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Lungo i confini orientali dell’Europa sono anni di fermento militare e di preoccupazione: le esercitazioni si susseguono ad un ritmo in costante crescita da una parte e dall’altra del confine. L’ultima, chiamata “Zapad 2017” (parola russa che indica “ovest”, giusto per chiarire subito le intenzioni) si è appena conclusa nei territori occidentali della Bielorussia e della Russia ed ha visto coinvolti circa 12 mila soldati, 370 veicoli corazzati di vario tipo, 150 pezzi di artiglieria e 40 tra aerei ed elicotteri.

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Questo “risveglio” di Mosca, soprattutto in considerazione della crisi ucraina per il Donbass e del “colpo di mano” in Crimea, preoccupa non poco le nazioni confinanti con la Russia, e non solo quelle facenti parte della Nato, la quale, per dovere di cronaca, ci sta mettendo del suo per esacerbare le preoccupazioni russe in merito alla difesa dei suoi confini.

La Svezia, storicamente neutrale sin dai tempi delle Guerre Mondiali e poi non allineata durante la Guerra Fredda, recentemente ha cambiato dottrina militare provvedendo ad aggiornare i suoi piani di “neutralità armata” rispetto al recente passato. Già a partire dallo scorso settembre Stoccolma ha provveduto a ristabilire una presenza militare stabile nell’isola di Gotland, posizionata quasi al centro del Mar Baltico davanti alla Lettonia. L’isola era stata completamente “smilitarizzata” nel 2005 con il ritiro delle forze navali, di terra ed aeree che sino ad allora vi stazionavano in quanto considerata strategica dalla Svezia ma non solo: la sua particolare posizione geografica ne fa un obiettivo particolarmente ambito per chi volesse controllare la navigazione nel Mar Baltico e quindi gli accessi al Golfo di Finlandia ed al Golfo di Botnia, quest’ultimo “sorvegliato” anche dall’isola finlandese di Åland. Ma Gotland diventa anche un trampolino di lancio (o fornisce copertura) per un possibile attacco anfibio “alle spalle” verso i Paesi Baltici: l’ex Ministro della Difesa estone, Hain Rebas, ha infatti le idee molto chiare in merito, sottolineando come l’isola sia ritornata prepotentemente al centro degli interessi strategici dei Paesi che si affacciano sul Baltico appunto per i suddetti motivi. Già nel 2010, quindi ben prima della piccola escalation militare che sta occorrendo in questi ultimi tempi lungo il confine orientale, il Generale svedese Karlis Neretnieks, aveva preconizzato il ritorno del ruolo centrale e strategico dell’isola di Gotland per tutti i protagonisti militari e politici che si affacciano nella regione del Baltico centrale e meridionale: la nazione che controlla Gotland controlla l’intero spazio aereo della regione e le iniziative strategiche navali.

Nel peggiore degli scenari possibili, quindi, l’isola sarebbe al centro di un colpo di mano russo per mettere fuori gioco la Nato nell’area (una sorta di riedizione in salsa russa dell’operazione Weserübung del 1940), dato che se quest’ultima dovesse controllare l’isola e dislocarvi forze sufficienti in breve tempo, questa verrebbe a diventare un efficace strumento di lotta alla superiorità aerea e navale di Mosca nel Baltico oltre a fornire un contrasto efficace alla “bolla” Anti-Access/Area Denial (A2/AD) che il Cremlino ha nella sua enclave baltica di Kaliningrad, le cui forze disponibili sono già state analizzate in precedenza parlando del nuovo assetto delle Forze Armate russe.

