Sono ore febbrili per la diplomazia mondiale. I venti di guerra spirano sui confini dell’Ucraina e la tensione tra Russia e Stati Uniti ha raggiunto i livelli di guardia. Joe Biden ha dimostrato dall’inizio della sua residenza di avere abbracciato da subito una politica più assertiva nei confronti di Mosca. Quell'”assassino” rivolto a Vladimir Putin è diventato una sorta di annuncio di una nuova e pericolosa escalation diplomatica che non si vedeva dai tempi della Guerra fredda. E alle parole sono seguiti i fatti: gli Stati Uniti hanno colpito la Russia con le sanzioni e accelerato nella richiesta ai partner europei di una maggiore distanza dal vicino del Cremlino; la Russia, dal canto suo, ha mosso i militari al confine con l’Ucraina per evitare una ripresa delle ostilità nelle aree delle repubblica separatiste, mentre l’Fsb ha recentemente arrestato per spionaggio il console ucraino a San Pietroburgo.

L’approccio da Guerra fredda di Biden

Biden non sembra intenzionato a cedere sul fronte moscovita. La sua è una mentalità fortemente ancorata al sistema della Guerra fredda, a quei blocchi monolitici che dialogavano armi in pugno e senza esclusione di colpi. E l’impressione è che la rotta impostata per le relazioni con Putin sia più o meno quella dell’epoca precedente alla caduta del muro di Berlino. Massima pressione nei confronti della Russia e tensione che si sposta in Europa orientale. Una scelta che arriva in un momento particolarmente delicato anche sul fronte mediorientale. I negoziati con l’Iran stentano a decollare dopo l’escalation avviata tra la Repubblica islamica e Israele, e questa tensione rischia di far naufragare i fragili colloqui di Vienna per il programma nucleare iraniano.

L’impero americano prova comunque a dialogare, a suo modo, con quello russo. E da Mosca, nonostante i normali segnali di sfida verso l’Occidente, arrivano anche interessanti messaggi di distensione. Per esempio nessuno finora ha negato validità all’invito di Biden di un vertice russo-americano in un paese terzo. Sergei Lavrov, il potente ministro degli Esteri russo, ha parlato in conferenza stampa dell’idea del presidente statunitense definendola “positiva”. E ha confermato che il governo russo “sta studiando i vari aspetti di questa iniziativa”. C’è quindi la voglia di aprire un canale di dialogo nonostante le tensioni. E la dimostrazione potrebbe essere, da parte americana, il fatto che le navi Usa hanno rinunciato a passare il Bosforo mentre la Russia lanciava un’esercitazione nel Mar Nero. Segnali di dialogo in un intricato sistema diplomatico che ricorda un incontro di pugilato in cui al rispetto delle regole si affianca un pericoloso aumento delle tensioni (e dei colpi inferti).

La diplomazia Ue in mano a Francia e Germania

Lo scontro “alle porte di Mosca” attiva inevitabilmente la diplomazia europea. In particolare quella dell’asse franco-tedesco, che è da sempre inserito nel contesto degli accordi sull’Ucraina. I cosiddetti accordi di Minsk. Il presidente francese, Emmanuel Macron, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky hanno espresso in un incontro video la loro preoccupazione per quanto sta avvenendo al confine tra Ucraina e Russia, chiedendo il prima possibile l’inizio di una de-escalation e il ritiro dei militari russi dalla frontiera di Kiev. La via dei negoziati prosegue senza sosta, anche se tutto dipenderà da quel filo diretto e fragile che si è instaurato tra le capitali delle due verse superpotenze in lotta. Russia e Stati Uniti. Germania e Francia, attive in questo campo ma fondamentalmente incapaci di orientare davvero i destini europei autonomamente, si baseranno in ogni caso su quanto deciso a Washington. E questo nonostante sia Macron che Merkel siano critici nei confronti del sistema Nato (il presidente francese parlava di “morte cerebrale”) sia dell’ombrello Usa (la cancelliera tedesca deve subire il blocco di Nord Stream 2 proprio per questo motivo).

