Allontanare i profili sospettati di collusione con il nemico o inefficienti e, al tempo stesso, blindare i fedelissimi nelle posizioni chiave. Volodymyr Zelensky sta lentamente facendo cambiare pelle all’Ucraina. La sua prima doppia mossa è coincisa con il licenziamento del capo dell’intelligence, Ivan Bakanov – per altro suo amico d’infanzia – e della procuratrice generale, Iryna Venediktova. Il repulisti interno si è reso necessario per assicurare che i ruoli chiave dello Stato – leggi: potere amministrativo, militare e giudiziario – siano coperti da personaggi fidati.

Tutto, ora, è concentrato in tre uomini che si conoscono da tanto e che condividono addirittura il loro posto di lavoro, al civico 11 di via Bankova, sede dell’Ufficio del presidente ucraino, nel cuore di Kiev. Una pessima notizia, ripete l’opposizione politica di Zelensky, unita e stretta attorno al governo nei momenti più bui della guerra, ma preoccupata adesso che l’Ucraina, ai loro occhi, sembra aver imboccato una strada ambigua e pericolosa. C’è addirittura chi ha paragonato i recenti movimenti politici ucraini alle dinamiche presenti nella famigerata serie televisiva House of Cards.

La piramide del potere ucraino

Da questo punto di vista, possiamo sintetizzare la nuova mappa del potere ucraino nell’immagine di una piramide. Nel gradino più alto c’è ovviamente Zelensky, il presidente che guida Kiev nella guerra contro la Russia, che dialoga incessantemente con il popolo attraverso l’utilizzo di media e social network e che incontra politici stranieri nel tentativo di chiedere ulteriore supporto economico e militare.

Sotto di lui troviamo Andriy Yermak, il capo dell’Ufficio del presidente, una sorta di ombra grigia di Zelensky, mentre nel gradino più basso del podio troviamo il vice di Yermak, l’avvocato Oleh Tatarov.

Premettendo che l’Ufficio del presidente costituisce una struttura che supporta Zelensky nelle sue decisioni, Taratov è il responsabile per le forze dell’ordine e per la giustizia. Come ha sottolineato Repubblica, la sua nomina del 2019 è stata accompagnata da numerose polemiche. Il motivo è semplice: il fidato uomo di Zelensky è al centro di una delicatissima indagine dell’Anticorruzione ucraina a causa di una mazzetta da quasi 3 milioni di dollari collegata ad un progetto immobiliare della Guardia Nazionale.

Lo scoppio della guerra ha sostanzialmente offuscato l’indagine che, per altro, su ordine scritto di un giudice della procura generale è stata trasferita all’agenzia che si occupa di servizi segreti, e che ha anche funzione di polizia giudiziaria.

I fedelissimi di Zelensky

Taratov è un fedelissimo di Zelensky. Così come uomini fidati sono i successori di Bakanov e Venediktova, rispettivamente sostituiti con Vasyl Malyuk all’SBU e Oleksiy Simonenko alla procura generale. Il primo è considerato un protetto del citato Taratov, il secondo è il giudice che ha firmato il trasferimento alla SBU dell’indagine relativa proprio a Taratov.

Piccola parentesi sul posto, ancora vacante, per guidare la Procura speciale anticorruzione. Si tratta di uno dei requisiti chiesti dall’Ue per accettare la domanda di ingresso dell’Ucraina in Europa. Ebbene, in teoria c’è un nome papabile, si tratta di Oleksandr Klimenko, votato a maggioranza ma mai insediatosi. Il motivo è semplice: Klimenko è il detective Anticorruzione che ha condotto l’indagine su Tararov e altri funzionari di Stato.

In Ucraina, dunque, si è creata la seguente situazione: Yermak e Taratov, fedelissimo di Zelensky, controllano procura generale e servizi segreti, Ufficio di investigazione dello Stato, Ufficio per la sicurezza economica e dipartimento della Polizia. Stiamo parlando, in sintesi, dell’intero organigramma che potrebbe accendere i riflettori su oscure dinamiche interne o indagare su funzionari corrotti.

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