I termini per le votazioni di un accordo per la Brexit sono state rimandate al 31 dicembre, dando tempo al parlamento britannico ed alla controparte europea di organizzarsi al meglio in attesa dell’avvenimento. Con una nuova tornata elettorale nel Regno Unito, il nuovo parlamento sarà espressione popolare del momento e sarà in grado (si spera) di decidere una volta per tutta la difficile questione che ha tenuti impegnati i banchi parlamentari per oltre tre lunghissimi anni. Al tempo stesso c’è una parte però del Regno che più duramente sta vivendo la situazione: l’Irlanda del Nord, non a caso punto di “non contatto” nelle ultime consultazioni.

Corona o indipendenza, questo (era) il problema

Ci furono anni (otto lunghissimi decenni, senza considerare le lotte dei secoli precedenti) nella quale in Irlanda del Nord è stata oggetto di contesa tra la popolazione cattolica originaria dell’isola e la popolazione protestante, discendente delle famiglie di coloni britannici. Dopo l’indipendenza dell’Eire nel 1921, le 26 province facenti parte dell’Irlanda del Nord decisero di restare sotto la corona inglese, in virtù di una consultazione popolare nella quale pesò la maggioranza di popolazione di discendenza inglese.

L’élite del Paese negli anni a venire continuò ad essere quella protestante, con la popolazione cattolica messa sempre più ai margini della vita politica. La situazione degenerò in modo drammatico nel 1972, il 30 gennaio, per un conflitto a fuoco tra l’esercito britannico e dei disarmati manifestanti cattolici, che costò la vita a 14 persone. Questo fatto segnò l’inizio di oltre due decenni di attentati ed omicidi, dei separatisti nelle contee limitrofe a Belfast, a maggioranza protestante e degli unionisti delle contee di confine, a maggioranza cattolica. Fu soltanto nel 1998 con gli Accordi del Venerdì Santo che si firmò ufficialmente una tregua.

Da quel momento la situazione è rimasta sostanzialmente congelata, al punto che il governo attualmente in carica dal 2016 è di larghe intese e vede come esponenti di maggioranza proprio il partito unionista (Dup) e lo Sinn Fein.

La libera circolazione tra Ulster ed Eire

A favorire il clima di pace è stata anche la libera circolazione di merci e persone tra i due Paesi. La sensazione infatti della parte cattolica della popolazione del Nord dell’isola di non essere confinati e di non vivere in stato di segregazione ma potersi normalmente spostare in tutto il territorio insulare ha ammorbidito gli animi, rendendo meno stretta la convivenza interna all’Ulster. Sebbene i sentimenti di entrambi gli schieramenti siano rimasti accesi, rispetto agli anni precedenti si possono quasi considerare gli scontri come appartenenti alla cultura goliardica della regione, come la commemorazione della battaglia di Boyne che avviene ogni 12 luglio, sostenuta soprattutto dal Dup. Ogni anno, migliaia di protestanti sfilano per commemorare la conquista dell’Irlanda da parte del Regno Unito, mentre i cattolici cercano di ostacolare la manifestazione, ribadendo il loro diritto all’indipendenza da Londra, in un clima comunque nemmeno lontanamente paragonabile a quello degli anni ’70 ed ’80 del secolo scorso.

Hard Brexit: la miccia nel cuore del Regno

L’Irlanda rimane di fatto l’unico Paese con il quale il Regno Unito condivide un confine terrestre. Non ci fosse una storia complicata alle spalle la questione sarebbe già stata risolta da un pezzo, tuttavia gli scontri che, come detto prima, sono rimasti congelati ma non si possono definire estinti per un venir meno delle basi culturali hanno mantenuto vivo il pericolo per ogni passo falso.

Qualora si decida di mantenere nella regione un regime di backstop, ossia libera circolazione di merci e persone con l’utilizzo di due regimi fiscali a seconda della provenienza delle merce (estera o interna), la situazione rimarrebbe di semplice gestione a livello umano, ma rischierebbe di creare notevoli problemi di gestione fiscale nella regione. Istituire un regime fiscale unico significherebbe rimettere dogana al confine, sia alle merci che alle persone, dividendo metaforicamente di nuovo l’Irlanda in due stati a sé stanti, riaccendendo l’animo dei separatisti cattolici. Non è casuale infatti il fatto che lo Sinn Fein preferisca il backstop mentre il Dup si sia dichiarato più volte contrario al mantenimento della libera circolazione, professando la propria lealtà solamente a Londra.

Dalla nuova tornata elettorale, per quanto riguarda i collegi dell’Ulster, è atteso un voto massiccio per i partiti in questione e l’esito sarà utile a definire la reale volontà della popolazione ed aiuterà Westminster a farsi un’idea più chiara del sentiero da prendere. Perché come ben sanno i parlamentari britannici, quel territorio marginale da un punto di vista economico è cruciale dal punto di vista sociale, come sempre stato nella storia del Regno. Un passo falso rischia di riaccendere la miccia e nessuno e, se succederà, nessuno vorrà farsi trovare col cerino in mano.

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