Affiancare una guerra culturale a tutto campo alla guerra vera e propria, fatta con mitragliatrici e missili, sul territorio ucraino. La Russia sta cercando di attivare, contemporaneamente, i suoi hard e soft power per dare vita ad una nuova, ennesima, strategia da applicare nel braccio di ferro con il blocco occidentale.

Se il potere duro di Mosca è ben visibile nei molteplici raid vomitati su Kiev, il suo potere morbido, dallo scorso 24 febbraio in poi, al contrario ha fatto un’enorme fatica nell’affermarsi nel dibattito pubblico internazionale. La persuasione russa è stata fin da subito etichettata come propaganda. Una pericolosa propaganda nemica, per altro rimasta attiva soltanto all’interno di piccolissimi e limitati recinti intellettuali, troppo piccoli affinché il Cremlino potesse farci affidamento per riorientare la narrazione sul conflitto in proprio favore.

È per questo che, da qui alle prossime settimane, la Federazione Russa potrebbe amplificare i propri messaggi. Quali? Il fatto, ha sottolineato ad esempio il Wall Street Journal, che soltanto la Russia è in grado di salvare il mondo dalla “degenerazione morale” e dal “decadimento dell’Occidente“.

Sfida culturale

Detto altrimenti, facendo leva su aspetti e concetti divisivi, capaci cioè di spaccare l’opinione pubblica occidentale, la Russia vuole proporsi agli occhi dei cittadini europei e statunitensi come l’unica ancora di salvezza per il “degenerato Occidente”. È così che sui media russi si torna a parlare del suicidio della civiltà occidentale, delle “scuole americane che insegnano ai bambini di prima elementare che ci sono 72 sessi diversi” (citazione di Viktor Bout, trafficante di armi russo divenuto una sorta di eroe all’ombra del Cremlino) e di altre criticità socio-culturali che starebbero distruggendo i “valori tradizionali“.

La visione russa, tra l’altro, ha da poco trovato parzialmente spazio in una legge partorita dal Cremlino che punta a reprimere i “rapporti sessuali non tradizionali” e a promuovere famiglie patriottiche e religiose con più figli, sotto la guida della Chiesa ortodossa.

In questa battaglia culturale, va da sé, la Russia deve svolgere il ruolo di baluardo dei “valori tradizionali” nonché di salvatrice dell’umanità. Il richiamato decreto di Vladimir Putin sui rapporti sessuali non tradizionali è stato reso necessario dalla “crisi globale della civiltà e dei valori che porta l’umanità a perdere i tradizionali punti di riferimento spirituali ed etici e i principi morali”.

Inserendo la Russia nelle fratture ideologiche degli Stati Uniti e di altre società occidentali, Putin intenderebbe indebolire la determinazione e l’unità occidentale. “Quello che vuole fare è alimentare il più possibile le guerre culturali”, ha detto Fiona Hill, un’esperta di Russia presso la Brookings Institution.

La giustificazione ideologica di Mosca

Putin ha cercato a lungo di diventare il leader del mondo conservatore. E non è un caso che, per più di un decennio, e ben prima della guerra in Ucraina, il Cremlino abbia cercato di costruire ponti più o meno resistenti con i movimenti di estrema destra in Europa e con fazioni del Partito Repubblicano negli Stati Uniti. Pur, e questo è un aspetto curioso, mantenendo le simpatie dell’estrema sinistra globale, che vede ancora oggi nel governo di Putin il successore della lotta sovietica contro il dominio globale americano.

L’Unione Sovietica non è un riferimento lanciato nel vuoto. Così come l’Urss invocava il linguaggio marxista-leninista della lotta di classe e dell’uguaglianza sociale per giustificare i suoi disegni imperiali, la Russia odierna fa leva su concetti e valori conservatori pensando di aver trovato una nuova ideologia per giustificare i suoi obiettivi.

In altre parole, Mosca è alla caccia di una legittimazione ideologico-culturale che le consentirebbe di raccogliere una certa simpatia internazionale per la sua operazione militare speciale in Ucraina.

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