Asia sud-occidentale: così, dal punto di vista cinese, è identificata la regione che in Occidente siamo soliti definire come Medio Oriente e che dal punto di vista di Pechino si restringe, essendo Paesi come Iran e Afghanistan associati sotto il profilo geopolitico e strategico all’Asia Centrale, alle nazioni strettamente di lignaggio arabo e a Israele. 

E proprio verso questi Paesi Pechino ha lanciato una grande offensiva diplomatica ed economica negli ultimi mesi. Con l’obiettivo finale di sviluppare a livello subregionale una partnership capace di rafforzare le prospettive della Nuova via della seta che, nel 2019, potrebbe vivere un nuovo periodo di splendore. Come sottolinea Pepe Escobar su Asia Timessi prevede che “il commercio tra la Cina e i partner della Belt and Road Initiative cresca di 117 miliardi di dollari nel 2019, dopo aver raggiunto quota 158 miliardi l’anno scorso. Gli export verso i mercati Bri dovrebbero crescere di 56 miliardi, dopo un incremento di 76 miliardi l’anno scorso”, facendo si al tempo stesso che lo yuan acquisisca nuovo peso nei mercati finanziari internazionali.

Le tecnologie di Israele strategiche per la Cina

Il Golfo e i Paesi del Medio Oriente appaiono, in questo contesto, strategici. Per motivi diversi. Il caso di Israele è emblematico. Come sottolinea Limes, nello Stato ebraico Pechino cerca cooperazione infrastrutturale e tecnologica in settori in cui Tel Aviv eccelle: “agroalimentare, protezione ambientale, sviluppo delle smart cities, biotecnologie, sicurezza informatica, economia digitale ed energie rinnovabili”. Tutti settori in cui la conoscenza accumulata può essere decisiva per applicazioni sistemiche capaci di beneficiare allo sviluppo della Repubblica Popolare. Non a caso, “giganti economici come Baidu, Lenovo, Qihoo 360 e Ping An hanno investito in fondi tecnologici israeliani per migliorare le proprie attività digitali” e la Cina ha costruito un solido asse universitario con Tel Aviv.

Petro yuan e Nuova via della seta

Diverso è il caso di altri due Paesi di primaria rilevanza: Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Nel regno dei Saud Pechino ha un importante fornitore energetico e intende sviluppare i rapporti con Riad mettendo al centro il contributo che può essere offerto alla diversificazione economica del regno. In prospettiva, i porti sauditi del Mar Rosso potrebbero fungere da hub di primaria importanza per il ramo marittimo della Nuova via della seta. Sembra destinata ad essere rinviata al 2021, invece, la quotazione borsistica del colosso saudita del petrolio, Aramco, che potrebbe scendere in campo proprio nei listini dell’Impero di Mezzo, fornendo nuova linfa vitale alla strategia monetaria cinese del “petro-yuan“.

La sfida emiratina

Anche Abu Dhabi intende partecipare alla Nuova via della seta, che offre opportunità notevoli per le imponenti capacità finanziarie degli Emirati Arabi Uniti. The National ha segnalato il principale settore in cui possono essere promosse le relazioni sino-emiratine: quello del digitale. Pechino sta investendo profondamente per sviluppare la sua presenza digitale nel Paese e, al tempo stesso, i suoi colossi hanno quote di mercato rilevanti nello Stato che presenta la più alta spesa pro capite al mondo per dispositivi elettronici. La penetrazione digitale è volano per un asse più ampio, che passa per la promozione del turismo cinese negli Emirati (e viceversa), nello sbarco di fondi del Paese nei progetti cinesi sulla Nuova via della seta e in prospettiva nello sviluppo di una partnership capace di fungere da volano per una crescente integrazione regionale.

Secondo Escobar, l’esempio per una cooperazione tra l’Asia Sud-occidentale e la Cina viene da Singapore e dagli altri Paesi Asean che hanno saputo mettere assieme precisi obiettivi geopolitici nella loro relazione a livello regionale con Pechino. Le rivalità tra i Paesi mediorientali ostacolano questa prospettiva, che dovrà tuttavia concretizzarsi se nazioni come Israele, Arabia Saudita ed Emirati Arabi vorranno capitalizzare l’opportunità della Nuova via della seta. E la presenza nel progetto di un loro rivale strategico come l’Iran come membro integrante e fondamentale dovrà spingerli a una sana lezione di realpolitik. Perché certi treni passano una volta sola.

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