Donald Trump e Jair Bolsonaro si incontrano presso la tenuta dell’ex tycoon a Mar-a-Lago, in Florida. Il meeting, che si svolgerà con tutta probabilità in forma privata, dovrebbe vedere anche la partecipazione del vice presidente statunitense Mike Pence e del Consigliere per la Sicurezza Nazionale Robert O’Brien. Bolsonaro e Trump sono particolarmente vicini dal punto di vista ideologico e politico e la partnership tra Brasilia e Washington ha le potenzialità per alterare gli equilibri e gli schemi dell’America Latina che, fino a non molto tempo fa, erano decisamente spostati a sinistra. Le amministrazioni progressiste della regione sono però cadute una dopo l’altra, con alcune importanti eccezioni: in primis il Venezuela di Nicolas Maduro, afflitto da una gravissima crisi economica ed umanitaria e molto vicino a Cuba, Russia e Nicaragua.

Una questione spinosa

L’amministrazione socialista venezuelana ha relazioni particolarmente difficili tanto con Washington quanto con Brasilia, che ha iniziato a richiamare il proprio personale diplomatico e consolare dalla vicina nazione rivale. Questa mossa è destinata a provocare nuove tensioni tra le due amministrazioni ed indica una chiara volontà, da parte brasiliana, di declassare i rapporti con Caracas che, probabilmente, ricambierà presto con la stessa moneta. Brasilia, peraltro, fa parte degli oltre cinquanta Paesi che riconoscono tanto il leader dell’opposizione venezuelana, Juan Guaido, come legittimo presidente della nazione latinoamericana quanto l’ambasciatrice da lui nominata, Maria Teresa Belandria, come rappresentante del governo di Caracas. La Belandria, però, è costretta a vivere in albergo e ad esercitare da li le sue funzioni dato che l’ambasciata venezuelana è sotto il controllo del diplomatico nominato da Maduro.

Brasilia e Washington condividono, senza dubbio, un interesse strategico comune: la dipartita del regime venezuelano e l’eliminazione di una minaccia geopolitica molto vicina. Questo obiettivo, però, è di non facile realizzazione: le pressioni esterne sul regime venezuelano non sono riuscite, sinora almeno, a far crollare l’impalcatura centrale che è piuttosto resistente.

Le prospettive

Sullo sfondo dei rapporti tra Brasile e Stati Uniti ci sono, poi, anche importanti legami economici.  Joe Semsar, sottosegretario del Dipartimento americano del commercio, ha riferito che le parti sono focalizzate sulla “costruzione delle fondamenta per un potenziale accordo di libero scambio”. Lo stesso Semsar ha poi aggiunto come Brasile e Stati Uniti stiano lavorando, da diversi anni, al fine di prevenire, ridurre e rimuovere le barriere che inibiscono il libero scambio  e come il potenziamento degli investimenti americani nella costruzione di infrastrutture brasiliane possa essere uno step intermedio che porti ad un’intesa. I due mercati interni delle nazioni in questione offrono potenzialità immense e pertanto un accordo di libero scambio potrebbe riuscire a creare una partnership commerciale molto forte e competitiva non solo a livello continentale ma anche globale. L’unica nube che potrebbe turbare questo scenario è rappresentata dall’eventualità di una vittoria del Partito Democratico alle consultazioni presidenziali di novembre 2020: le differenze ideologiche con Bolsonaro diverrebbero, a quel punto, piuttosto rilevanti e le basi della partnership potrebbero venire a mancare.

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