Marion Le Pen è tornata in campo. La nipote prediletta di Jean Marie, nonostante l’addio alla politica, sembra intenzionata a contendere lo scettro di leader alla zia Marine. Come interpretare, del resto, la mossa di aprire un’Accademia per la formazione dei leader del futuro? Il right-wing populism è impegnato in un’opera di riorganizzazione eSteve Bannon si è infilato nelle conseguenze delle sconfitte subite in Europa dai partiti populisti. 

Questo fenomeno politico così decantato, almeno per ora, è perdente. Marine Le Pen è stata sconfitta in Francia. La stessa sorte è toccata a Wilders in Olanda. Farage, dopo la Brexit, è scomparso assieme ai voti per l’Ukip. Gli unici “populisti” che vincono sono quelli dell’Est, mentre il caso austriaco (ma anche quello italiano) ha dimostrato come l’unico modo di arrivare al governo sia, per questi movimenti, allearsi con quelli che a Strasburgo siedono sui banchi del PPE. Donald Trump resta un unicum in Occidente, ma anche il Tycoon si è candidato dentro  al contenitore del Gop altrimenti non avrebbe vinto un bel niente. 

Marion Marecheal Le Pen è indicata da anni come colei che sarebbe succeduta a Marine per riportare il Front National su posizioni più tradizionali, ma si era ritirata dall’attivismo politico per dedicarsi alla figlia subito dopo la sconfitta inflitta da En Marche. I sovranisti francesi, attraversato il congresso di rifondazione, vivono una fase di transizione, ma è chiaro che la leadership di Marine si sia indebolita.  La “Le Pen University” dovrebbe nascere a Lione, dove l’enfant prodige della politica francese vorrebbe formare una vera e propria classe dirigente per la Francia del domani. La svolta governative di Marine Le Pen sembra non essere credibile: nonostante il cambiamento del nome in “Rassemblement national”, i frontisti non hanno ricevuto alcun invito a partecipare alla “marcia antisemita”, quella organizzata in memoria di Mireille Knoll.

Marine vuole che il Front National divenga un “partito di governo”, ma al contempo ci tiene a mantenere la sua autonomia rispetto all’ex Ump continuando a predicare contro l’Unione Europea e la cattiva gestione dei fenomeni migratori. In molti si chiedono quale sia stata la reale utilità di un cambio di nome, dato che la piattaforma programmatica è rimasta sostanzialmente invariata. La “rivoluzione” di Marine, insomma, potrebbe tramutarsi in un enorme buco nell’acqua. Ecco perché i commentatori politici guardano con attenzione a ogni singola mossa di Marion, che rispetto alla zia ha sempre avuto un occhio di riguardo per le radici ideologiche del sovranismo francese. 

Marion sembra agire nell’ombra, ma studia da leader. Sono gli stessi conservatori d’America ad averla invitata alla reunion annuale. Lei sì, la zia, da quel che si è capito, non sarebbe mai riuscita a fare da relatrice durante quell’evento. Alle elezioni presidenziali francesi manca “una quaresima”. Il 2022 non si intravede neppure con il binocolo, ma Marion Marechal Le Pen ha solo ventotto anni, tutto il tempo per mettersi a guardare la scena dall’alto e poi, in caso, quello utile per sferrare l’assalto alla candidatura.

Sullo sfondo di questa storia, però, c’è il destino del populismo: un fenomeno politico che è fuori da tutti i governi d’Europa (esclusi l’Austria e alcune nazioni dell’Est) e che è chiamato a rimanere in piedi nonostante la batoste subite. Anche da questa eventuale tenuta dipenderà il destino della marcia di Marion. 

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