Quanto sta accadendo in queste ore in Europa orientale deve comunque farci riflettere. Biden e Putin si cercano in un costante dialogo fatto di escalation militari e tensioni diplomatiche. Dialogano e sembrano soprattutto disinteressati ad ascoltare i consigli degli europei. E questo vale soprattutto per quanto riguarda gli Stati Uniti, che hanno dimostrato di non avere alcuna intenzione di smorzare i toni con la Russia dando quindi ossigeno alle relazioni tra Mosca e Stati europei. La pressione della Casa Bianca è costante e senza possibilità di marce indietro: e questo lo si nota anche da come Macron e Merkel hanno reagito alle richieste ucraine. I due leader dell’asse franco-tedesco si trovano a essere interlocutori necessari per il nodo ucraino al pari di quello iraniano. Ma questa condizione di Parigi e Berlino è un qualcosa che non è particolarmente amato da Washington, che ormai sa che sull’Europa non può fare completamente affidamento sia perché non parla a una sola voce, sia perché con la Russia ha una necessità di confronto totalmente diversa dall’approccio manicheo americano.

L’assenza della diplomazia Ue

C’è però un altro punto su cui riflettere. Perché se è vero che la diplomazia mondiale si è attivata e con essa anche quella europea, di certo non si è attivata quella dell’Unione europea, ferma al palo dopo alcune pessime mosse di Josep Borrell ma soprattutto dopo lo “schiaffo” di Ankara. Pensiamo alle ultime attività delle alte personalità europee: non c’è un momento in cui queste situazione abbiano acuto come protagonista l’Europa in quanto istituzione europea unitaria. Macron e Merkel dialogano con le grandi potenze sul nodo russo e quello del nucleare italiano. Mario Draghi si è scontrato da solo in singolar tenzone con Recep Tayyip Erdogan dimostrando di giocare una partita in solitaria per avere gli Usa dalla sua parte nel Mediterraneo.

Lo stesso premier greco, Kyriakos Mitsotakis, ha avviato la sua penetrazione in Libia per fermare l’avanzata turca. Nel frattempo il mondo dell’Anglosfera, ormai sganciato totalmente da Bruxelles, si muove da solo rafforzando la Global Britain e la proiezione di forza americana. E l’Unione europea appare sempre più come una scatola vuota in cui il massimo dell’espressione è dato da una sedia mancante e dall’imbarazzo mostrato ad Ankara. Le istituzioni Ue si sono concentrate su un divano mentre il mondo si incendiava alle porte d’Europa. E il confronto tra Unione europea e attività dei suoi Stati membri appare a questo punto impietoso. Dimostrando una pressoché totale dissociazione tra politiche estere di singoli Stati e la presunta agenda europea di cui la Commissione europea dovrebbe farsi interprete e che invece latita continuamente.

Francia, Germania e Italia si muovono ormai in ordine sparso e giocando la partita di chi avrà l’appoggio americano o la leadership su un continente reso sempre più fragile. Gli Stati Uniti, che da tempo hanno messo la parola “fine” all’Unione europea con rapporti praticamente azzerati se non mantenuti in vigore grazie alla Nato, hanno fatto capire di avere interesse a mantenere le partnership con i singoli paesi ma non con l’Ue in quanto tale. Mentre la Russia, dal canto suo, ha espressamente detto che i rapporti con Bruxelles sono praticamente nulli, confermando in questo senso la linea americana di un dialogo con i singolo Stati membri. L’Ue, dal punto di vista diplomatico, è stato completamente soppiantata dai singoli governi. Mentre le potenze esterne, in fin dei conti, sembrano già aver cantato il de profundis di un esperimento nato come frutto della Guerra fredda e che rischia di essere soggiogato proprio dall’esplosione di questo nuovo grande momento di tensione tra Russia e Stati Uniti.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.