Il processo di pacificazione tra Israele e Palestina sembra aver avuto una grossa battuta d’arresto dopo il riconoscimento americano di Gerusalemme come capitale dello Stato ebraico. La via della pace è tuttavia qualcosa che travalica il semplice piano politico e comprende molti altri settori della vita quotidiana.

È infatti nella semplice vita di un cittadino, palestinese o israeliano, che si possono ravvisare infiniti meccanismi che contribuiscono ad alimentare la tensione tra le parti. Il riconoscimento di Gerusalemme è dunque un atto dalla grande risonanza mediatica e politica, ma i cui effetti potrebbero essere più che marginali rispetto ad altri fenomeni all’apparenza insignificanti.

La Palestina solo oggi scopre il 3G

È in quest’ottica che va letta la notizia, riportata da Bloomberg, della conquista della linea 3G da parte della Palestina. Sembra strano, ma fino ad oggi sia la West Bank che la Striscia di Gaza hanno potuto usufruire solo del servizio 2G (seconda generazione). Una limitazione imposta dall’autorità israeliana sui providers palestinesi, costretti così ad arrancare due generazioni indietro rispetto al resto del mondo. Nella maggior parte del mondo occidentale e non solo è infatti ormai ampiamente diffusa la quarta generazione (4G) e i lavori per la quinta sembrano ormai in dirittura d’arrivo.

Secondo Bloomberg questa carenza infrastrutturale avrebbe danneggiato non poco la già debole economia palestinese. Senza un segnale GPS forte sia le strutture sanitarie, sia i servizi municipali non hanno potuto fino ad oggi accedere a dati in tempo reale.

Imprenditori e servizi statali danneggiati per assenza di GPS

Le conseguenze? Pazienti senza protezione e famiglie senza acqua e gas. Ma non solo. L’assenza di una rete 3G avrebbe influito negativamente anche sull’imprenditoria, negando così la possibilità di nascita ad alcune start-up. Secondo Bloomberg era nata infatti a Ramallah, nella West Bank, una start up simile a Uber che tuttavia ha dovuto chiudere i battenti proprio a causa della debole copertura della rete. La debolezza dei providers palestinesi avrebbe così portato molti cittadini della West Bank e della Striscia ad appoggiarsi invece su fornitori israeliani. Le infrastrutture di Tel Aviv coprono infatti con la rete 4G parte della West Bank al fine di garantire il servizio ai coloni israeliani che ivi vivono.

La scelta di affidarsi alla rete israeliana ha però avuto un altro effetto negativo. Senza più utenti e senza più percezione delle tasse il sistema delle telecomunicazioni palestinesi è letteralmente crollato, con perdite che si aggirano al milione di dollari. Questa dunque è stata la situazione fino ad oggi e seppur in maniera meno visibile, ha contribuito notevolmente ad acuire le tensioni tra le due parti.

Gaza rimane fuori dalla copertura della rete

La rete 3G tuttavia resterà appannaggio solo della West Bank, mentre continuerà ad esserne esclusa la Striscia di Gaza, considerata potenzialmente pericolosa per la leadership di Hamas. È nella stessa Striscia che tuttavia si patiscono le condizioni economiche peggiori, derivanti anche dalle sanzioni israeliane. Oltre al divieto sul 3G, Israele, insieme all’Egitto, opera un blocco sulla Striscia di Gaza dal 2007, in seguito alla vittoria di Hamas alle elezioni.

A seguito del blocco il volume delle merci in entrata a Gaza è un quarto rispetto al periodo antecedente il 2007, mentre la marina israeliana impedisce alle navi palestinesi di oltrepassare le tre miglia a largo di Gaza. Aldilà di quelle che sono mere questioni politiche, la pacificazione tra israeliani e palestinesi passa soprattutto dalle condizioni della vita quotidiana e l’accessibilità ai servizi ne è un aspetto fondamentale. 

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