Era l’8 dicembre del 1987 quando a Washington il presidente degli Stati Uniti d’America Ronald Reagan e il presidente dell’Unione Sovietica Mikhail Gorbachev siglarono lo storico trattato Inf (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty), che pose di fatto fine alla annosa vicenda degli “euromissili” che, come ricorda Italia Oggi, portò alla distruzione di ben 2.692 missili, 846 americani e 1.846 russi e ha portato all’eliminazione di tutti i vettori con gittata compresa fra 500 e 5.500 chilometri. Ora, dopo l’annuncio del Presidente Donald Trump del 21 ottobre scorso, è arrivata in queste ore la conferma da parte del Segretario di Stato Mike Pompeo del ritiro degli Stati Uniti dall’accordo. E tra Washington e Mosca volano accuse reciproche. 

“La Russia ha violato per anni senza scrupoli il trattato sulle armi nucleari e non ha mostrato alcun serio impegno nel volerlo rispettare”, ha detto Pompeo motivando la decisione di Washington. “Siamo ancora pronti e disponibili a impegnare Mosca sul fronte del controllo delle armi nucleari”. Il Segretario di Stato americano ha ricordato che “ci vorranno sei mesi perché il ritiro Usa dal trattato Inf entri in vigore, un arco di tempo in cui si potrebbe lavorare a una nuova intesa”.
Venerdì, il presidente Donald Trump ha accusato il Cremlino di aver violato ripetutamente il trattato e di aver schierato “missili vietati dall’accordo”.

La risposta di Putin: “Agiremo di conseguenza”

La risposta russa alle accuse di Trump e Pompeo non si fa attendere. Come riporta l’agenzia stampa russa Tass, il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato di abbandonare i tentativi di avviare i negoziati sull’Inf. “I nostri partner americani hanno annunciato la sospensione della loro partecipazione al trattato, e noi faremo lo stesso” ha sottolineato Putin in un incontro con il ministro della Difesa Sergei Shoigu e il ministro degli Esteri Sergey Lavrov.

“Come in precedenza, tutte le nostre proposte in questo campo (il contenimento dei missili a corto e medio raggio) rimangono sul tavolo e le porte per i colloqui sono aperte”, ha affermato. “Nel frattempo, sto chiedendo a entrambi i ministri di non avviare alcun dialogo su tale questione in futuro. Aspettiamo e vediamo se i nostri partner sono abbastanza maturi per condurre un dialogo equo e significativo con noi su una questione cruciale – sia per noi, sia per i nostri partner che per tutto il mondo “, ha sottolineato Putin.

“Negli ultimi anni – ha osservato il presidente russo – abbiamo visto che i nostri partner non supportano le nostre iniziative e, al contrario, sono costantemente alla ricerca di alcuni pretesti per smantellare il sistema di sicurezza globale”. Putin ha assicurato che la Russia “non schiererà di sua iniziativa missili a medio raggio né in Europa né in altri parti del mondo” a patto che gli Stati Uniti facciano lo stesso.

Ma è la Cina il vero motivo della fine del trattato Inf

Secondo molti analisti, il vero obiettivo di Washington, tuttavia, è la Cina. Come spiega The National Interest, per gli Stati Uniti, “che hanno iniziato a progettare armi vietate ma non hanno ancora violato il trattato”, la “crescente potenza militare della Cina è il vero motivo dietro la decisione della Casa Bianca di ritirarsi dal trattato”. Gli Stati Uniti, spiega Stratfor Worldview, “stanno ora valutando l’ipotesi di un grosso accumulo di missili a medio raggio per sfidare la Cina e non vogliono essere limitati dal trattato Inf”.

Il 19 ottobre scorso, il New York Times ha diffuso la notizia che le forze armate statunitensi si stanno preparando a schierare le versioni terrestri del missile statunitense Tomahawk in Asia in funzione anti-cinese e sistemi terrestri che sarebbero vietati dal trattato Inf. Stracciato l’accordo, Washington impegnerà tutte le sue forze nel contrasto a Pechino. Tuttavia, osserva Stratfor Worldview, la fine di un così importante accordo sul controllo degli armamenti causerà serie ripercussioni a livello mondiale. “Nel Pacifico”, infatti, “la Cina probabilmente migliorerà ulteriormente e farà crescere le sue forze armate per sfidare i nuovi schieramenti di missili negli Stati Uniti”. 

L’accusa dalla Cina: “Washington mette a rischio la sicurezza globale”

Per i cinesi, al contrario, è Washington a mettere a rischio la sicurezza globale. “Gli Stati Uniti- scrive in un editoriale il Global Times, organo vicino al partito comunista cinese – hanno anche lamentato lo sviluppo delle capacità missilistiche da parte della Cina. Questo è ancora più irragionevole”. La deterrenza nucleare della Cina, afferma il quotidiano, “non è paragonabile a quella degli Stati Uniti e della Russia. Rappresentando lo sviluppo militare della Cina come parte di una “corsa agli armamenti”, gli Stati Uniti stanno creando una scusa per sopprimere il legittimo sviluppo della Cina della sua difesa nazionale”.

Per quanto riguarda la Cina, “gli Stati Uniti intendono rendere il trattato Inf un accordo multilaterale, che potrebbe diventare una scusa per Washington per esercitare pressioni su Pechino. Senza le restrizioni del trattato, gli Stati Uniti potrebbero intensificare il dispiegamento di missili offensivi e sistemi anti-missile attorno alla Cina, aumentando ulteriormente le sfide strategiche per la sicurezza del Paese. Pechino non accetterà mai che il trattato diventi un accordo multilaterale. Deve respingere qualsiasi richiesta dagli Stati Uniti sulla questione”.

Che cosa accadrà ora? La fine del trattato alimenterà indubbiamente una corsa agli armamenti tra le tre grandi potenze e assicurerà quella libertà di manovra che la Casa Bianca voleva nel contrastare la Cina. 

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