Dopo anni di spese e aumenti di budget per rafforzare la flotta, la Marina degli Stati Uniti potrebbe subire un brusco taglio al bilancio che comporterebbe un cambio di passo e la rinuncia ai propri piani riguardo il desiderio di un “enorme flotta” da contrapporre alle potenze in ascesa.

A riferirlo è la testata specializzata Defensenews , che riporta le conversazioni con almeno una dozzina tra funzionari, addetti ai lavori, analisti e legislatori che parlano di un brusco e imminente calo di budget per l’Us Navy sotto l’amministrazione Trump. Le indiscrezioni seguono il recente annuncio del presidente americano, secondo cui il budget del Pentagono dovrebbe scendere a 700 miliardi di dollari entro il 2020. Questo sembrerebbe aver portato gli analisti a cercare proprio nel settore navale una strada “dell’ultimo minuto” per far risparmiare qualche decina di miliardi al Dipartimento della Difesa.

“Questa potrebbe essere davvero una cattiva notizia per la Marina” ha dichiarato T.Harrison, analista del bilancio della Difesa per il Centro degli studi strategici e internazionali. Non chiaro dove si intenda apporre questi tagli per almeno venti miliardi rispetto al biennio 2017/2018, ma la decisione sempre portare la Marina a rassegnarsi nel dover solcare i mari su navi “meno sofisticate” di quelle che erano entrate nei piani. Tra le “classi” entrate nel mirino dei tagli, vengono menzionati i sottomarini strategici classe Columbia: sottomarini lancia missili con capacità nucleare che dovrebbero sostituire la classe Ohio. Attualmente il programma prevedere il varo presso la General Dynamics Electric Boat di 12 unità. Il primo vettore di questa classe dovrebbe essere messo in cantiere nell’anno fiscale 2021.

Al sicuro dovrebbero essere i cacciatorpediniere lanciamissili classe fligth III Arleigh Burke e i nuovi sottomarini “Hunter killer” classe Virginia, mentre la scure dei revisori di conti del Pentagono potrebbe cadere sulle Lcs – le Littoral Combat Shipperper il pattugliamento costiero – e sugli Amphibious transport dock classe San Antonio; ma non riguarderebbe la classe FFG (X), considerato un programma ad “alta priorità”. 

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La ricetta potrebbe portare all’estendere le vite operative delle navi già in linea, senza sviluppare nuovi vettori oltre quelli considerati indispensabili, ma qualcuno avverte di non dimenticare di guardare agli avversari, che, secondo gli analisti stanno “costruendo navi da guerra ad un ritmo vertiginoso”. “La deterrenza basata sulla potenza navale è ancora un pilastro della Difesa”, ha dichiarato il deputato Joe Courtney, che si presume essere il prossimo presidente della sottocommissione House Armed Services Committee’s seapower. Attualmente in line ci sono 286 unità, e l’obiettivo già sotto l’amministrazione Obama era di portare l’intera flotta della Marina 335 unità.

Tagli significativi potrebbero andare a guardare in posti come le divisioni “ricerca e sviluppo” e i loro budget.

Le preoccupazioni di questi tagli ingenti comandati da Washington hanno sollevato le preoccupazioni del segretario della Difesa James Mattis che riflette sull’impatto negativo che determinati tagli potrebbero apportare alla prontezza della flotta in caso di un nuovo conflitto. Altro grande tema è la minaccia dei posti di lavoro. La cancellazione di programmi, e del varo di unità o intere classi potrebbe comportare una valanga di licenziamenti con gravi ripercussioni sulla governance. 

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