Dopo un biennio di tumulti geopolitici, il 2023 sarà un anno quantomai complesso e innovativo per la politica estera italiana. A Giorgia Meloni il compito di traghettare l’Italia attraverso 6 meeting chiave che contribuiranno a consolidare o ridisegnare la postura italiana fra le grandi potenze.

Il G7 di Hiroshima

Dal 19 al 21 maggio, il Giappone ospiterà a Hiroshima il vertice del G7: una scelta affatto casuale: lì dove oggi si trova il Parco del memoriale della pace, tra le rovine del Genbaku Dome, il premier Fumio Kishida chiederà ufficialmente di abolire le armi nucleari nell’ambito del G7. Il summit a firma nipponica sarà anche l’occasione per ribadire l’indivisibilità di Euro-Atlantico e Indo-Pacifico in termini anche di sicurezza. Roma ambisce ad un ruolo di primo piano nel discorso, anche da un punto di vita “minilaterale”: Italia, il Regno Unito e il Giappone hanno infatti stretto un patto di collaborazione senza precedenti nel settore della difesa per lo sviluppo e la costruzione del caccia del futuro, un jet supersonico di sesta generazione destinato a sostituire l’attuale Eurofighter Typhoon (frutto della collaborazione tra Italia, Regno Unito, Germania e Spagna): il nuovo aereo da combattimento si chiamerà Tempest e dovrebbe essere operativo nel 2035, con l’avvio della fase di sviluppo nel 2024. Al di là delle specifiche tecniche del progetto, la portata innovativa di questo approccio è duplice: sancisce una volta per tutte l’idea di non concepire più lo spazio euroatlantico e quello pacifico come due realtà geopolitiche separate.

Nato e G20

A Vilnius, in Lituania, tra l’11 e il 12 luglio, si terrà invece il vertice Nato. L’incontro sarà l’occasione per ribadire l’impegno a raggiungere entro il 2028 l’obiettivo del 2% in spese militari. La conferenza stampa di fine anno della premier Meloni aveva già chiarito quali sono gli obiettivi italiani all’interno dell’Alleanza Atlantica: in primis, nessuno sconto, rebus sic stantibus, nei confronti di Mosca; alla domanda di una giornalista della Tass che auspicava una riconciliazione con Putin, Meloni è stata lapidaria: “Credo che le scelte che il governo di Mosca sta facendo non debbano ricadere sul popolo russo. Sono scelte di violazione del diritto internazionale: se la comunità internazionale dovesse accettarle, farebbero crollare l’intero castello della nostra costruzione giuridica globale. Il principio che la Russia vuole far passare, cioè che chi è militarmente più forte può invadere il suo vicino, è per noi inaccettabile”.

Nella seconda metà dell’anno, sarà poi la volta di vertici a più ampio spettro come il G20 di Nuova Delhi, il 9 e il 10 settembre. Il summit dello scorso novembre, aveva rappresentato il debutto di Meloni presso i grandi venti in quel di Bali: a margine dei lavori del G20, erano seguiti importanti meeting con il Primo Ministro del Canada Justin Trudeau, il Primo Ministro dell’Australia Anthony Albanese, il Primo Ministro dell’India Narendra Modi e il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping. Nella prima giornata, Meloni era intervenuta alle sessioni di lavoro “Food and Energy Security” e “Global health” per poi avere incontri bilaterali con il Presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, e il Presidente della Repubblica di Turchia, Recep Tayyip Erdoğan.

In quella sede, anche Xi Jinping, aveva ha invitato la premier a visitare la Cina (invito accettato). L’occasione era stata feconda per esprimere l’intenzione di promuovere gli interessi economici reciproci, anche nell’ottica di un aumento delle esportazioni italiane in Cina e auspicato la ripresa di tutti i canali di dialogo tra Pechino e l’Ue, anche in materia di diritti umani. In quell’occasione c’era stato anche spazio per il gelo con il presidente francese Emmanuel Macron sulla questione dei migranti e delle navi Ong dopo le tensioni tra Roma e Parigi. Uno strappo ancora tutto da ricucire.

Onu, Cop28 e Asean

Dal 12 al 30 settembre, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York costituirà un’altra prova importante per l’Italia. La sessione plenaria sarà indubbiamente dominata ancora dalla vicenda Ucraina, con la speranza di essere già al capitolo del dopoguerra. Sarà un 2023 Onu all’insegna della lotta alle diseguaglianze: l’Italia all’ONU nel 2023 promette di raddoppiare gli sforzi per ridurre le divisioni fra Nord e Sud del mondo e organizzerà una Conferenza umanitaria di alto livello sul Corno d’Africa, come dichiarato nel suo messaggio di fine anno l’Ambasciatore Maurizio Massari, Rappresentante Permanente d’Italia all’ONU , anticipando i principali settori e linee operative del lavoro dell’Italia alle Nazioni Unite per il 2023. Il tentativo sarà quello di promuovere il Paese come cerniera naturale con i Paesi dell’Africa, del Mediterraneo allargato, con il Sud globale. L’Italia sta soprattutto lavorando per il successo del Summit sugli SDGs (17 Obiettivi dell’Agenda 2030 ONU) che si svolgerà a settembre durante la settimana di Alto Livello. Nel 2023, soprattutto, proseguirà infine l’impegno italiano per una riforma delle istituzioni internazionali, a partire dal Consiglio di Sicurezza.

La Cop28 di Dubai, dal 30 novembre al 12 dicembre, sarà uno degli eventi internazionali più importanti di fine anno. Le attese sono numerose, ma le speranze davvero flebili. Il meccanismo Cop sembra ormai aver perso mordente e soffrire di tutta la limitatezza che parte del diritto internazionale possiede: la Cop 27 di Sharm el-Sheikh del novembre scorso è stata, infatti, edulcorata totalmente per via delle contingenze internazionali del momento. “L’Italia farà la sua giusta parte” aveva tuonato Meloni al summit egiziano. Ma il carrozzone Cop stenta a divenire azione, non fosse altro per quel famoso obiettivo sulle “responsabilità comuni, ma differenziate” sancito dall’articolo 3 della Convenzione sul clima, che dopo tre decenni ancora non mette d’accordo i principali paesi industrializzati del Pianeta.

La sua data non è ancora certa, ma il summit Asean 2023 sotto la presidenza dell’Indonesia, uscita rafforzata dalla guida del G20 nel 2022 e importante interlocutore dell’Italia negli ambiti di difesa e sicurezza, costituirà un’altra occasione per calibrari i nuovi percorsi internazionali di Roma. Gli sforzi italiani nell’area includono, infatti, l’identificazione e lo sviluppo di progetti cooperativi tangibili in vari settori, tra cui il patrimonio culturale e lo sviluppo sostenibile, la sicurezza informatica, la meccanizzazione agricola, lo sviluppo costiero e marittimo sostenibile, la protezione ambientale, il geotermico, il riciclaggio degli attrezzi da pesca, la meccanizzazione agricola, nonché Spazio e tecnologia intelligente. La partecipazione dell’Italia al vertice sarà fondamentale, intervenendo nell’area di competizione tra Washington e Pechino, ove l’Italia stenta a fare una scelta di campo tra atlantismo ed economia.

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