peraltro di minacce rivolte a due colleghi italiani, Nello Scavo e Nancy Porsia.

A Tripoli intanto mostrano immagini di operazioni anti immigrazione

Nella capitale libica la paura di perdere i fondi italiani è talmente alta che adesso, a pochi giorni dal fatidico 2 novembre, saltano fuori pure operazioni anti immigrazione. Sulle pagine social in cui si aggiorna quotidianamente l’andamento dell’operazione “Vulcano di Rabbia”, la stessa cioè lanciata ad aprile in risposta all’offensiva di Khalifa Haftar, nelle scorse ore sono spuntate foto con alcuni soggetti in divisa davanti a scheletri di imbarcazioni accatastati vicino ad una spiaggia. Davanti a loro, due uomini ammanettati: si tratterebbe di due trafficanti di esseri umani arrestati in un’operazione delle forze speciali libiche.

“Le Forze Speciali anti-terrorismo – si legge in una nota proveniente da Tripoli – in coordinamento con l’Ufficio del procuratore generale, hanno effettuato un’operazione qualitativa che ha fatto irruzione nelle tane dei trafficanti di clandestini ed è riuscita ad arrestare due persone, una di nazionalità libica e l’altra di nazionalità sudanese”. I due sarebbero tra i trafficanti più pericolosi dell’intera Tripolitania. La fonte è ufficiale e l’operazione è stata confermata da più parti. Certo però è che due persone in manette davanti ad imbarcazioni ed a uomini in divisa, è la scenografia ideale che il governo di Tripoli aveva bisogno per dimostrare all’Italia la propria buona volontà nel combattere l’immigrazione.

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