La Cdu/Csu, attraverso l’opinione del suo capogruppo al Bundestag, non si è detta contraria all’ipotesi che il Mes, ossia il cosiddetto fondo salva-Stati, funzioni in maniera diversa nel caso in le condizioni pandemiche lo richiedessero.

Non tutte le nazioni europee, almeno per ora, hanno subito le medesime conseguenze: la comparsa e la propagazione del Covid-19 non sono sempre identiche a se stesse. Ma sulla questione delle possibili ondate che potrebbero sconvolgere ancora il globo terrestre conviene soprassedere. Quello che è certo è come la Germania, così come l’Olanda, l’Austria e la Finlandia, sia sembrata piuttosto ferma sulle sue posizioni: rigorismo ed ostruzionismo sono le parole chiave di queste fasi. E i membri appartenenti alla Unione europea che sono in difficoltà economico-finanziarie per via del coronavirus, soprattutto l’Italia e la Spagna, non hanno potuto contare sulla predisposizione di “strumenti straordinari”, come li chiama il premier Giuseppe Conte. Ma il clima sembra cambiare di minuto in minuto.

Angela Merkel è la principale sostenitrice dell’austerity. La Bundeskanzlerin, che ora dovrebbe trovarsi in isolamento precauzionale, non ha mai cambiato idea. Neppure in funzione di questo “incidente della storia”, come lo ha definito l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti in questa intervista rilasciata a IlGiornale.it. Ma il fatto che un esponente di vertice del principale partito tedesco abbia aperto ad uno scenario di tutt’altro tipo non può passare in secondo piano: “Se l’eurozona ora reagisce alla catastrofe del coronavirus, per erogare le somme dell’Esm non deve porre le usuali condizioni, come se si trattasse del fatto che qualcuno gestisce male i suoi bilanci”, ha esordito Ralph Brinkhaus, che ne ha parlato in un’intervista rilasciata a Focus Online. Poi la stoccata principale: “È giusto procedere in modo diverso di fronte ad una crisi di queste dimensioni”. E conclude:  “Lo strumento per questo tipo di situazioni d’emergenza rimane lo scudo di protezione Esm”. A riportare le dichiarazioni di Brinkhaus è stata anche l’agenzia Agi.

Sia come sia, il tema da prendere in considerazione adesso è uno: Angela Merkel era già stata bersagliata da critiche provenienti dal suo emisfero politico. La Cancelliera è sempre stata il simbolo di un’Europa poco disposta a far cadere alcuni dei suoi principali pilastri. Ma il pericolo che l’Unione europea, come assetto sovra-istituzionale, possa crollare per via delle differenze sostanziali che potrebbero emergere, in specie in seguito alla pandemia, tra il Nord ed il Sud del Vecchio continente, non è mai stato così tangibile. Sempre che questa crisi continui ad interessare soprattutto il Sud del nostro continente. Un fattore – quest’ultimo – che non può essere affatto dato per scontato.

Anche in Olanda, dove il merkelismo ha spesso trovato fortuna, la politica non è concorde sul da farsi. Gli Stati europei, differentemente dalla Cina, dagli Stati Uniti e dalla Russia, non possiedono una potenza di fuoco autonoma. Devono, per necessità di cose, interloquire con Strasburgo e Bruxelles. Ma in questo dialogo, per ora, è mancata una corrispondenza di volontà. La Spd, poco fa, si era detta certa di quanto segue: “Non ci sono dubbi che la Cdu reagirebbe se Francia, Italia e Spagna costituissero un’alleanza per i coronabond. Se questo non accadrà, dovremmo considerare il dibattito sui coronabond per quello che è, una richiesta di aiuto”. Nella disamina dei socialisti, che è stata ripercorsa dall’Adnkronos, la Cdu non avrebbe mai aperto a forme ausiliarie di carattere eccezionale. Ma poco dopo è arrivato il commento di Brinkhaus, che sembra andare nella direzione opposta rispetto a quella prevista da Munchau, l’esponente della Spd che ha dichiarato quanto esposto poc’anzi.

La Cdu-Csu ha aperto eccome ad “interventi straordinari”. E ora la Merkel è all’angolo. Se non altro perché addirittura il partito che coordina da decenni è diviso sul punto al suo interno. Certo, Brinkhaus non ha parlato di coronabond, ma il senso di quanto ha dichiarato è lapalissiano.

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