Per la prima volta in Cile è stato permesso a indipendenti di formare liste politiche. Avviene nel contesto della costituente, incaricata di redigere la carta magna, che a sua volta concreta un altro risultato storico, essendo la prima dei suoi trent’anni di democrazia. L’organo sarà eletto l’11 aprile, e inizierà i lavori fra maggio e giugno. D’accordo alla legge promulgata il 23 dicembre, prevede 155 membri e include ulteriori importanti novità, sul piano della partecipazione sociale e i diritti umani. Innanzitutto, sarà paritario fra uomini e donne, come mai accaduto al mondo; e avrà 17 seggi riservati ai popoli originari, la cifra più alta sinora garantita in processi di simile natura.

Alla chiusura del termine, sommando blocchi tradizionali e indipendenti, il conteggio arriva a 79 liste, situazione che può essere interpretata, sia come il riflesso di una vivace e sana diversità, sia come un complicato quadro di frammentazione. L’informazione preliminare, diffusa dal servizio elettorale dello stato, indica che ci sono 2.213 proposte fuori dalle liste collettive, dimostrazione della crisi di rappresentazioe dei partiti, evidente da almeno un decennio e mai risolta. Sono state sostenute da mezzo milione di persone, mobilitate in tre settimane, in piena pandemia e durante il periodo delle vacanze, quando nel 2017 i partiti riuscirono a censire i propri militanti nel corso di un anno per un totale di 400 mila.

Per stilare le liste, i partiti di ogni orientamento hanno adottato tecniche retrive di selezione che hanno allontanato la cittadinanza. La mancanza di fiducia in tali istituzioni e la ampia fetta di indipendenti in campagna attiva, hanno il potenziale di alterare la correlazione abituale di forze nelle votazioni comunali e regionali, che si celebraranno nella stessa data. Gli indipendenti potrebbero generare l’effetto indiretto, o a seconda dei casi, tentare, di dividere l’appoggio ai candidati delle amministrative e sparigliare le alleanze, oltre l’obiettivo specifico di arrivare alla costituente. Sebbene una spallata al predominio dei partiti non è impresa semplice, l’assetto e le prospettive del paese si potrebbero vedere trasformati.

La quota indigena sarà contesa da 199 richiedenti, sempre per le stime iniziali del servizio elettorale. Sono dirigenti con uno stretto legame con la loro base. É stata assicurata una proporzione per le 10 nazioni, anche se alle principali verrà assegnato un numero più grande di seggi: 7 per i mapuche e 2 per gli aymara. Queste saranno riunite in un solo collegio. La percentuale autoctona si aggira intorno al 13 per cento, coincidente con il totale di questa popolazione. Il dato è rilevante in un paese con una traiettoria conflittiva rispetto alla condivisione del potere con la multiculturalità etnica, anche se le negozziazioni sono state ardue.

La destra del presidente Sebastián Piñera, nonostante i problemi della coalizione di governo Chile Vamos, ha prodotto una lista unica. Gli indipendenti, invece, aderiscono a schieramenti di sinistra e centro e non sono un gruppo omogeneo. Una parte è espressione di organizzazioni sociali, come il movimento No+Afp, critico della riforma del sistema pensionistico, e la Coordinadora feminista 8M; altra parte è integrata da leader delle assemblee territoriali sorte a radice delle sollevazioni del 18 ottobre del 2019, come la Lista del Pueblo; e altra ancora da società civile, come Independientes neutrales, che propone 105 aspiranti, capillarmente distribuiti nel paese, e patrocinati da 78 mila persone. In questo variegato universo, si annovera anche una impresa di consulenza di fondi pensionistici con la lista FyF Vota Feliz, di Felices e Forrados, sulla quale la magistratura sta indagando per violazioni alla norma.

Per quanto nella definizione di una nuova costituzione debba confluire una pluralità di visioni, gli indipendenti dovranno percorrere una strada tutta in salita per superare la macchina dei partiti, sostenuta da esperienza, logistica e finanziamenti. Altri elementi ostacolano la loro nomina.  Per esempio, nelle tribune pubbliche avranno a disposizione lo stesso tempo concesso al partito che ha ottenuto meno preferenze nell’ultimo suffragio. La probabilità che la costituente corrisponda per la sua maggioranza all’establishment, al momento, rimane alta. Se la percezione di un’apertura di opportunità, e l’aspettativa di un superamento della condizione strutturale della democrazia cilena, non verranno suffragate nei fatti, possono scatenare, non solo il ritorno di proteste massive, ma una reazione negativa alla stessa costituzione.

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