Dopo l’approvazione delle sanzioni economiche nei confronti della Russia in seguito all’escalation politica e militare della crisi ucraina, e la conseguente risposta di Mosca nei confronti dei Paesi occidentali, il Cremlino ha iniziato a guardare a nuove vie di sviluppo per una economia messa sotto stress dal crollo del prezzo degli idrocarburi, la drammatica svalutazione del rublo – e la galoppante inflazione -, e la carenza di beni di consumo a buon mercato sugli scaffali dei supermercati.

A partire dalla metà del 2015 il governo russo ha optato per una ristrutturazione del sistema economico nazionale, del quale si evidenziavano le grosse carenze nei settori primario ed industriale a più livelli, che rendevano il Paese fortemente dipendente dalle importazioni, motivo che aveva reso l’Italia uno dei maggiori partner commerciali di Mosca. All’inizio i provvedimenti del Cremlino erano orientati verso la concessione di incentivi economici e sgravi fiscali per i cittadini russi intenzionati ad avviare attività economiche entro i propri confini. Tuttavia tale provvedimento non sembrava aver riscosso particolare successo, motivo per cui la strategia dell’import substitution ha visto una rimodulazione nello share delle quote della nuova economia nazionale: cittadini russi e stranieri, tramite persone giuridiche russe, hanno ora la possibilità di introdurre investimenti stranieri diretti a sviluppare nuovi business in Russia.

Il Paese che sembra averne giovato maggiormente è la Cina, con cui la Russia condivide ben 3000km di confini, molto porosi in seguito alla liberalizzazione degli anni ’80, dove addirittura vi sono delle aree in cui circola liberamente sia il rublo che il renminbi. Inoltre, Pechino e Mosca sono al lavoro per l’avvio di due nuove importanti rotte commerciali navali, la Primorye-1 e Primorye-2, che vedranno protagonista il Porto Libero di Vladivostok, il più grande dell’estremo oriente russo. A cementare le relazioni economiche tra Cona e Russia anche la realizzazione del gasdotto “Sila Sibiri” (forza della Siberia), che trasporterà ben 38 miliardi di metri cubi di gas naturale verso Pechino.

Il cosiddetto “Pivot-to-Asia” della Russia post-Maidan si concentra, dunque, sullo sviluppo dell’Estremo Oriente del Paese.

Un’area che si estende per oltre un terzo della superficie totale del paese, abitato soltanto da 6,2 milioni di abitanti, equivalenti a meno del 5% dell’intera popolazione russa. L’intensificazione dei rapporti economico-commerciali tra Mosca e i partner asiatici, tra cui Cina, Corea del Sud, Giappone, Vietnam e India, richiede dunque la necessità dell’ammodernamento e, in alcuni casi, la realizzazione ex-novo di infrastrutture per i trasporti e per l’energia, in aree spesso climaticamente molto complicate.

La nuova campagna orientale del governo russo, comprende, tra le altre, una politica di ripopolamento di molte aree della Kamchatka, della Chukotka (che gode di un regime visa-free con l’Alaska), del territorio di Khabarovsk, il territorio di Primorye (che include il Porto Libero di Vladivostok), la regione di Sakhalin e dell’Amur che, secondo le previsioni miste ad aspettative del governo di Mosca, dovrebbero arrivare a 8,5 milioni di abitanti per l’anno 2030. Un provvedimento del presidente Putin ha infatti avviato la distribuzione di appezzamenti di terra, fino ad un ettaro di estensione, affinché si potessero avviare nuove attività economicamente profittevoli, dall’agricoltura all’industria e al turismo. Ad oggi sono pervenute al Ministero per lo sviluppo economico dell’Estremo Oriente circa 100mila domande, di cui poco più di 26mila sono state evase.

A ciò contribuisce la creazione di quattro tipologie di Zone Economiche Speciali (ZES), dove l’installazione di attività economiche viene agevolata da una semplificazione burocratica e una tassazione inferiore in fase di start-up. I rapporti tra Russia ed Asia, in un periodo di tensione con l’Occidente, dunque si intensificano, spostando il baricentro degli interessi economici ancor più ad Est.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.