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In base a queste considerazioni la Svezia ha quindi invertito la rotta della sua dottrina militare, che prevedeva un lento “disarmo” post Guerra Fredda, anche reintroducendo il servizio di leva. Lo scorso marzo ha infatti stabilito che a partire dal 2018 verrà ristabilita la coscrizione obbligatoria anche se non a carattere universale: le nuove leve, tutte appartenenti alla classe 1999, saranno infatti selezionate tra 19 mila unità dopo vari test psicologici e attitudinali sino a raggiungere il numero di 4 mila effettivi che andranno a rinforzare le fila dell’Esercito Svedese. Il ritorno della leva obbligatoria, abolita nel 2010, nasce dal “Cambiamento nel nostro vicinato…  l’attività militare russa è una delle ragioni” come ha riferito la Portavoce del Ministero della Difesa, Marinette Radebo, in occasione della decisione presa dal Governo di Stoccolma. Il servizio è quindi espressione di un Paese che si sente ancora tra due fuochi, o meglio davanti ad un fuoco solo, come vedremo: durerà 12 mesi con l’obiettivo di formare nuovi professionisti e di ingrossare le fila della riserva, struttura militare di importanza vitale per la Svezia. La riforma è stata specificata meglio dallo stesso Ministro della Difesa Peter Hultqvist: “Se vogliamo unità militari ben addestrate ed efficaci, il sistema di volontari necessita di essere accompagnato dal servizio di leva obbligatorio”.

Ma davvero la Svezia intende ribadire la propria neutralità armata? In realtà sembra che Stoccolma, già da qualche anno, ventili la possibilità di entrare a tutti gli effetti nella Nato: nel 2014 ha abbandonato lo status di “paese non allineato” per firmare un accordo di cooperazione militare con l’Alleanza; accordo che prevede la possibilità per la Nato di poter schierare le proprie truppe sul territorio svedese anche in tempo di pace oltre che in caso di crisi internazionale, e forse è questo il vero fattore destabilizzante in ottica russa.

Ovviamente questa scelta diplomatica, sulla scorta della percezione che Stoccolma ha del pericolo russo ai propri confini, ha portato ad una linea militare difensiva chiara: il nemico ora è Mosca.

In questi giorni, infatti, in Svezia si sta tenendo la più grande esercitazione militare da vent’anni a questa parte che vede coinvolti circa 19 mila effettivi dell’Esercito (circa la metà della forza) un quarto dei quali appartenenti alla Guardia Nazionale.

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“Aurora 2017”, questo è il nome dell’esercitazione, è cominciata l’11 settembre e terminerà il 29 ed ha come obiettivo principale quelli di migliorare l’interoperabilità tra le varie Armi e branche dello Stato in un contesto di “Difesa Totale” del territorio (a Stoccolma è stata coinvolta anche la popolazione civile oltre alla Riserva). Obiettivo secondario, ma altrettanto importante, è stato quello di dare un messaggio internazionale in merito alla volontà della Svezia di difendere i propri confini ad ogni costo. Del resto uno degli scenari dell’esercitazione lascia poco spazio alla fantasia: un Paese amico, denominato “A land” (ma che potremmo chiamare Lituania, Estonia o Lettonia), è stretto in una morsa;  a nord e a sud dei suoi confini una Nazione ostile denominata “B land” (ma che potremmo chiamare Russia) ne minaccia l’integrità territoriale. Con lo scoppio della crisi ed il rischio che possibili aiuti di tipo militare possano arrivare ad “A land” partendo dai territori svedesi, “B land”  cerca di invadere per prima l’isola di Gotland ed i territori a sud di Stoccolma per garantirsi la superiorità nell’area del Baltico. La risposta svedese ad una simile eventualità consiste quindi in una operazione di difesa su vasta scala contro una possibile operazione aviolanciata/di assalto aereo rivolta sia verso Gotland sia verso il territorio metropolitano svedese. All’esercitazione stanno  partecipando anche altre Nazioni che hanno fornito uomini e mezzi. In particolare la Finlandia ha inviato 300 soldati, la Francia 120 e un totale di 200 sono quelli di Danimarca, Norvegia, Lituania ed Estonia, ma, come spesso accade, il contingente più numeroso è quello americano che ammonta a circa 1400 uomini. Gli Stati Uniti oltre ai soldati hanno anche fornito una batteria del sistema “Patriot, probabilmente nella versione PAC-3 con capacità ABM, appunto per simulare quella copertura antimissile in caso di attacco russo da parte degli SRBM presenti nell’oblast di Kaliningrad (tipo “Iskander-M”) che sono una componente fondamentale della “bolla” di interdizione d’aerea di Mosca per la zona del Baltico e di parte dell’Europa Orientale.

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